Inflazione e famiglie, crescono le disuguaglianze e le rinunce (foto: pexels-gustavo-fring)

Inflazione e famiglie, crescono le disuguaglianze e le rinunce

L’inflazione aumenta le disuguaglianze. Pesa di più sulle famiglie meno abbienti, costrette a diverse rinunce e a cambiamenti negli acquisti: si tagliano anche le spese per carne e pesce, per la visite specialistiche non urgenti e per la prevenzione. L’analisi di Federconsumatori e la top 20 dei rincari alimentari dell’UNC

L’inflazione aumenta le disuguaglianze. Crescono le rinunce cui le famiglie sono costrette e si aggrava il disagio economico. I prezzi in aumento, specialmente quelli alimentari, incidono sulle famiglie con minore capacità di spesa e fa cambiare le abitudini di consumo.

È semplice: si cerca di risparmiare. Le famiglie lo fanno tagliando i consumi di carne e pesce (meno 16%, dice Federconsumatori) e cercando le verdure più convenienti e le offerte last minute. Lo fanno anche riducendo la spesa per la salute e la prevenzione. L’analisi di Federconsumatori sulla base degli ultimi dati Istat sull’inflazione, e soprattutto su quanto l’aumento dei prezzi abbia un peso diverso sulle famiglie più povere, evidenzia la crescita delle disuguaglianze e il peso dei rincari sui budget meno consistenti.

Inflazione, più 8% a giugno. Per le famiglie meno abbienti è più 9,8% (fonte foto: pixabay)

L’inflazione e le famiglie, dove si taglia

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre dell’anno l’inflazione accelera per le famiglie meno abbienti al 9,8%, mentre per i nuclei più agiati aumenta del +6,1%.

«Questo non fa che accrescere ulteriormente le disuguaglianze e le disparità nel nostro Paese», commenta Federconsumatori.

La forte crescita dei prezzi dei beni, specialmente quelli del comparto alimentare, incide fortemente sulle famiglie con meno capacità di spesa. Ecco perché la dinamica inflattiva non fa che ampliare le differenze sociali ed economiche. L’aumento dei prezzi, e il diverso impatto che ha sulle famiglie, si ripercuote poi sulle abitudini di consumo delle famiglie, costrette a risparmiare e a tagliare su tutto. Le vacanze, certo, e i pasti fuori casa, ma soprattutto gli acquisti alimentari e le spese per la salute e la prevenzione.

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori segnala gli squilibri nel termometro dei consumi. Accade così, dice l’associazione, che diminuisca di oltre il 16% il consumo di carne e pesce (visti i forti rincari in parte motivati dai maggiori costi sostenuti per l’allevamento e per la pesca) e quando si acquistano questi prodotti si opta per tagli e specie meno pregiate. Le famiglie scelgono verdure e ortaggi più economici, ricorrono alle offerte e ai banchi “last minute” con i prodotti più vicini alla scadenza.

Altri comportamenti: si evitano sempre più spesso pranzi e cene fuori casa; molti usano di più i mezzi pubblici contro il caro carburanti; le famiglie che possono concedersi di partire per le vacanze scelgono soluzioni low cost, cercando ospitalità presso amici e parenti o prenotando fuori stagione, o riducono la durata del proprio soggiorno.

Diminuiscono anche le spese per la cura della persona e si cercano i prodotti più economici.

I comportamenti di risparmio arrivano alla salute: le famiglie tagliano sulle spese, sulle visite specialistiche non urgenti e sulle cure odontoiatriche, ma soprattutto si taglia sulla prevenzione.

«Modifiche e rinunce che segnano un vero e proprio cambio di passo nei consumi e che determinano un netto peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie, non solo di quelle meno abbienti – commenta Michele Carrus, presidente di Federconsumatori – Tali comportamenti, infatti, riguardano sempre di più anche il ceto medio, a testimonianza della progressiva e allarmante estensione dell’area del disagio. Ciò si ripercuote negativamente sulla domanda interna complessiva, alimentando il rischio di una decrescita economica».

L’associazione chiede dunque di mettere fine alla crisi di governo «per poter adottare al più presto misure urgenti per sostenere la crescita e contrastare le disuguaglianze economiche e sociali».

I prodotti alimentari che rincarano di più

Solo sul versante dei prodotti alimentari, per esempio, le famiglie devono affrontare un aumento dei prezzi che si spalma dagli ingredienti ai prodotti della cucina mediterranea. Aumentano i prezzi dell’olio diverso da quello di oliva, del burro, della farina, come quelli della pasta, dei pomodori, della frutta, del pollame. Anche di pane e uova.

La classifica dei prodotti alimentari che più rincarano, tracciata dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati Istat, evidenzia che il record dei rialzi su base annuale spetta all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 68,7% rispetto a giugno 2021. Al secondo posto il Burro a più 28,1%. Al terzo posto per i rincari il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca e secca) che lievita del 22,6%.

Seguono la Farina (+20,6%), i Pomodori che costano il 19,4% in più su base annua, le Pesche (+18,4%). Aumentano anche le Pere (+17,2%), i Meloni e i cocomeri (+16,1%). La carne che più rincara è il Pollame (+15,1%)

Nella top 20 ci sono anche il riso con +13,6%, il pane confezionato e le uova, entrambi a +13,3%, i gelati a +12,8%, in ultima posizione il latte conservato con +11,9%. Fuori dalla classifica dei 20 rincari più alti si segnalano vegetali freschi con +11,7%, frutta fresca +10,8% e pane fresco +10,5%.

Considerando l’insieme dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, dice l’Unione Nazionale Consumatori, l’inflazione al 9% di questa divisione si traduce, per una coppia con due figli, in una batosta pari a 692 euro; 625 euro per una coppia con 1 figlio; 508 euro per una famiglia media; 827 euro per una coppia con 3 o più figli.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

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