Davide ha 17 anni e sta male. Soffre di attacchi di panico e non riesce a vivere una vita “normale”, come quella dei suoi coetanei. Non sapendo a chi rivolgersi, decide di provare a contattare Telefono Azzurro e dopo qualche tempo riesce a raccontare la sua storia. Un evento orribile ha sconvolto la sua vita, segnandola per sempre. Davide, quando aveva solo 12 anni è stato abusato da un conoscente con il quale passava del tempo.
In onore di Davide, così come delle 558 altre vittime di pedofilia denunciate all’Autorità giudiziaria (dati Istat 2012), ieri notte il comune di Roma ha illuminato la propria sede istituzionale, il Campidoglio, con luci azzurre, il colore che da 27 anni è simbolo dell’associazione che si batte per la difesa dei diritti dei bambini e dei ragazzi. All’appello di Telefono Azzurro hanno risposto anche altri comuni italiani che con questo piccolo segnale hanno voluto dimostrare il loro impegno nella stessa lotta. La data scelta non è casuale: oggi, 5 maggio, è infatti la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.
Questa mattina presso una delle sedi del Senato, un convegno ha fatto il punto della situazione su questi temi in Italia come nel resto d’Europa e del mondo. I dati sono preoccupanti: alle già citate 558 vittime di abuso sessuale, si sommano 120 casi di denuncia per corruzione di minorenne e 380 per pedopornografia e detenzione di materiale pedopornografico. Ma c’è da pensare che i numeri siano in realtà molto più alti. Lo slogan della giornata, “Usciamo dal silenzio”, suona perciò come un vero e proprio appello a vincere la vergogna e la paura e denunciare l’abuso subito. Lo scorso anno, i casi di pedofilia presi in carico da Telefono Azzurro sono stati 240 (il 4,9% delle consulenze totali offerte dalle sue linee telefoniche). Tra gli abusi sessuali più frequenti vi sono quelli che appartengono alla categoria dei toccamenti, ma numerosi sono gli atti più gravi. Si conferma la tendenza secondo la quale ad essere più colpite sono le bambine e le adolescenti (oltre il 70% delle segnalazioni arrivate all’associazione) e tutta la fascia dei minori di 10 anni (40%). La maggior parte degli abusi viene messa in atto da persone conosciute (80% delle denunce all’19696 e il 70% di quelle arrivate al 114) per lo più appartenenti al nucleo famigliare. Da qui la sostanziale reticenza dei bambini a dichiarare di essere delle vittime: la prossimità familiare di chi abusa porta il bambino a non riconoscere la violenza, sebbene ne subisca gli effetti.
Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro, ha sottolineato che “questo quadro d’insieme, di per sé allarmante, potrebbe essere ancora più grave se si non si interviene velocemente sulla strada della convergenza dei provvedimenti legislativi e di prevenzione di questi reati”. La giurisprudenza italiana ha per lungo tempo ignorato il problema, nonostante già nella Costituzione, all’articolo 31, si sottolinea l’importanza di proteggere l’infanzia e la prima gioventù. Solo di recente vi sono stati degli adeguamenti normativi che hanno migliorato e integrato il quadro esistente, portando l’Italia tra i paesi che sono più avanti su questa strada.
La convenzione di Lazarote, ratificata nel 2012, ad esempio, ha introdotto le cosiddette “3P”, come le definisce Maud De BoerBuquicchio (Presidente MissingChildren Europe): Prevenzione, Protezione e Perseguimento. “A queste ne andrebbe forse aggiunta una quarta, quella della Partecipazione. Siamo tutti coinvolti, istituzioni, forze dell’ordine, organizzazioni internazionali, associazioni private, ma anche genitori, insegnanti e gli stessi bambini. Bisogna far passare il concetto che i minori hanno gli stessi diritti degli adulti e non dei mini-diritti”. Di particolare interesse è anche la posizione che la Chiesa cattolica ha preso da qualche anno a questa parte sull’argomento. “Innanzitutto”, spiega Fabrizio Mastrofini di Radio Vaticana, “una grande svolta si è avuta con la presa in carico direttamente da parte della Santa Sede dei casi di pedofilia, quando questi coinvolgano personale ecclesiastico. Un tempo questo compito era demandato ai vescovi che, agendo a livello locale, riuscivano più facilmente a mettere a tacere i fatti. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento e di una maggiore sensibilizzazione su questi temi per mettere in pratica sia interventi di prevenzione sia di cura delle vittime e di chi commette il reato”.
E allora, l’appello di Telefono Azzurro mette in luce alcune priorità: l’applicazione effettiva della Convenzione di Lanzarote, specie nella parte riguardante l’istituzione di progetti finalizzati alla prevenzione e alla protezione dei bambini dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, l’adeguata formazione di professionisti di settore in grado di riconoscere i casi di abuso e il coordinamento delle iniziative. Peccato che occorra lavorare in condizione di risorse (economiche) scarse: gli ulteriori tagli previsti dalla legge di stabilità del 2014 hanno portato a 39.000 euro il “Fondo per il contrasto alla pedopornografia”. Troppo poco, forse, per un servizio chiamato a rispondere 24 ore al giorno e 7 giorni su 7.
 
di Elena Leoparco

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