Sciopero dei tassisti il prossimo 21 novembre. La conferma è arrivata dai sindacati dei taxi dopo un incontro col Governo sul decreto interministeriale di riordino del settore trasporti. I lavoratori sono stati chiamati alla “massima mobilitazione” di fronte a un provvedimento che le sigle sindacali ritengono “inaccettabile e irricevibile”. Commenta l’Unione Nazionale Consumatori: “Liberi di scioperare nel pieno rispetto delle leggi”.

La protesta è stata confermata da Unica Taxi Cgil al termine di un incontro col Governo sul decreto di riordino del settore: “Confermiamo lo sciopero generale del 21 novembre e chiameremo i lavoratori alla massima mobilitazione. Il decreto è inaccettabile e irricevibile: governo e ministeri decidano, o stanno con le forze sane oppure hanno scelto la deregolamentazione del servizio pubblico“. I tassisti tornano dunque sul piede di guerra contro i progetti di riordino del settore, che dovranno coinvolgere anche servizi quali Uber e le piattaforme digitali. In una lettera inviata al Governo, si legge su La Stampa, i tassisti dicono che “oramai da troppo tempo subiscono la concorrenza sleale di vettori esercenti di fatto l’attività di servizio taxi senza però essere sottoposti alle medesime regole a tutela del servizio pubblico. Situazione aggravata dall’apparire sul mercato di multinazionali che stanno trasformando quelli che erano e sono fenomeni di insopportabile abusivismo in vero e proprio ‘caporalato digitale’”. 

“I tassisti sono liberissimi di scioperare. Quanto al rispetto delle leggi, auspichiamo che l’astensione del 21 novembre si svolga nel pieno rispetto della regolamentazione prevista e senza creare problemi alla circolazione, dato che, purtroppo, non sempre è avvenuto”: così il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona commenta l’annuncio delle sigle sindacali dei taxi. L’associazione più volte ha preso la parola per chiedere che il Governo sul riordino del settore trasporti ascolti anche i consumatori. Sostiene Dona: “Quanto alle vaghe e surreali accuse di voler deregolamentare il servizio pubblico, di voler introdurre il caporalato informatico e tecnologico, di sfruttamento del lavoro, dubitiamo che un Governo che non vuole neanche convocare chi rappresenta i consumatori, ossia gli utenti che usufruiscono del servizio e che non ci ha ancora presentato la bozza, privilegiando il rapporto con i tassisti, intenda fare la rivoluzione descritta”.


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