Migranti ambientali, Legambiente: offrire protezione alle comunità più vulnerabili

Migranti ambientali, Legambiente: offrire protezione alle comunità più vulnerabili (Fonte immagine: Pixabay)

Migranti ambientali, Legambiente: offrire protezione alle comunità più vulnerabili

Legambiente presenta il dossier “Migranti ambientali, gli impatti della crisi climatica”: nel mondo oltre il 40% della popolazione vive in contesti di estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Entro il 2050 216 milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi

Nell’ambito della campagna “Puliamo il Mondo“, e alla vigilia della Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre, Legambiente presenta i dati del dossier Migranti ambientali, gli impatti della crisi climatica”, per “ricordare che nel mondo esistono popolazioni e gruppi sociali più fragili – spiega l’Associazione ambientalista – che pagano il prezzo più alto della crisi climatica: persone con limitato accesso a servizi e risorse o che vivono in uno stretto rapporto di sussistenza socioeconomica con il territorio circostante”.

Migranti ambientali, lo scenario globale

Secondo i dati dell’IPCC (report “Climate Change 2022: Impacts, Adaptation & Vulnerability” ) – riportati dall’Associazione ambientalista – oltre il 40% della popolazione mondiale (tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di persone) vive in contesti di “estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici”. Sono ben 127 i rischi che riguardano gli insediamenti, le infrastrutture, l’economia, le strutture sociali e culturali, la sicurezza idrica e alimentare, la salute e il benessere degli individui, gli sfollamenti e le migrazioni.

Tra le macroregioni più a rischio l’Africa occidentale, centrale e orientale, l’Asia meridionale, l’America centrale e meridionale, i piccoli stati insulari in via di sviluppo e l’Artico: in queste aree, tra il 2010 e il 2020 la mortalità umana a causa di eventi estremi come inondazioni, tempeste e siccità è stata 15 volte superiore rispetto alle regioni che presentano una minore vulnerabilità .

Crescono, inoltre, le migrazioni a causa della crisi climatica. Nel mondo, a fine 2021, sono 89 milioni e 300 mila le persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e altre motivazioni, secondo l’ultimo rapporto statistico annuale dell’UNHCR, “Global Trends”. Un dato estremamente alto, mai registrato prima dall’Agenzia delle Nazioni Unite, che segna un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente e che è raddoppiato nell’arco di 10 anni.

 

Puliamo il mondo
Puliamo il mondo

 

Inoltre, secondo i dati del rapporto” Groundswell” della World Bank – riportati da Legambiente nel Dossier – entro il 2050 216 milioni di persone, in sei diverse regioni del mondo, potrebbero essere costrette a spostarsi all’interno dei loro Paesi.

Legambiente: non esiste ancora una tutela a livello internazionale

“Nonostante le analisi dell’ONU parlino sempre più della crescita esponenziale del numero di persone costrette ad abbandonare le proprie terre a causa di disastri ambientali amplificati dal riscaldamento globale, ancora non esiste una relativa tutela a livello internazionale – denuncia Legambiente -. Eppure, vivere in “un’ambiente pulito, sano e sostenibile” è finalmente diventato un diritto sancito, almeno sulla carta, lo scorso 26 luglio dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

“Per un’agenda di pace e sviluppo occorre un cambio di paradigma immediato che metta al centro la questione della giustizia climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – Se è vero che nessuno si può ritenere al sicuro da eventi estremi come inondazioni, siccità, ondate di calore, tempeste e incendi, a pagare il prezzo più alto sono i gruppi sociali più fragili“.

“Auspichiamo – prosegue Ciafani – che la ventisettesima Conferenza delle Parti (COP) delle Nazioni Unite del prossimo novembre, in Egitto, possa essere l’occasione per trovare un accordo che tenga insieme le politiche di mitigazione, adattamento, compensazione e aiuto economico e tecnologico per le comunità più vulnerabili; ampliando anche le forme di protezione a tutela da chi fugge dagli effetti della crisi ambientale e climatica, vuoto normativo che va colmato sia a livello nazionale che internazionale”.


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