Minori online, Parlamento europeo chiede social media e servizi più sicuri (Foto di Anil sharma da Pixabay)

Un’età minima di 16 anni per accedere ai social media e ai sistemi di intelligenza artificiale senza il consenso dei genitori. E regole più stringenti contro influencer marketing, design avvincente, dark pattern e pratiche persuasive che catturano l’attenzione dei più piccoli e fanno leva sulla loro vulnerabilità. Il Parlamento europeo chiede nuove misure per tutelare i minori online da una serie di pratiche invasive e dannose, misure che vanno dalla garanzia dell’età a servizi online che siano sicuri sin dalla loro progettazione.

I deputati chiedono di applicare rapidamente il Digital Services Act e di vietare pratiche dannose, come la progettazione che crea dipendenza (addictive design) e quelle funzionalità di gioco simili al gioco d’azzardo.

Incapacità delle piattaforme online di proteggere i minori

Le proposte sono contenute in una relazione adottata ieri dalla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (con 32 voti favorevoli, 5 contrari e 9 astensioni) in cui i deputati esprimono preoccupazione per “l’incapacità delle principali piattaforme online di proteggere adeguatamente i minori e mettono in guardia dai rischi legati alla dipendenza, alla salute mentale e all’esposizione a contenuti illegali e dannosi”, informa una nota stampa.

«La nostra relazione afferma chiaramente la necessità di una maggiore protezione dei minori online sotto due aspetti – ha detto la relatrice Christel Schaldemose (S&D, Danimarca) – In primo luogo, abbiamo bisogno di un livello più elevato di accesso ai social media, motivo per cui proponiamo un’età minima di 16 anni in tutta l’UE. In secondo luogo, abbiamo bisogno di maggiori garanzie per i minori che utilizzano i servizi online. La mia relazione chiede l’obbligo di sicurezza fin dalla progettazione e il divieto dei meccanismi di coinvolgimento più dannosi per i minori».

Età minima digitale di 16 anni

Per la tutela dei minori online, gli eurodeputati propongono un’età minima digitale europea di 16 anni per accedere a social media, piattaforme di condivisione video e dispositivi di intelligenza artificiale (IA), salvo autorizzazione dei genitori. E un’età minima di 13 anni per accedere a qualsiasi social media.

Gli eurodeputati, inoltre, “esortano la Commissione a fare pieno uso dei poteri conferiti dal Digital Services Act (DSA), tra cui l’imposizione di sanzioni o, come ultima risorsa, il divieto di siti o applicazioni non conformi che mettono in pericolo i minori”.

Divieto di meccanismi simili al gioco d’azzardo e di finanziamenti per i baby influencer

I deputati invitano la Commissione europea ad agire su più livelli a tutela dei minori online, vietando alcuni meccanismi e algoritmi che rappresentano un pericolo.

Chiedono dunque di vietare gli algoritmi di raccomandazione basati sull’engagement per i minori e disabilitare di default le funzionalità di progettazione più avvincenti; di vietare meccanismi di fatto simili al gioco d’azzardo, come le “loot box”, nei giochi accessibili ai minori; di vietare alle piattaforme di monetizzare o fornire incentivi finanziari o materiali per il kidfluencing, i bambini e adolescenti che lavorano come influencer in un mercato sempre più ampio, una forma di lavoro minorile digitale.

I parlamentari chiedono poi che non siano presentati ai minori contenuti basati sulla loro profilazione.

Nella richiesta di tutela dei minori online, i deputati chiedono di valutare l’introduzione della responsabilità personale per l’alta dirigenza in caso di gravi e persistenti violazioni delle disposizioni di tutela dei minori, con particolare riguardo alla verifica dell’età; di affrontare le sfide etiche e legali derivanti dalle app di nudo basate sull’intelligenza artificiale, che permettono di generare immagini manipolate senza consenso; di applicare con fermezza le norme dell’AI Act contro i chatbot manipolativi e ingannevoli.

Le tecniche rischiose per i minori

I riflettori sono puntati su tutte quelle tecnologie persuasive che, mirate ai minori, rappresentano un rischio: influencer marketing, dark pattern, funzionalità manipolative come lo scrolling, la riproduzione automatica, le pratiche dannose di gamification che sfruttano deliberatamente il comportamento dei minori per aumentare il coinvolgimento e la spesa.

Le loot box, ad esempio, sono “pacchetti misteriosi” di contenuti digitali nei videogiochi, che i consumatori acquistano con denaro reale. Il contenuto è casuale e comprende elementi di gioco che offrono ai giocatori vantaggi o oggetti cosmetici da utilizzare nel gioco. I consumatori non hanno modo di sapere cosa contengono finché non hanno pagato. Già un rapporto del 2022 del Norwegian Consumer Council evidenziava che spesso le loot box comportino “meccanismi predatori, la promozione della dipendenza, il targeting di gruppi di consumatori vulnerabili, tra cui segnatamente i bambini”.

I giovani si informano sui social

Il Parlamento europeo voterà le raccomandazioni per la sicurezza dei minori online nella sessione plenaria del 24-27 novembre.

Il contesto è quello di un forte cambiamento che investe il modo di informarsi e interagire attraverso i social media. Sono le fonti digitali i riferimenti principali dei giovani. Per i ragazzi di 15-24 anni, la fonte più usata per seguire contenuti di attualità politica e sociale sono le piattaforme dei social media (65%).

Oltre un terzo degli europei (37%) afferma di seguire influencer o creatori di contenuti sui social media ma fra i giovani (15-24 anni) la percentuale sale al 74% (Eurobarometro).

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