Pagamenti con Pos, interlocuzione con Bruxelles (fonte foto Pixabay)

Sui pagamenti con Pos esentati fino a 60 euro si apre il confronto con la Commissione europea. Il Governo ha fatto sapere che sulla soglia di esenzione dai pagamenti elettronici che la manovra prevede per commercianti e professionisti è aperto il colloquio con Bruxelles. Bisogna insomma sentire la Commissione europea e la valutazione che darà su questa misura inserita nella bozza di manovra.

«Si precisa che sul tema delle soglie al di sotto delle quali gli esercizi commerciali non sono tenuti ad accettare pagamenti con carte di pagamento, sono in corso interlocuzioni con la Commissione europea dei cui esiti si terrà conto nel prosieguo dell’iter della legge di bilancio», informa una nota di Palazzo Chigi (fonte: AdnKronos).

E questo sembra dire che, al di là di tutte le opzioni e le soglie ipotizzate, serve l’ok di Bruxelles per approvare una misura che fissa a a 60 euro (la proposta iniziale era 30 euro) il limite per cui commercianti e professionisti potranno rifiutare il pagamento con carta o bancomat e dunque quello al di sopra del quale scatterebbero le sanzioni.

Il provvedimento fra l’altro è particolarmente inviso alle associazioni dei consumatori, che da anni conducono una battaglia perché all’obbligo di accettare i pagamenti elettronici (la norma esiste da anni) si accompagni il ricorso alle sanzioni per chi non lo fa – sanzioni che ufficialmente sono partite solo a giugno di quest’anno.

UNC: “La Commissione Ue non consenta deroga”

Sulle notizia di “interlocuzioni con la Commissione europea” si sofferma allora l’Unione Nazionale Consumatori.

«Come abbiamo subito denunciato, l’innalzamento della soglia a 60 euro è una palese violazione degli obiettivi e dei traguardi fissati per l’assegnazione delle risorse del Pnrr – dice il presidente dell’associazione Massimiliano Dona – La Commissione Ue, quindi, non consenta una deroga a quanto pattuito. Gli impegni vanno osservati».

L’UNC fa riferimento alle misure necessarie per il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Al di là del fatto che Governo Meloni ci fa tornare all’età della pietra, il punto è che viene violata la misura del Pnrr che nella descrizione del traguardo e obiettivo si riferiva esplicitamente “all’originario articolo 23 del decreto-legge n. 124/2019, abrogato con la conversione in legge”, ossia a quell’articolo del Dl Fisco del Governo Conte II magicamente abrogato durante i meno di 60 giorni della conversione in legge – prosegue Dona – Quell’art. 23, introducendo per la prima volta la sanzione di 30 euro aumentata del 4% del valore della transazione, stabiliva chiaramente il perimetro di applicazione, ossia “nei casi di mancata accettazione di un pagamento, di qualsiasi importo”, quindi anche di 1 euro, senza se e senza ma».

Federconsumatori: misura che facilita evasione fiscale

C’è anche il tema della sanzione (30 euro aumentata del 4% del valore del pagamento rifiutato) che Federconsumatori aveva giudicato insufficiente e poco più che simbolica. Non piace lo stop all’obbligo di accettare le carte per pagamenti inferiori ai 60 euro.

«Una misura che esalta chiaramente il rischio di facilitare l’evasione fiscale, così come del resto viene fatto con la norma che innalza il tetto ai contanti fino a 5.000 euro – commenta Federconsumatori – Così, mentre nel resto d’Europa e del mondo si incentiva l’utilizzo della moneta elettronica, in Italia torniamo all’età della pietra, obbligando i cittadini a pagare in contanti, incuranti persino del fatto che l’accesso di circolante contribuisce ad aumentare l’inflazione, tanto più nel momento in cui si va verso gli acquisti natalizi. La troviamo un’operazione inconcepibile e dannosa per l’intera economia, assunta nel momento più sbagliato. Ecco perché – conclude l’associazione – invitiamo esercenti e professionisti al buon senso: consentire ai cittadini di pagare con la modalità a loro più comoda è un segno di civiltà».

Confesercenti: il problema sono le commissioni

«Il problema della moneta elettronica non sono le sanzioni, il problema sono le commissioni», dice invece Confesercenti.

«Si ritiene che la soluzione per combattere l’evasione fiscale sia rendere obbligatoria l’accettazione dei pagamenti elettronici. Bene. Noi siamo d’accordo. Non ci va di fare passare intere categorie per ‘furbetti’. Si azzerino però i costi di tutte le mini-transazioni con Pos e carte di credito fino a 50 euro e se si vuole, a questo punto, si mantengano pure le sanzioni», prosegue la sigla.

Confesercenti chiede l’azzeramento delle commissioni sui piccoli pagamenti.

«Modernizziamo la rete, dotiamo tutti di POS e a lettura veloce contactless. Anche per quanto ci riguarda, riteniamo giusto che chi vuole pagare con la carta di credito lo possa fare. Ma fino a che non ci saranno compensazioni con i costi delle commissioni, non si può chiedere di accettare i pagamenti via POS e rimetterci. Specialmente sui servizi utili per i cittadini – come i pagamenti dei bollettini, delle multe ed altro – che con la riduzione di bancomat e uffici postali sul territorio (ne sono scomparsi circa 8.700 dal 2015) si sono trasferiti presso negozi, edicole e tabaccai. Ma con 10 bollettini da 100 euro al giorno pagati con alcune carte, il commerciante ci rimette dieci euro. Rimane poi il tema della percentualizzazione delle commissioni, direttamente proporzionali all’importo pagato, che almeno dovrebbe favorire l’azzeramento dei costi per i pagamenti minimi. Questo darebbe davvero una mano alla diffusione della moneta elettronica».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

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