Shrinkflation, tocca ai gelati: sono più piccoli dell’11% ma il prezzo aumenta del 10%

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Federconsumatori ha monitorato una serie di prodotti oggetto di shrinkflation, quel fenomeno per cui diminuisce la quantità ma non il prezzo. Focus gelati: lo stecco passa da 120 a 100 ml ma il prezzo aumenta del 14%; il cono è l’8% più piccolo mentre il prezzo sale del 15%

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Shrinkflation, si rimpiccioliscono i gelati (Foto Pixabay)

Il gelato è diventato sempre più piccolo. Il consumatore acquista la confezione, spacchetta e osserva bene lo stecco, o il cono confezionato che dovrebbe allietare lo spuntino: sembra molto più piccolo di quanto ricordava. È la shrinkflation, bellezza, e Federconsumatori ha buon gioco a titolare: “Se eravate ancora indecisi se mettervi a dieta, ci hanno pensato i produttori”. I gelati sono in media l’11% più piccoli, ma non si riduce il prezzo, che invece è aumentato del 10%.

La shrinkflation è sotto i riflettori dei consumatori da anni. È quel fenomeno per cui il contenuto delle confezioni dei prodotti diminuisce – che sia un bagnoschiuma, una confezione di gelati, il pacco di biscotti, la cioccolata o la carta igienica – mentre il prezzo nella migliore delle ipotesi rimane invariato, quando addirittura non aumenta.

La parola inglese viene dall’unione di shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione) e indica la riduzione delle confezioni (o della quantità al loro interno) di prodotti di largo consumo, mantenendo generalmente lo stesso prezzo. All’inizio erano pochi i consumatori che se ne accorgevano. Ora la consapevolezza sembra un po’ più diffusa, anche se spesso il consumatore scopre l’entità della riduzione solo a confezione aperta o quando, preso dal dubbio, va a leggere con attenzione il peso indicato sul packaging. Il fenomeno è anche abbastanza sfuggente perché a volte neanche si può parlare di vera shrinkflation: magari cambia la formulazione del prodotto, o il formato è diverso, o è diverso il packaging… nella proliferazione di novità si perde un po’ il filo del peso e del prezzo. Che va sempre analizzato a partire dal prezzo al litro, o al kg.

Inflazione nascosta e un po’ beffarda

Anche Federconsumatori sottolinea che si tratta di “una sorta di inflazione nascosta, che i cittadini pagano di tasca propria, spesso con l’aggravante di sentirsi beffati: il consumatore ricorda il prezzo del prodotto, ma raramente l’esatta grammatura, e tenere d’occhio l’aumento del prezzo al chilo è difficile anche per i più attenti”.

Nell’ultima rilevazione l’associazione mette a confronto la riduzione di quantità e la variazione di prezzo di alcuni prodotti, con un focus dedicato ai consumi tipici dell’estate, ovvero i gelati. La precisazione è che il fenomeno non riguarda tutti i prodotti che rientrano nella categoria merceologica analizzata, ma solo alcuni brand e marche, che però non vengono indicati espressamente per non fare pubblicità.

I caso dei gelati

“Con i gelati la shrinkflation dà il meglio di sé”, commenta Federconsumatori. I gelati sono più leggeri e dimagrisce la porzione, non il prezzo. Il gelato su stecco, per esempio, passa da 120 ml e 2,20 euro del 2022 a 100 ml e un prezzo di 2,50 euro quest’anno.

“Il gelato su stecco si è ridotto, dal 2022, del 16,67% (da 120 a 100 ml), ma il prezzo è aumentato 14% – spiega Federconsumatori – Il gelato in cono, invece, si è rimpicciolito dell’8%, mentre il prezzo è cresciuto del 15%. Il ghiacciolo, invece, si riduce in quantità dell’8,57%, ma il prezzo rimane invariato”.

Il prezzo è quello dei gelati venduti in bar e alimentari e confezionati singolarmente: quest’anno servono 2,50 euro per il gelato stecco, 2,30 per il cono e 0,90 centesimi per il ghiacciolo.

Gli altri prodotti del monitoraggio

Fra i prodotti che rientrano nel monitoraggio di Federconsumatori (QUI tutti i dati del confronto) i rincari “occulti” più pesanti ci sono sui detergenti per la casa. Il detersivo per piatti diminuisce in quantità del 5,56% (passa da 900 a 850 ml) con un prezzo maggiore del +50,31%. Il bagnoschiuma registra un calo di quantità del -16,67%, a fronte di un prezzo in crescita del +26,85%, mentre passa da 300 ml a 250 ml.

Fra gli altri alimenti ci sono:

  • bibita gassata: è più piccola del 10%, passa da 500 a 450 ml ma il costo aumenta del +7,50%, passando da 2,40 euro a 2,86 euro litro/kg;
  • birra: passa da 66 cl a 62 cl, si restringe del -6,06%, ma il prezzo cresce del +20,16% e passa da 1,95 euro litro a 2,58 euro/litro;
  • cereali per la colazione: sono più leggeri del 15,07% (passano da 365 a 310 g) ma il prezzo cresce leggermente del +2,99%, da 9,18 a 11,02 euro/kg
  • passata di pomodoro: si riduce solo dell’1,43% (da 700 a 690 g) ma il prezzo aumenta del +16,81% passando da 1,19 a 1,39 euro/kg.

La nuova misura anti-shrinkflation prevista dal ddl concorrenza, aggiunge Federconsumatori, salvo modifiche entrerà in vigore il 15 luglio. “Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto nuovo schema di decreto che prevede che l’informazione sul rimpicciolimento della confezione deve essere comunicata ai dettaglianti, questi ultimi dovranno veicolare l’informazione ai consumatori esponendola nel punto vendita oppure sui canali di vendita online – sintetizza Federconsumatori – L’obbligo si applica per un periodo di tre mesi a decorrere dalla data in cui il prodotto è messo in vendita nella sua quantità ridotta”. L’associazione chiede che l’avviso renda evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro. Lì dove sta il vero rincaro.

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