Consumatori, diritti rafforzati o in pericolo? La Plenaria del CESE ha approvato a larghissima maggioranza il parere (relatore il nostro Direttore Antonio Longo, rappresentante dei consumatori italiani) sulle proposte del pacchetto “New Deal for Consumers” composto da due direttive. La prima direttiva proposta modifica 4 direttive precedenti con l’obiettivo dichiarato di “una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell’UE relative alla protezione dei consumatori”.

La seconda proposta vuole introdurre in Europa una sorta di class action, o meglio di “azione rappresentativa a tutela degli interessi collettivi” per rendere più agevole per i consumatori proporre ricorso nei casi in cui molti di loro sono vittime della stessa violazione, ossia nelle situazioni di “danno collettivo”.

La prima proposta vuole apportare i seguenti miglioramenti:

  • sanzioni più effettive, proporzionate e dissuasive per le infrazioni diffuse transfrontaliere;
  • diritto dei consumatori a rimedi individuali;
  • maggiore trasparenza per i consumatori sui mercati online;
  • ampliamento della tutela dei consumatori in relazione ai servizi digitali;
  • eliminazione di oneri per le imprese;
  • chiarezza sulla libertà degli Stati membri di adottare norme su alcuni aspetti e forme delle vendite fuori dai locali commerciali;
  • chiarezza sulle norme relative alla commercializzazione ingannevole di prodotti “a duplice qualità”.

 

Sulle azioni collettive, la proposta della Commissione persegue i seguenti obiettivi:

  • estendere la tutela ad altri strumenti orizzontali e settoriali specifici dell’UE rilevanti per la tutela degli interessi collettivi dei consumatori in diversi settori economici quali i servizi finanziari, l’energia, le telecomunicazioni, la salute e l’ambiente;
  • permettere azioni rappresentative da parte di soggetti qualificati, sviluppando ulteriormente l’impostazione dell’attuale direttiva sui provvedimenti inibitori, che abilita “enti legittimati” designati dagli Stati membri ad intentare azioni rappresentative;
  • accrescere l’efficienza delle procedure, imponendo agli Stati membri di garantire la “debita sollecitudine” dei procedimenti e di evitare che le spese processuali diventino un ostacolo finanziario alle azioni rappresentative;
  • consentire ricorsi di natura inibitoria e risarcitoria, permettendo ad enti legittimati di intentare azioni rappresentative per ottenere varie tipologie di provvedimenti, in funzione delle circostanze del caso.

 

Il parere del CESE, approvato con 153 voti a favore, 1 voto contrario e 5 astensioni, pur esprimendo una valutazione positiva soprattutto per la proposta di azione collettiva, rileva l’insufficienza delle misure previste.

Il CESE ribadisce che l’armonizzazione delle norme non deve ridurre il livello di protezione dei consumatori negli Stati membri, pur contemperando tale tutela con la garanzia della certezza del diritto per gli operatori commerciali.

Un numero crescente di consumatori è oggetto di azioni di marketing aggressivo e di pratiche commerciali ingannevoli. L’ambito di applicazione dei diritti dei consumatori dovrebbe essere esteso a tutti i servizi digitali “apparentemente gratuiti” per ottenere i quali gli utenti forniscono dati personali e non personali. Inoltre, il Comitato esprime il suo sostegno alle misure volte a garantire una maggiore trasparenza e responsabilità delle piattaforme online.

Riguardo alla direttiva sui diritti dei consumatori, in particolare sul diritto di recesso, in seno al Comitato si registrano punti di vista diversi: gli operatori, e in particolare le PMI, hanno bisogno di maggiore certezza giuridica in materia di “merci indebitamente provate” e rimborso anticipato, mentre i consumatori sono contrari alle modifiche proposte e chiedono il mantenimento dello status quo.

Inoltre, il CESE reputa giustificate le misure volte a proteggere i consumatori nei confronti dei prodotti “a duplice qualità”, tema sempre più sentito.

Quanto alla vexata questio class action si o no, il CESE conferma gli orientamenti più volte espressi in precedenti pareri negli ultimi anni e dichiara la sua insoddisfazione per le proposte della Commissione in tema di azione collettiva.

Le precedenti raccomandazioni del CESE riguardo ai ricorsi collettivi non sono state prese in considerazione. Ai cittadini dell’UE dovrebbe essere garantito un accesso semplice e veloce alla giustizia. I soggetti legittimati ad agire dovrebbero essere individuati conformemente al principio di sussidiarietà e alla legislazione nazionale e deve essere garantita la possibilità sia di aderire (opt-in) all’azione collettiva che di rinunciarvi (opt-out).

I contenuti di queste proposte della Commissione e il parere del CESE saranno oggetto di una iniziativa della Commissione, alla quale collaborerà il CESE, programmata nei 28 Paesi UE; in Italia l’appuntamento è per il 4 ottobre nella sede della Rappresentanza in Italia del Parlamento e della Commissione, in via Quattro novembre a Roma.

 

Notizia pubblicata il 21/09/2018 ore 16.54

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