Migranti ambientali, fenomeno in crescita. Anche in Italia l’immigrazione è sempre più climatica (foto: cimitero delle barche, pixabay)

Migranti ambientali, fenomeno in crescita. Anche in Italia l’immigrazione è sempre più climatica

Aumenta il numero di migranti ambientali nel mondo. Secondo la Banca mondiale, entro il 2050 potrebbero esserci 220 milioni di migranti ambientali. E anche in Italia l’immigrazione è sempre più “climatica”: le persone arrivano da paesi colpiti da alluvioni e siccità. Anticipazione del dossier IDOS

Cresce il numero di migranti ambientali nel mondo. Quanti siano è difficile da sapere, anche perché ai migranti forzati per cause climatiche non viene riconosciuto lo status di rifugiato. Ma il numero di migranti ambientali nel mondo è in crescita, frutto della crisi climatica e dei disastri ambientali che costringono le persone a fuggire. Secondo la Banca mondiale, entro il 2050 i migranti ambientali potrebbero arrivare a 220 milioni di persone.

E anche l’immigrazione in Italia è sempre più “climatica”, evidenzia un’anticipazione del Dossier Statistico Immigrazione 2022, a cura di IDOS, che verrà presentato nei prossimi giorni. Nel 2021 infatti i primi paesi di origine dei migranti arrivati in Italia sono fra quelli più colpiti da siccità e alluvioni. Sui migranti ambientali ha un impatto negativo la guerra in Ucraina con la conseguente guerra del grano che minaccia la sicurezza alimentare dei paesi dipendenti dai flussi che arrivano da Ucraina e Russia.

«Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale si saldano e la migrazione diventa l’unica strategia di adattamento per chi non ha altra alternativa che fuggire dalla povertà in tutte le sue forme – dice il presidente di IDOS, Luca Di Sciullo – Non basta evitare i conflitti per risolvere la questione delle migrazioni forzate; è anche necessario imparare a convivere in maniera più sostenibile con il nostro pianeta, rovesciando l’attuale modello di sviluppo e ragionando concretamente sul diritto a migrare».

Migranti e impatto della crisi climatica

IDOS ricorda il quadro generale delle migrazioni: in tutto il pianeta 1 persona su 78 è costretta a lasciare la propria abitazione. Alla fine del 2021, il mondo contava 89,3 milioni di migranti forzati, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, arrivati a superare la soglia dei 100 milioni dopo l’invasione russa dell’Ucraina dello scorso 24 febbraio.

«A questi si aggiungono i migranti forzati per cause climatiche, il cui numero resta per lo più non dichiarato, visto che in Italia e in Europa ai migranti climatici in quanto tali non viene riconosciuto lo status di rifugiato», spiega IDOS.

Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), negli ultimi 15 anni i disastri naturali sono stati la causa principale della maggior parte degli sfollamenti interni. Solo nel 2021 sono stati registrati 23,7 milioni di nuovi sfollati per cause ambientali, contro i 14,3 milioni prodotti dai conflitti. Tra i Paesi più colpiti ci sono Cina, Filippine e India.

Secondo la Banca mondiale, entro il 2050 ci potrebbero essere 220 milioni di migranti ambientali nel mondo. È un fenomeno difficile da “misurare” anche perché non c’è un’adeguata tutela internazionale per chi fugge dal proprio paese a causa della crisi climatica e dei disastri naturali amplificati dal cambiamento climatico.

Ci sono poi paesi e persone più fragili di altri.

«Gli sfollati del clima sono invisibili per la legge, ma già presenti anche nei Paesi ad alto reddito, come quelli europei. Va però sottolineato che l’impatto del cambiamento climatico non è uguale per tutti – ricorda IDOS – Una maggiore vulnerabilità può essere ricondotta sostanzialmente a tre fattori principali: geografico, ossia vivere in aree più fragili e maggiormente esposte agli effetti del riscaldamento globale; socio-economico, legati all’assenza di risorse e servizi, all’incapacità di adattarsi o prevenire gli impatti della crisi climatica-ambientale; fisiologico, connesso alle specificità di singole categorie (bambini, donne, anziani). In sintesi, a essere colpiti sono soprattutto i Paesi poveri e i poveri che vivono nei Paesi ricchi».

 

 

Migranti ambientali, Legambiente: offrire protezione alle comunità più vulnerabili
Migranti ambientali, Legambiente: offrire protezione alle comunità più vulnerabili (Fonte immagine: Pixabay)

 

L’immigrazione in Italia è sempre più “climatica”

Anche in Italia l’immigrazione è sempre più “climatica” e gli immigrati arrivano da paesi dove l’impatto della crisi climatica è forte. Se si guarda infatti ai flussi migratori diretti verso l’Italia, evidenzia l’anticipazione del dossier IDOS, le nazionalità dichiarate dai migranti sono riconducibili ai Paesi che maggiormente stanno soffrendo la pressione del cambiamento climatico.

Nel 2021 tra i primi Paesi di origine ci sono Tunisia, Egitto, Bangladesh, Afghanistan, Siria, Costa d’Avorio, Eritrea, Guinea, Pakistan e Iran. Sono fra l’altro Paesi dipendenti dal grano russo e ucraino, e aree del mondo allo stremo per la siccità intervallata da alluvioni, per l’innalzamento delle temperature medie e per le conseguenti carestie che stanno affamando decine di milioni di persone.

Migrazioni e sfollamenti derivano dai conflitti e dalle guerre e dall’impatto che queste hanno, come accade anche con la guerra del grano e dei cereali che si è scatenata dal conflitto in Ucraina e rischia di peggiorare la già difficile sicurezza alimentare in diversi paesi del mondo, ricorda ancora IDOS. La dipendenza dal grano che viene da Russia e Ucraina insieme alla crisi climatica minaccia così di aumentare la spinta migratoria che arriva dal Mediterraneo del Sud, da Medio Oriente, Africa settentrionale e subsahariana.


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Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

1 thought on “Migranti ambientali, fenomeno in crescita. Anche in Italia l’immigrazione è sempre più climatica

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