Truffe bancarie, Abf decide rimborso di una vittima di “caller ID spoofing” (Foto Pixabay)

La telefonata arrivava dal numero telefonico della banca. E poi da quello che sembrava l’sms della banca. Da lì è scattata la truffa, perché i numeri erano stati modificati per fingere che arrivassero dall’Istituto bancario. L’Arbitro Bancario Finanziario ha disposto il pieno rimborso di una cliente vittima di caller ID spoofing (così si chiama la truffa) assistita da Codici. A raccontarlo l’associazione, che parla di un verdetto importante perché “ potrebbe segnare una nuova fase nelle truffe bancarie a favore delle vittime”.

La telefonata sembra arrivare dalla banca. Ma è una truffa

Il pronunciamento dell’Arbitro Bancario Finanziario riguarda, racconta Codici, la frode subita da una cliente di ING Bank, che si è conclusa con il riconoscimento del rimborso dell’intero importo sottratto dai malviventi.

Si è trattato di un caso di caller ID spoofing, una tecnica fraudolenta che consiste nel modificare il numero del chiamante, fingendosi ad esempio un istituto bancario, per indurre la vittima a comunicare dati personali utili ad attuare la truffa. Nel caso in questione la cliente aveva ricevuto prima una telefonata poi un Sms da numeri che sembravano quelli ufficiali della banca – ed evidentemente non lo erano.

La truffa e il rimborso

«La truffa – spiega Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici – è iniziata con una chiamata sul cellulare della nostra assistita da parte di un soggetto che si è presentato come operatore ING e che la informava che erano in corso operazioni fraudolente tramite la carta di credito e la carta di debito. Attenzione, la chiamata arrivava dal numero ufficiale della banca, quindi per la cliente non c’era motivo di insospettirsi, anzi, si è subito attivata per cercare di bloccare i tentativi di furto. Seguendo le indicazioni dell’operatore, ha fornito le ultime quattro cifre delle proprie carte come operazione di verifica. Poco dopo, ha constatato che erano stati effettuati dei prelievi di circa 800 euro su entrambe le carte e successivamente ha ricevuto anche un SMS, sempre dal numero della banca, in cui veniva informata prima degli addebiti e poi del riaccredito delle somme. Il giorno successivo, però, il riaccredito non era ancora avvenuto. A quel punto ha contattato il servizio clienti della banca, scoprendo di essere stata vittima di una truffa».

Da lì è scattata la denuncia ai Carabinieri e la comunicazione di non aver autorizzato le operazioni. Poiché le ragioni della cliente non sono state riconosciute, è partito il ricorso all’Abf. E l’Arbitro ha disposto il rimborso dell’assistita.

Questo fa rivedere la questione della responsabilità. Spiega ancora Giacomelli: «I clienti ricevono le comunicazioni da canali ufficiali della propria banca, quindi è logico che si fidino, che seguano le indicazioni che arrivano dagli operatori, soprattutto in una situazione delicata, nel corso di un’operazione fraudolenta. Riteniamo che più che chiedere ai clienti di trasformarsi in esperti informatici per smascherare i tentativi di truffa, sia necessario imporre agli istituti di migliorare i sistemi di sicurezza per garantire un livello di protezione maggiore ai propri clienti, intervenendo rapidamente per tutelarli invece di scaricare su di essi ogni responsabilità».

Naturalmente bisogna continuare a tenere alta la guardia. «Bisogna fare attenzione alle comunicazioni che si ricevono dalla banca, anche quando arrivano da canali ufficiali – conclude Giacomelli – È necessario mantenere la calma e contattare subito il servizio clienti per verificare la situazione. Bisogna essere prudenti e proteggere i dati personali».

Parliamone ;-)