Incendi boschivi, nel 2025 oltre 1 mln di ettari in fumo nella Ue (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Quest’anno oltre 1 milione di ettari sono bruciati nella Ue. Il 2025 è già il peggiore degli ultimo venti anni per gli incendi boschivi in Europa. I danni sono stati enormi in diversi paesi europei. E l’Italia è fra i paesi più colpiti: ha registrato il maggior numero di grandi incendi. La crisi climatica facilita e alimenta gli incendi boschivi più estremi, per l’impatto della siccità e delle ondate di calore.

Il WWF denuncia quanto il 2025 sia già diventato l’anno peggiore degli ultimi due decenni per la diffusione e l’intensità degli incendi boschivi. E sottolinea quanto sia fondamentale la prevenzione. Un documento a firma WWF e BirdLife invita i governi europei a passare “da un approccio focalizzato sulla gestione dell’emergenza a un approccio proattivo basato sulla prevenzione e integrato alla gestione del territorio”.

Mega incendi difficili da domare

L’Italia è il paese che nel 2025 conta il più alto numero di grandi incendi, con roghi superiori ai 30 ettari. Secondo dati Copernicus sono stati 532, una media di circa due al giorno nel 2025. Le fiamme hanno percorso 77 mila ettari, un territorio oltre quattro volte più grande della città di Milano, soprattutto aree boschive e nel sud-Italia. Anche quest’anno, oltre la metà dei roghi è stata di origine dolosa. Aumenta, in Italia e negli altri Paesi, non tanto il numero dei roghi quanto la loro estensione media, con sempre più mega-incendi difficili se non impossibile da domare.

Europa in fumo

L’Europa quest’anno ha già vissuto una stagione di incendi boschivi senza precedenti. Ci sono stati circa 1800 roghi e sono andati in fumo oltre 1 milione di ettari di territorio, una superficie quattro volte superiore rispetto al 2024 e tre volte la media degli ultimi vent’anni, pari a quella della regione Basilicata.

Fra i paesi più colpiti ci sono Spagna, Portogallo, Grecia, Italia e i Balcani. In Spagna è stata l’annata peggiore degli ultimi trent’anni, con danni record – situazione analoga in Grecia con i danni peggiore degli ultimi vent’anni. In rapporto alla superficie totale del Paese sono stati invece Portogallo e Cipro ad averne la peggio, con rispettivamente il 3% ed il 2,3% del Paese andati in fumo.

Gli incendi hanno conseguenze enormi. Provocano danni ad habitat naturali e biodiversità, specialmente quando i roghi colpiscono le aree protette. Costringono all’evacuazione decine di migliaia di persone. Causano danni a proprietà private ed agricole per miliardi di euro, decine di vittime ed ingenti emissioni in atmosfera. Oltre al PM2.5, quest’anno si sono registrate le più alte emissioni annuali da incendi boschivi di CO2 in diversi Paese (38 milioni di tonnellate quest’anno in Ue). Questo accelera la crisi climatica in un circolo vizioso infinito.

L’impatto della crisi climatica

Gli incendi infatti stanno cambiano proprio per la crisi climatica. Ondate di calore prolungate e siccità improvvise rendono la vegetazione più secca e più facilmente combustibile, facilitando così lo sviluppo di fiamme incontrollabili e amplificando il rischio di incendio boschivo.

Secondo un recente studio del World Weather Attribution, spiega il WWF, “il cambiamento climatico ha aumentato di circa 40 volte la probabilità e del 30% l’intensità delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi boschivi, come quelli dell’ultima estate. In questo senso, il bacino del Mediterraneo si conferma una delle aree più vulnerabili e a maggior rischio. A ciò si aggiungono altri fattori che rendono il territorio più vulnerabile agli incendi, come l’abbandono delle aree rurali con conseguente accumulo della vegetazione combustibile, e le sempre più diffuse zone di interfaccia tra urbano e natura”.

Le misure di adattamento alla crisi climatica non tengono il passo. Si fa poco per prevenire i danni. A oggi i governi dei Paesi dell’Ue, secondo Eurostat, stanziano in media lo 0,5% del bilancio per la protezione dagli incendi.

Un recente documento a firma WWF e BirdLife evidenzia quali sono le priorità per affrontare efficacemente la crisi degli incendi boschivi nell’UE partendo dalla prevenzione: la protezione di habitat naturali che possono fungere da fasce tagliafuoco naturali come le aree umide, il ripristino degli ecosistemi naturali e il ripopolamento di specie in grado di consumare il combustibile vegetale in eccesso, una gestione forestale più vicina alla natura e pratiche agro-pastorali biologiche che consentono di rendere territorio e le foreste più resistenti e resilienti agli incendi boschivi. Non meno importante è il coinvolgimento delle comunità che vivono il territorio.

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