Un Election Day per dire no alle trivelle. È quanto chiede una petizione lanciata da Greenpeace su change.org alla quale, in meno di una settimana, sono arrivate più di 40 mila adesioni. L’appello chiede di accorpare il referendum sulle trivelle con il primo turno delle prossime elezioni amministrative, per facilitare la partecipazione democratica e risparmiare al tempo stesso fra i 300 e i 400 milioni di euro di soldi pubblici. Il via libera al referendum è arrivato il 19 gennaio, quando la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito referendario che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate, proposto da 9 Regioni.
trivelleSi dovrà decidere se le trivellazioni debbano proseguire per tutta la “durata di vita utile” dei giacimenti. Si legge dunque nella petizione lanciata da Greenpeace: “Nella prossima primavera gli italiani saranno chiamati a scegliere se puntare sulle trivelle sacrificando i nostri tesori ambientali, oppure chiedere un futuro diverso, pulito e rinnovabile. Il governo ha un’opportunità semplice per facilitare la partecipazione di tutti e risparmiare un’enorme quantità di denaro pubblico, stimabile tra i 350 e i 400 milioni: fissare un Election Day e così accorpare l’appuntamento referendario con il primo turno delle amministrative della prossima primavera”.
“Il successo della nostra petizione – dichiara Andrea Boraschi, primo firmatario e responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – dimostra che gli italiani chiedono di poter partecipare alla vita democratica e hanno a cuore il buon uso del denaro pubblico. Non c’è bisogno di essere contro le trivelle e la strategia energetica del governo per capire che un Election Day è la soluzione più razionale e vantaggiosa per tutti”. L’associazione esprime preoccupazione perché circola con insistenza l’ipotesi che il Governo sarebbe invece orientato ad anticipare il voto al prossimo 17 aprile anziché aspettare le elezioni amministrative: “Se così fosse, si sprecherebbero inutilmente centinaia di milioni di euro e si accorcerebbero oltre misura i tempi della campagna referendaria, impedendo l’adeguata informazione della cittadinanza”, denuncia l’associazione, temendo che la mossa serva a evitare il raggiungimento del quorum. “È importante che adesso anche le Regioni promotrici del referendum si uniscano alle decine di migliaia di italiani che si sono già mobilitati per chiedere l’Election Day – prosegue Boraschi – Cosa aspettano Emiliano e gli altri governatori a far sentire la loro voce? A chiedere che il voto referendario non venga sabotato a spese degli italiani?”.
La politica energetica e petrolifera del Governo Renzi è osteggiata dagli ambientalisti: “Le risorse certe che possono essere estratte dai nostri fondali equivalgono soltanto a 7-8 settimane del consumo nazionale annuo per il petrolio, e a 6 mesi per il gas – denuncia Greenpeace – Moltiplicare le trivelle nei nostri mari creerebbe pochissima occupazione e porterebbe ben pochi soldi alle casse pubbliche, in virtù del regime vigente che prevede bassissime royalties. Per contro esporrebbero i nostri mari, e con essi il turismo e la pesca, a rischi enormi”.

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