spid e referendum

spid e referendum

È domenica mattina. In piazza tra i bambini che giocano, tra chi prende un caffè e chi va alla Messa ci sono anche i banchetti per la raccolta firme per il referendum. Oggi c’è anche chi dalla sedia di un bar o dal suo divano di casa sceglie di firmare per chiedere l’abrogazione di una legge anche dal proprio smartphone.

Da luglio è infatti possibile raccogliere le firme per i referendum abrogativi anche tramite lo SPID e firma digitale, l’identità digitale. Lo prevede l’articolo 38-bis “Semplificazioni in materia di procedimenti elettorali attraverso la diffusione delle comunicazioni digitali con le pubbliche amministrazioni” del decreto semplificazioni (DL 77 /2021).

Si può votare gratuitamente (ad esempio tramite la piattaforma raccoltafirme.cloud/app.) oppure a con una donazione per esempio a sostegno dei comitati promotori. Le raccolte che hanno sperimentato anche questa modalità digitale sono quelli sulla Cannabis, Eutanasia legale, Giustizia e Caccia.

Mineo (Democrazia Radicale): lo strumento referendario nelle mani dei cittadini

In pochi giorni si è registrato un vero e proprio boom di sottoscrizioni: segno di un popolo che ha bisogno di essere ascoltato o di una firma troppo simile a un like? Ne abbiamo parlato con Lorenzo Mineo, coordinatore di Democrazia Radicale e dirigente dell’associazione Luca Coscioni.

Con l’uso dello SPID o della firma digitale per la raccolta firme per i referendum abrogativi, questo strumento è diventato ancor più espressione di democrazia diretta?

Prima che venisse introdotta la firma digitale l’unico modo per poter raccogliere le firme per chiedere un referendum abrogativo era su fogli vidimati alla presenza di un autenticatore. Prima della riforma del luglio 2020 le principali categorie di autenticatori erano gli eletti locali, quindi legati ai partiti. Il paradosso era che a venir tagliati fuori, per mancanza di disponibilità di autenticatori, erano proprio i cittadini, privi di voce in Parlamento. La platea si è poi ampliata ad alcune categorie di giudici e avvocati. Oggi con i mezzi digitali si supera l’ostacolo dell’autenticatore e si restituisce lo strumento referendario nelle mani dei cittadini.

Si superano anche procedure burocratiche dalla vidimazione dei moduli alla certificazione in Comune con l’apposizione del numero di iscrizione nelle liste elettorali.

Quali sono le procedure dopo che si è firmato per una richiesta?

Il sistema automatizzato consente di inviare ai Comuni direttamente la richiesta di certificato elettorale del firmatario. Le firme digitali saranno depositate in Corte di Cassazione abbinando al certificato lo stesso documento in pdf che è arrivato via mail a chi ha firmato.

Secondo lei il boom di firme online in queste recenti raccolte in atto è tutto merito dello SPID?

Senza dubbio la firma digitale ha facilitato la raccolta. Ma non è scontato raggiungere 500mila firme anche tramite la modalità digitale perché non tutti i temi scaldano i cuori come le attuali iniziative sulla Caccia, Cannabis o Eutanasia. Non dimentichiamo che nel caso del quesito sull’Eutanasia già prima del via alle sottoscrizioni online si era vicini al numero di adesioni necessario. Si tratta comunque di temi molto sentiti, in alcuni casi c’erano state iniziative popolari inascoltate dal Parlamento.

Non c’è il rischio che le firme digitali abbiano a monte un cittadino poco motivato e informato per la facilità di sottoscrizione?

Il rischio di una democrazia del clic può essere arginato se le istituzioni fossero in grado di fare il loro lavoro di dibattito e informazione sopra i quesiti referendari. In stati come la Svizzera viene inviato alle case di tutti i cittadini un opuscolo con le ragioni del Sì e del No. Inoltre, firmare digitalmente queste proposte referendarie prevede una procedura più complessa di un Like a un post.

Qual è la strada di questa riforma della democrazia?

L’Italia è il primo Stato nazionale in cui si possa avviare digitalmente una richiesta referendaria vincolante. È un percorso che deve andare avanti e non frenare, come molti vorrebbero. C’è chi chiede un aumento delle firme necessarie e non si pensa a proporre una abolizione del quorum, strumento di cui spesso i contrari hanno fatto un uso strumentale, non mancando di invitare i cittadini a disertare le urne.

Referendum abrogativo, quante firme necessarie?

Senza cadere in una lezione di diritto costituzionale, vale la pena ricordare cosa è necessario per promuovere un referendum abrogativo. L’istituto di democrazia diretta è previsto dall’art. 75 della Costituzione secondo il quale 500.000 cittadini o 5 Consigli regionali, possono proporre “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”. Non tutte le leggi possono esserne oggetto: sono escluse le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Raggiunto il numero di firme necessarie o le adesioni dei Consigli regionali le richieste vanno nella cancelleria dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre. L’Ufficio centrale verificherà la conformità della richiesta abrogativa alle norme vigenti e la Corte Costituzionale controllerà la presenza dei requisiti di ammissibilità previsti dalla Costituzione. Se le richieste passeranno i due controlli la consultazione referendaria avrà luogo in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno. La proposta sarà approvata se partecipa alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Come ottenere lo SPID

Il grande vantaggio dello SPID è la possibilità di accedere alle Pubbliche amministrazioni e ai privati aderenti con una unica identità e quindi un’unica password. Questo consente di risparmiare tempo per poter ottenere certificati e sbrigare pratiche, iscrivere i figli a scuola o partecipare a un concorso. Ma anche, come abbiamo visto, firmare per una richiesta di referendum. Per ottenerlo è necessario essere maggiorenni ed avere un documento di riconoscimento italiano in corso di validità, la tessera sanitaria, una mail e un cellulare.
La procedura per ottenerlo è gratuita e avviene presso un Identity Provider, ovvero società riconosciute dall’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) che si occupano di gestire le identità digitali. Una volta scelto il gestore si inizia la procedura che prevedrà un riconoscimento della persona. Fisico o anche online, ad esempio via chiamata Skype.

Esistono tre livelli di sicurezza rispetto alla procedura di accesso una volta ottenute le credenziali. Il primo livello permette di accedere ai servizi online attraverso un nome utente e una password scelti dall’utente. Gli altri, più stringenti, aggiungono delle password temporanee o un supporto fisico.

L’Italia è stata condannata dalla Commissione dei diritti umani dell’Onu, su ricorso di Mario Staderini (ex segretario Radicali italiani, ndr), per le condizioni discriminatorie della raccolta delle firme. Per due discriminazioni: la prima è addirittura un controsenso costituzionale, perché se le firme devono essere autenticate al banchetto e il potere di autenticarle è in mano solo ai consiglieri comunali e agli assessori, vuol dire che a raccogliere le firme per i referendum possono essere solo i grandi partiti. Infatti adesso sono previsti anche gli avvocati, come autenticatori. Ma solo la firma digitale toglie la dipendenza dai partiti in favore dell’iniziativa dei comitati civici. La seconda discriminazione rilevata dall’Onu è quella nei confronti di chi non può accedere ai banchetti: grandi anziani, disabili gravi, residenti all’estero (6 milioni di persone che dovrebbero andare in consolato), i residenti dei piccoli comuni…

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello che scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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