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Lievito di birra scomparso dai supermercati

“In principio fu la mascherina. Poi venne il tempo dell’Amuchina e dei disinfettanti per mani e superfici. Ma non era ancora finita. La paura del contagio era tanta e la gente finì le scorte di guanti monouso e di carta igienica. Quest’ultima fu presa d’assalto soprattutto dalle genti del Nord Europa e degli Stati Uniti. In Italia invece avvenne un fatto strano: negli scaffali dei supermercati, giorno dopo giorno, un altro bene di “prima necessità” cominciò a scarseggiare seminando il panico tra la popolazione. Il lievito di birra!

Forse è così che tra qualche anno racconteremo a nipoti e pronipoti la triste storia del Coronavirus e della lunga quarantena che il nostro Paese sta vivendo in questo momento, mescolando la drammatica realtà ad un pizzico di ironia e qualche battuta. In fondo, ciò che contraddistingue gli italiani, è da sempre la capacità di trovare il lato positivo delle situazioni e saperlo sfrutttare al meglio per risalire la china.

E in parte lo vediamo già in questi giorni. Restare a casa sta facendo riscoprire vecchie e nuove passioni, tra cui l’arte di preparare i cibi da sè. Niente più take away, quindi, ma sempre più spesso pizza, biscotti, brioche e pane “homemade” che hanno messo a dura prova le scorte di lievito di birra dei supermercati di tutta Italia.

Cos’è il lievito di birra

Ma che cos’è il lievito di birra? I preziosissimi cubetti di lievito di birra si chiamano così proprio perché sono ricavati dal residuo della fermentazione della birra. Si ottiene attraverso la fermentazione dei Saccharomyces Cerevisiae, che sono dei microrganismi micotici (funghi unicellulari) che vengono coltivati e fatti fermentare in appositi fermentatoi. In commercio lo troviamo nella forma fresca in cubetti da 25 g nel banco frigo, oppure in polvere in bustine. L’unica differenza tra i due è la durata e il modo di utilizzo: il lievito fresco si scioglie in acqua o latte, mentre quello disidratato può essere aggiunto direttamente agli ingredienti secchi.

Sostituire il lievito di birra è possibile

Se anche voi avete qualche difficoltà a reperire quello che è diventato a tutti gli effetti un bene primario, vi proponiamo una lista di possibili alternative. Sul risultato non garantiamo con certezza perché alcune opzioni non abbiamo ancora avuto modo di testarle ma, nel caso, fateci sapere voi che risultati avete avuto.

 

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Pane, pizza e brioche con il lievito di birra

Pasta madre

Partiamo dal più complicato da realizzare e conservare nel tempo: la pasta madre. La ricetta per ottenerla è relativamente semplice: basta farina, acqua e un attivitatore della fermentazione (frutta, uvetta, yogurt). Armatevi di pazienza, però: vi serviranno giorni prima di poter infornare il vostro primo impasto ottenuto con la pasta madre. In alternativa, se avete un fornaio di fiducia, potete chiedergli di procurarvene un po’, e a voi toccherà solo fare i rinfreschi periodici (che dovete fare anche con il lievito madre fatto da voi). Anche questa operazione richiede pazienza e costanza.

Per fare i rinfreschi servono 50 g di lievito, 50 g di farina e 25 g di acqua e si impasta fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Si trasferisce l’impasto in un vaso di vetro alto e coperto da una pellicola trasparente. Segnate il livello dell’impasto con un pennarello. Quando sarà raddoppiato sarà pronto. Quando fa caldo ci vuole meno tempo per il raddoppio, mentre con il freddo bisogna aspettare di più. L’aspetto ideale è soffice, con delle bolle, appiccicoso e dall’odore leggermente acidulo.

Bicarbonato di sodio

Di gran lunga più semplice da reperire ed utilizzare è il bicarbonato di sodio. Per usarlo come sostituto del lievito basta unirlo a sostanze come aceto di mele, yogurt, limone o latte. Si genererà così una reazione chimica in grado di fare aumentare di volume gli impasti. L’unica accortezza è che occorre infornare subito perché altrimenti l’effetto svanisce.

A tutta birra!

La birra con tanta schiuma può sostituire il lievito negli impasti. La birra va aggiunta gradualmente: 150ml sono la dose ideale per  250 gr di farina, 100 ml di acqua e 2 cucchiai di olio. Aggiungere alla fine il sale all’impasto, far riposare qualche ora e procedere alla cottura.

Cremor tartaro

Il nome è “strano” e complicato ma l’effetto è garantito (almeno per i dolci). Il cremor tartaro è un sale di potassio dell’acido tartarico estratto dall’uva o dal tamarindo che viene usato in associazione al bicarbonato di sodio e si “attiva” in presenza di acqua: in questo modo la sua leggera acidità sviluppa, per reazione, anidride carbonica gassosa e permette quindi di far lievitare i dolci. Si vende in polvere in bustine, può essere utilizzato da solo o assieme al lievito per dolci.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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