I fondi comunitari finanziano alcuni degli allevamenti più inquinanti dell’Unione europea. La Politica agricola comune concede fondi ad allevamenti che emettono grandi quantità di ammoniaca. A denunciarlo è oggi Greeenpeace, che in un’inchiesta condotta incrociando i dati dei finanziamenti diretti nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC) e il Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR) rivela come i sussidi comunitari finanzino alcuni tra gli allevamenti più inquinanti d’Europa.

“La sorprendente realtà è che il principio ‘chi inquina paga’, sancito nel Trattato dell’Unione europea, sembra esserci trasformato nell’originale principio ‘chi inquina viene pagato’”, denuncia l’associazione ambientalista nel rapporto “Come la PAC promuove l’inquinamento”. La denuncia è netta: “La Politica agricola comune (PAC) dell’Ue finanzia alcuni degli impianti agricoli più inquinanti. Gli impatti negativi del settore zootecnico sulla salute e sull’ambiente non sono adeguatamente monitorati e valutati, né a livello nazionale né a livello europeo. I fondi pubblici devono essere spesi per sostenere un modello agricolo che lavora con la natura, non contro di essa”.

La PAC stanzia annualmente 59 miliardi di euro di sovvenzioni, circa il 40% del bilancio complessivo dell’Ue. L’indagine è stata condotta in collaborazione con alcuni giornalisti investigativi e ha preso in esame allevamenti presenti in Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Olanda e Polonia e inseriti nel Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR). Solo le aziende agricole che emettono più di 10 mila chilogrammi di ammoniaca all’anno sono obbligate a comunicare i dati all’ E-PRTR. Dalla ricerca emerge che oltre la metà (51%) degli allevamenti esaminati in sette diversi Paesi dell’Ue ha ricevuto infatti fondi per un totale di 104 milioni di euro, nonostante si tratti di alcuni tra i maggiori emettitori di ammoniaca nei rispettivi Paesi. “Il rilascio di ammoniaca da fertilizzanti o liquami – spiega Greenpeace – può causare fenomeni di eutrofizzazione in fiumi, laghi e mari per l’eccessivo arricchimento di sostanze nutritive. L’ammoniaca è causa inoltre di inquinamento atmosferico da particolato fine, con conseguenti impatti sulla salute umana”.

Nel dettaglio, delle 2.374 aziende zootecniche di questi Paesi riconducibili alle emissioni di ammoniaca incluse nell’E-PRTR, 1.209 hanno ricevuto pagamenti PAC per un totale di almeno 104 milioni di euro all’anno. In Italia i sussidi alla PAC sono stati erogati a circa il 67% delle 739 società incluse nel registro, ovvero a 495 aziende agricole che complessivamente hanno ricevuto 25,64 milioni di euro in sussidi PAC.

Dall’indagine emerge poi la mancanza di un adeguato sistema di monitoraggio e trasmissione dei dati relativi all’inquinamento agricolo in Europa. L’ammoniaca, spiega Greenpeace, non è la sola sostanza inquinante che deriva dagli allevamenti ma è l’unica che le singole aziende agricole di grandi dimensioni sono tenute a dichiarare.

Il prossimo 2 maggio la Commissione europea dovrebbe pubblicare una bozza del prossimo bilancio Ue, a partire dal 2020, che includerà le spese della PAC. All’inizio di giugno, è attesa anche la pubblicazione della sua proposta di riforma della PAC. In vista di queste scadenze, Greenpeace chiede alla Ue e all’Italia di tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi, di sostenere aziende agricole che producono con metodi ecologici e di adottare politiche dirette al cambiamento delle abitudini alimentari e dei modelli di consumo, finalizzati a raggiungere l’obiettivo di ridurre del 50% il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari, entro il 2050.

“La tutela ambientale dovrebbe essere uno degli obiettivi della Politica Agricola Europea, ma i fatti certificano che i comportamenti sbagliati vengono costantemente premiati. E l’inquinamento da ammoniaca è solo la punta dell’iceberg – commenta Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia – La PAC continua a finanziare gli allevamenti intensivi nonostante gli impatti disastrosi che questi hanno sull’ambiente, sul clima e sulla salute pubblica, mentre dovrebbe promuovere invece l’agricoltura che rispetta la natura e il benessere di tutti”.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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