Piracy Shield, l'Agcom diffida Dazn dopo il caso Google Drive

Piracy Shield, l'Agcom diffida Dazn dopo il caso Google Drive (Foto di Thomas Breher da Pixabay)

La sera del 19 ottobre la piattaforma antipirateria Piracy Shield della Lega Serie A, adottata dall’Agcom per bloccare i siti streaming illegali delle partite di calcio, ha colpito per errore Google Drive.

“Molti utenti – si legge su Adnkronos – lamentano di essersi trovati davanti al messaggio “l’accesso al seguente sito che diffondeva illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore è stato disabilitato“”. In particolare, il problema si è verificato “durante la partita Juventus-Lazio, quando il sistema dell’autorità ha bloccato un dominio di Google legato a Drive, impedendo il download dei file agli utenti“.

Piracy Shield, l’intervento dell’Agcom

A seguito del disservizio, l’Agcom – si legge in un comunicato “ha deciso di diffidare DAZN, in qualità di segnalatore accreditato sulla piattaforma Piracy Shield, ad assicurare la massima diligenza e il massimo rigore nella presentazione delle istanze di blocco e nella raccolta delle relative prove. L’Autorità – si legge nel comunicato – si è riservata di adottare tutti i provvedimenti di competenza in caso di inottemperanza”.

Prosegue la nota Agcom: “L’Autorità, tenuto conto delle novità introdotte dal decreto omnibus, che ha chiarito il novero dei soggetti tenuti all’iscrizione alla piattaforma, ha inoltre rivolto un richiamo (la commissaria Elisa Giomi non ha partecipato al voto) a tutte le categorie di soggetti perché provvedano, in ossequio al dettato legislativo, ad accreditarsi alla piattaforma Piracy Shield. Si tratta dei gestori di motori di ricerca e dei fornitori di servizi della società dell’informazione coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità del sito web o dei servizi illegali, compresi i fornitori di servizi di VPN e di DNS pubblicamente disponibili, ovunque residenti e ovunque localizzati”.

“L’Autorità, a maggioranza, ha inoltre respinto la proposta della commissaria Elisa Giomi di una sospensione dell’attività della piattaforma. – conclude l’Agcom -. Il commissario Antonello Giacomelli non ha partecipato alle votazioni”.

Come funziona la piattaforma

Non si tratta, comunque, del primo errore commesso da Piracy Shield. Basti pensare che solamente “nei 3.212 blocchi compiuti da Piracy Shield dal lancio, il primo febbraio, sono finite anche risorse di rete che nulla hanno a che fare con la pirateria online“, riporta Wired.

Ma come funziona Piracy Shield? Come spiegato da Wired, “la piattaforma raccoglie le segnalazioni di chi detiene i diritti (come Lega Serie, Mediaset, Sky e Dazn) sugli indirizzi Ip “incriminati” e allerta i fornitori dei servizi internet (internet service provider, Isp), che hanno 30 minuti per provvedere al blocco. Un’attività che svolgono in automatico, dato che ogni segnalazione contiene persino migliaia di risorse online da oscurare. Chi carica un ticket per denunciare un indirizzo Ip da abbattere, ha 60 secondi per correggere la segnalazione“.

Il problema che ha portato al blocco di siti non illegali, come Google Drive, risiede nella “progettazione della piattaforma stessa, curata da Sp tech, che non tiene conto del fatto che oggi, su uno stesso dominio, insistono varie risorse online“. Pertanto “un indirizzo Ip può corrispondere a più portali e pagine web. Bloccandone uno, automaticamente si impedisce l’accesso a tutte le istanze contenute sulla macchina corrispondente”.

I dubbi delle associazioni dei consumatori su Piracy Shield

Sulla questione relativa ai siti legali oscurati sono intervenute anche le associazioni dei consumatori. Già a marzo 2024 l’Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto chiarimenti all’Autorità delle Comunicazioni sul funzionamento della piattaforma Piracy Shield.

“È ovvio che – aveva sottolineato l’avv Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. – vanno intercettati e oscurati solo i colpevoli, ossia gli indirizzi IP destinati esclusivamente e univocamente alla diffusione illecita di contenuti protetti, non quelli innocenti che nulla hanno a che fare con la pirateria online e che hanno solo la sfortuna di condividere l’indirizzo Ip con i siti nel mirino di Agcom. Non vorremmo che, pur di accontentare la Lega Calcio di Serie A, si sia fatta una legge (n. 93 del 14/07/2023), troppo ambiziosa, ma per niente garantista, con l’obiettivo esagerato di voler oscurare le trasmissioni in diretta addirittura prima del loro inizio o al più tardi nel corso della stessa trasmissione e che obbliga a bloccare la risoluzione DNS dei nomi di dominio e gli indirizzi IP entro trenta minuti dalla segnalazione“.

Intanto il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, “affinché apra una indagine sul caso di Google Drive, volta ad accertare possibili fattispecie penalmente rilevanti e le relative responsabilità, valutando al contempo il sequestro del sistema Piracy Shield se non in grado di scremare adeguatamente i siti da bloccare nell’ ambito della lotta alla pirateria, poiché una tale circostanza rappresenterebbe una soluzione immensamente più grave del problema”.

Parliamone ;-)