E’ il 2006 quando le Fiamme Gialle fermano un camion carico di formaggio in stato di putrefazione destinato alle tavole degli italiani. Due anni dopo scoppia il caso mediatico e tutti gli italiani vengono a sapere che nella grande truffa dei formaggi avariati c’erano addirittura sottilette scadute del 1980. E’ con uno dei più grandi scandali alimentari del Belpaese che si apre il libro “Il marcio è servito” di Lorenzo Misuraca, giornalista e collaboratore de Il Salvagente.
La grande frode del settore caseario è solo l’inizio delle serie di storie che il giornalista racconta passando dal “girone dei fraudolenti” a quello degli “ignavi, ovvero le istituzioni” fino ad arrivare ai consumatori “golosi”, troppo spesso frettolosi e disattenti. Il libro ripercorre emergenze alimentari da copertina come il pesce sbiancato dall’acqua ossigenata, il vino adulterato, gli oli deodorati o colorati con la clorofilla fino al recente caso aperto dei frutti di bosco all’epatite A.
L’inchiesta di Misuraca non si ferma al racconto di cosa i criminali del cibo siano riusciti a contraffare o sofisticare. Nel libro si racconta di una legislazione alimentare e di un sistema penale e dei controlli dalle maglie troppo larghe, di truffe legalizzate come la Bresaola della Valtellina Igp con carne brasiliana,  di autorità scientifiche, (come l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) con conflitti di interesse imbarazzanti, di complicità istituzionali e sanitarie e delle agromafie. L’agroalimentare è ormai per la criminalità organizzata una fonte di enormi guadagni. Non è solo l’adulterazione del cibo a interessare le mafie. Il grosso degli affari – si legge nel libro –  deriva da altre attività: caporalato, logistica, trasporti, distribuzione, scarico merci, controllo dei luoghi d’ingresso delle merci contraffatte , riciclaggio tramite ristorazione e appropriazione indebite di fondi europei.
E’ nella redazione del Salvagente che nasce l’idea di raccontare quello che i falsari del cibo sono capaci di fare pur di trarre profitto ai danni della salute dei cittadini. “Molto del materiale presente nel libro è stato raccolto negli ultimi sette anni, attraverso diverse inchieste sul tema che ho svolto per il settimanale Il Salvagente – racconta a Help Consumatori Lorenzo Misuraca –   Per il lavoro è stato anche fondamentale lo studio e l’approfondimento analitico dei meccanismi con cui le criminalità organizzate sviluppano i propri interessi, che da anni svolgo insieme all’associazione antimafie da Sud, di cui faccio parte. Chiaramente, in fase di stesura del libro, sono tornato su tutti gli argomenti, rivedendoli, aggiornandoli e integrandoli”.
Il libro si conclude con la provocazione di un menù a dir poco raccapricciante: per antipasto si offrono mozzarelle blu. Per primo spaghetti ai quattro formaggi avariati. Seguono bresaola brasiliana Igp e contorno di insalata al mais ogm. E per concludere crostata di frutti di bosco all’epatite. Di fronte a un menù così “macabro”, viene da chiedersi che armi abbia  il consumatore per potersi difendere. “La consapevolezza di quello che mangia e dei processi con cui dalle materie prime un prodotto arriva alla sua tavola è il primo passo per compiere due azioni fondamentali – consiglia Misuraca –  Da una parte scegliere cibo sicuro, controllato, di cui si conosce l’intera filiera, quando è possibile. E dall’altra, fare pressione sulla grande distribuzione, sulla politica e sui legislatori, attraverso le scelte di consumo, petizioni, associazioni di consumatori, affinché il sistema agroalimentare in genere diventi sempre più sicuro e affidabile”.
A cura di Silvia Biasotto
 

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2 thoughts on ““Il marcio è servito”, gli scandali alimentari fra sistema e complicità

  1. Signor Neri, non intendo impelagarmi in discussioni con lei. Ma visto che fa un’accusa tanto generica quanto offensiva, mi limito a rispondere un’unica volta qui. Poi non le dedicherò altro tempo.
    Non mi sono mai definito “professionista della sicurezza alimentare”. Il libro, però, è frutto di almeno sette anni di inchieste che ho svolto personalmente per il Settimanale Il Salvagente. Il copincolla da se stessi è una contraddizione nei termini. Laddove ho utilizzato dati non di prima mano, ho sempre riportato la fonte, o nel corso del capitolo o in calce allo stesso, nelle note bibliografiche.
    Se non sapessi quello di cui parlo nel libro, in tutti questi anni di inchieste in cui ho fatto nomi e cognomi, mi sarebbe arrivata qualche querela, invece niente.
    Un’ultima cosa, poi la lascio alle sue speculazioni, non so se ha mai scritto libri, credo di no, visto la scarsa conoscenza del settore che deriva dalla sua affermazione, ma le assicuro che con i libri non ci si campa affatto, in Italia.

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