Si avvicina l’appuntamento di Madrid che vedrà impegnata la redazione di Help Consumatori nel seguire i lavori del seminario CESE che si svolgerà dal 23 al 24 novembre. Quest’anno giornalisti, rappresentanti della società civile, esperti di nuovi media e accademici discuteranno del ruolo della società civile europea nel mondo globalizzato della comunicazione. La discussione si concentrerà soprattutto sui social media e sulla vera e propria rivoluzione che hanno portato nel sistema della comunicazione, non solo privata anche giornalistica e istituzionale, che ha portato all’esacerbarsi di fenomeni associati come, ad esempio, i vari populismi e le fake news.

A risentire delle conseguenze di una comunicazione frettolosa, non verificata adeguatamente, sempre più schiava della logica del profitto e non della necessità di informare in modo corretto, sono praticamente tutti coloro che vengono a contatto con il mondo delle news: singoli cittadini, istituzioni governative nazionali ed internazionali, settori specifici come la scienza, l’ambiente, la medicina vedono traballare le loro più solide convinzioni sotto il potere generato da un link, non accreditato, con migliaia di like che le controverte.

In questo contesto generale, anche l’Unione europea non fa eccezione e da tempo risente di una forte ondata di scetticismo che, fomentata da nazionalismi e populismi interni ai singoli Stati membri, sta provocando una certa instabilità nella fiducia attribuita dai cittadini alle istituzioni europee.

Lo si è visto nel giugno del 2015, con il referendum in Gran Bretagna che ha deciso la defezione di uno degli Stati più importanti dell’Unione. Allo stesso tempo, però, la Brexit ha evidenziato due diversi atteggiamenti: quello della parte più adulta della popolazione che in maniera compatta ha votato a favore dell’allontanamento dall’Ue, e quella dei giovani che, al contrario, continuano a vedere i benefici di restare nell’Unione.

Un recente sondaggio condotto dalla Bertelmann Stiftung nei sei paesi europei notoriamente più scettici riguardo all’Unione (Austria, Germania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), ha mostrato che i giovani europei, non soltanto britannici, non sembrano essere influenzati dalla retorica anti- europeista e la loro approvazione è un buon segno di incoraggiamento nell’anno del sessantesimo compleanno dell’Ue.

La pace è vista come il beneficio principale derivante dall’integrazione e ciò in contrapposizione con l’idea che i giovani siano più interessati alle questioni economiche rispetto a quelle valoriali.

Per i giovani europei, viaggiare senza bisogno di mostrare un passaporto al confine con un altro Stato dell’Unione è dato per scontato, per questo motivo non indicano la libertà di movimento nelle loro risposte.

Tuttavia, se si prendono in considerazione i giovani abitanti dei paesi cosiddetti Visegrad, ossia quelli collocati nell’Europa dell’Est, si può notare che sebbene concordino con i loro coetanei tedeschi o austriaci sul beneficio della pace garantita dall’Unione, la maggior parte di essi non condivide l’idea di dover aiutare chi fugge da guerre e oppressione.

Ne consegue che i giovani provenienti da paesi che hanno rifiutato di accettare rifugiati e non hanno molta esperienza con gli immigrati sono più scettici nei loro confronti rispetto a chi, come austriaci o tedeschi, hanno più dimestichezza con gli stranieri.

@ELeoparco


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