Shopping e risparmio, italiani consumatori consapevoli
Gli italiani e il risparmio, un rapporto complicato
In occasione della Giornata mondiale del risparmio, Acri-Ipsos presentano l’indagine sugli italiani e il risparmio. Una relazione piena di contraddizioni. Il risparmio sale perché i consumi vanno giù. La maggioranza delle famiglie è in grado di sostenere spese impreviste ma chi sta male è spinto ancor più ai margini
Gli italiani tagliano i consumi e così aumentano i risparmi. Del resto la contrazione dei consumi che c’è stata nei mesi passati ha incanalato naturalmente le entrate e le risorse economiche delle famiglie verso il risparmio. Nel rapporto fra italiani e risparmio, però, ci sono «evidenti contraddizioni».
Ci sono italiani che dichiarano di poter far fronte senza particolari preoccupazioni a una spesa imprevista di mille euro. Altri che sono spinti ancor più ai margini. A fare il punto sul complesso legame col risparmio è l’indagine “Gli italiani e il Risparmio”, fatta da Acri e Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio che si celebra domani.
«Il clima degli italiani nei confronti dell’economia e del risparmio è caratterizzato da evidenti contraddizioni – si legge nell’indagine – Da una parte si rileva una ritrovata serenità e fiducia rispetto alla propria situazione economica, dovuta al senso di tranquillità indotto dal largo incremento del numero di risparmiatori e, forse, da un ridimensionamento delle aspettative. D’altra parte, è diffusa una preoccupazione generalizzata circa i destini del Paese e del mondo, che induce molta cautela sia nel consumo, che nell’investimento. In questo contesto si acuiscono le differenze: una quota significativa di italiani, seppur minoritaria, sta velocemente riducendo la propria capacità di resistere alle difficoltà, mentre altri la stanno migliorando. I timori sul futuro appaiono contrastati solo da una crescita della fiducia nell’UE, nella direzione intrapresa e nelle potenzialità dell’euro».

Gli italiani e un nuovo lockdown
I temi sanitari preoccupano oggi due terzi degli italiani, mentre un terzo è a rischio di marginalità.
Di fronte all’ipotesi di una nuova chiusura, sei su dieci sostengono che la situazione economica personale e familiare permette di affrontare un nuovo lockdown ma il 30% non riuscirebbe ad affrontare un nuovo periodo simile. Cresce anche il numero di famiglie che dichiara di essere stata colpita dalla crisi nel lavoro nell’ultimo anno. Sono oggi il 27%. Di queste il 13% si trova in una situazione grave perché ha perso il posto di lavoro (10%) o non viene pagato (3%) e il 12% vive condizioni peggiori in termini di orario, contratto o stipendio.
Sale il risparmio perché i consumi vanno giù
La riduzione delle occasioni di consumo che c’è stata nei mesi passati, durante il lockdown ma anche negli anni precedenti, ha favorito il risparmio e incentivato ancor più la propensione degli italiani a risparmiare, per poter far fronte agli imprevisti con risorse proprie.
Rispetto ai due anni precedenti i consumi sono in calo, fatta eccezione per gli alimentari e per la casa. Sono diminuiti i consumi per cinema, teatri, concerti, viaggi e vacanze, ristoranti pizzerie e bar, anche per abbigliamento e bellezza. Vanno su invece quelli per medicinali, telefonia e internet, prodotti alimentari e per la casa.

Risparmio, spese impreviste e fragilità
Aumenta ancora la percentuale di italiani che si identifica con chi risparmia senza troppe rinunce (58%) e che guarda con soddisfazione agli ultimi 12 mesi, periodo durante il quale è accresciuto il proprio accantonamento di riserve. Tanto che le spese impreviste, per una quota ritenuta maggioritaria, sarebbero comunque gestibili.
«Questo accumulo – dice l’indagine Acri-Ipsos – consente, a un numero crescente di italiani, di mettersi al riparo da spese impreviste: l’82% non avrebbe problemi a far fronte, con mezzi propri, a spese impreviste pari a € 1.000 e il 42% qualora queste spese fossero pari a € 10.000, dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto a 3 anni fa».
La flessione dei consumi del fuori casa e del divertimento ha incanalato le entrate verso il risparmio e il sacrificio è stato “a monte”, non determinato in questo caso da motivi economici. Oltre a questo, però, ci sono le fasce di popolazione che si trovano in una situazione molto più complicata e fragile rispetto al passato, sia per i consumi in calo che per l’effettiva impossibilità di risparmio.
«Sono coloro che stanno pagando la crisi attuale e le code della precedente, e che rischiano di essere sempre più marginalizzati: vivono la situazione con crescente ansia, perché non intravedano vie d’uscita».

Risparmio uguale liquidità
Il risparmio è ancora liquidità. L’accumulo di liquidità rappresenta per il 46% italiani una fonte di tranquillità e accentua rispetto al 2019 la ricerca di questa forma di autotutela in un contesto insidioso.
«Il risparmio, come già in passato, significa accumulo di liquidità per il 63% degli italiani, sebbene si osservi un progressivo crescente orientamento verso l’investimento di almeno una piccola parte del proprio denaro, privilegiando gli immobili (33%) o strumenti finanziari meno rischiosi (29%)».
Italiani e risparmio fra presente e futuro
Gli italiani sono preoccupati non tanto del prossimo futuro ma delle prospettive che si muovono più in avanti, nell’orizzonte temporale di dieci o venti anni. Questo sì che preoccupa il 57% degli italiani. Le grandi incognite sono l’economia, per basse prospettive per i giovani, lavoro instabile e mancanza di risparmi cumulati su cui contare, e la salute.
Il 35% degli italiani risparmia senza pianificazione o precise finalità, dice l’indagine Acri-Ipsos, mentre il 65% risparmia avendo in mente progetti ed esigenze future (38% esigenze immediate, 33% medio termine, 28% lungo termine).
Per gli italiani bisogna puntare su migliori opportunità di lavoro ai giovani e realizzare un sistema sanitario adeguato – indicate rispettivamente come importante dal 54% e dal 48% degli intervistati. Chiedono dunque attenzione a welfare, responsabilità sociale, formazione, innovazione.
«Più in generale – si legge nella ricerca – la ricostruzione “post Covid” dovrà tenere conto di due istanze importanti, che coinvolgono la guida e l’amministrazione dello Stato, i cittadini, le imprese: perseguire con convinzione un sentiero di sviluppo sostenibile e offrire formazione soprattutto ai giovani, per contrastare la povertà educativa».

