Scatta oggi l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro per smascherare l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani. A stabilire la nuova regola commerciale è un decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso febbraio. Il provvedimento introduce la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per la pasta e per il riso valida fino al 31 marzo 2020. La disciplina è applicata a conserve e concentrato di pomodoro, sughi e salse composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

Tra i punti chiave della misura prevista dal decreto l’indicazione che “le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato e il nome del Paese in cui il pomodoro è stato trasformato”.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture: Paesi UE, Paesi Non Ue, Paesi Ue e Non Ue. Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

“I prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia”, spiega la Coldiretti, “saranno finalmente riconoscibili sugli scaffali dalla dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

Per consentire lo smaltimento delle scorte i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perchè immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta.

Si tratta di una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori dopo che dall’estero”, rileva la Coldiretti, “sono arrivati nel 2018 il 15% di derivati di pomodoro in più rispetto allo scorso anno secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai primi cinque mesi che fotografano una invasione straniera di ben 86 milioni di chili provenienti nell’ordine da Stati Uniti, Spagna e Cina”.

 

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

1 thought on “Pomodoro, arriva l’etichetta: stop a prodotti stranieri spacciati per italiani

  1. Ottima decisione ma dovrebbe iniziare da subito visto che probabilmente i distributori,pur di prolungare lo status quo, si approviggeranno con grandi scorte fino alla scadenza dei prodotti importati dagli USA(probabilmente ottenuti con OGM) di lunga scadenza,CINA della cui igiene sappiamo ben poco o Spagna (forse la meno pericolosa.Ma viene da chiedersi: La nostra produzione dove va a finire considerando che è sufficiente per l’Italia? INOLTRE un provvedimento va preso anche nei confronti della frutta e verdure(melanzane zucchine ecc) Perchè viene concesso di raccogliere i prodotti quando sono acerbi e conservate nei frigoriferi per poi farli maturare (leggi “marcire”) in casa dei consumatori? Non si dovrebbe controllare il grado di maturazione prima di metterli sul mercato? a cosa serve acquistare il prodotto a basso prezzo (per modo di dire) per poi buttarne la metà marcia nella spazzatura? ed ancora : Che controllo viene effettuato per stabilire se l’ortofrutta non è di origine prodotto con tecniche OGM? e questo dubbio nasce dal “palato” infatti il sapore sta diventando uniforme per tutti i prodotti :puoi scegliere di “gustare” le melanzane,zucchine ecc che non hanno più alcun sapore….tanto sono tutti uguali (sensazione che ho provato in USA ) come in America dove il sapore che si trovava in una “parmigiana” era solo delle spezie dall’apparenza buona. Sarebbe ora di indagare su ciò che importiamo per salvare la nostra dieta mediterranea , la nostra economia e sopratutto la QUALITA’ DELLA VITA.

Parliamone ;-)

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