campo di grano

Oggi ul Food System Summit dell'Onu, fra grandi obiettivi e forti critiche

L’esordio è ambizioso, almeno a leggere il comunicato stampa con cui il Food Systems Summit viene lanciato: «Il Summit delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari è destinato a innescare la trasformazione dei sistemi alimentari in tutto il mondo con una maratona di impegni da parte di governi, sostenitori, comunità e imprese».

Il Food Systems Summit, vertice delle Nazioni Unite, si svolge oggi a New York in concomitanza con l’assemblea generale delle Nazioni Unite. Vuole porre le basi per un impegno globale a sviluppare sistemi alimentari più inclusivi e sostenibili. Questo sulla carta. In pratica, però, è un vertice al centro di polemiche già da quando è stato lanciato, prima dello scoppio della pandemia.

Food System Summit, cosa non va?

Il vertice, spiega ancora la nota ufficiale, segue un processo durato 18 mesi, che ha coinvolto 148 nazioni in un dialogo con gli attori chiave del sistema alimentare per sviluppare «strategie nazionali per sistemi alimentari più inclusivi, resilienti e sostenibili».

Il vertice, ancora, è destinato a lanciare «iniziative e coalizioni congiunte, che includono impegni per garantire pasti sani e nutrienti a tutti gli studenti, ridurre lo spreco alimentare e sbloccare l’innovazione agricola per raggiungere gli obiettivi climatici».

Fatte queste premesse istituzionali, cosa c’è allora che non va nel Food Systems Summit? Il vertice ha suscitato le reazioni critiche di molte organizzazioni della società civile e di reti che si occupano di sovranità alimentare, che di fatto denunciano il forte ruolo riservato alle multinazionali dell’agricoltura intensiva e hi tech nell’ambito del vertice.

Un consesso di questo tipo, fra l’altro al di fuori di una sede più “naturale” quale sarebbe stata la Fao, tralascerebbe il ruolo dell’agroecologia e dei piccoli agricoltori, dando troppo peso all’agroindustria. Senza contare problemi di governance, compresa la partnership col World Economic Forum.

 

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Sistemi alimentari, pre-summit Onu e protesta della società civile

 

Fame Zero, sempre più lontana

Il summit è stato annunciato prima della pandemia da Covid 19. E interviene in un contesto in cui la pandemia ha aggravato i dati sulla fame nel mondo, ben lontana da quella Fame Zero che il mondo si era dato al 2030 fra gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Secondo l’ultimo rapporto Fao sullo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (Sofi 2021) nel 2020 fra 720 e 811 milioni di persone hanno sofferto la fame. Più di 2,3 miliardi di persone (pari al 30% della popolazione mondiale) non hanno avuto accesso in maniera continuativa durante l’anno a risorse alimentari adeguate. È quasi una persona su tre nel mondo.

La malnutrizione in tutte le sue forme non è stata debellata. I bambini sono le prime vittime di questa emergenza. Secondo le stime di Sofi 2021, nel 2020 erano più di 149 milioni i bambini sotto i cinque anni con un ritardo della crescita, più di 45 milioni quelli deperiti e circa 39 milioni quelli sovrappeso. E i dati potrebbero essere anche peggiori.

Ben tre miliardi di adulti e bambini non hanno potuto accedere a una dieta alimentare sana, in gran parte per via dei costi eccessivi. La pandemia ha fatto peggiorare fame, malnutrizione e cattiva alimentazione.

Azione contro la fame: restiamo critici sull’agenda del Summit

In questo contesto, e con la crisi climatica che incombe, Azione contro la Fame «accoglie con favore l’avvio dei lavori del Food Systems Summit, il vertice sui sistemi alimentari che si terrà il 23 settembre a New York nel quadro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite».

Quello che viene condiviso è la necessità di una riflessione mondiale su come garantire a tutti il diritto a una sana alimentazione.

Detto questo, però, l’associazione richiama i problemi del Food Systems Summit e resta critica sull’agenda del summit.

«Allo stesso tempo, però, ritiene che la governance del Summit non abbia garantito la giusta centralità e il dovuto coinvolgimento a coloro che soffrono maggiormente la fame e sono direttamente coinvolti nelle attività legate alla produzione di cibo – dice Azione contro la Fame – Inoltre, i lavori preparatori del consesso, svolti nel mese di luglio, non hanno indicato le auspicate soluzioni trasformative e, in particolare, non hanno riservato la giusta priorità all’agroecologia, al ruolo delle donne nei sistemi alimentari e ai metodi utili per trasformare i sistemi alimentari nei contesti di conflitto».

«Il principio della ‘sovranità alimentare’ e il diritto al cibo devono essere al centro della trasformazione dei sistemi alimentari – ha dichiarato il direttore generale di Azione contro la Fame, Simone Garroni – Per questa ragione, riteniamo che l’unica strada possibile per assumere decisioni che siano all’altezza delle sfide sia il protagonismo delle comunità interessate: piccoli agricoltori, lavoratori agricoli, allevatori, oltre che i rappresentanti dei territori che, oggi, più di altri patiscono la fame. Pur riconoscendo la legittimità del coinvolgimento delle multinazionali dell’agribusiness, crediamo che non debbano essere loro a guidare la discussione o a plasmare l’agenda del vertice. Non si può infatti escludere dall’analisi del problema l’impatto dei sistemi alimentari agroindustriali sulla fame, sul clima, sulla biodiversità e sulla crisi sociale in atto».

Il summit, prosegue l’organizzazione, non riconosce l’adeguata priorità all’agroecologia contadina come perno della strategia di trasformazione dei sistemi alimentari, laddove le pratiche miste coltura-allevamento sono più efficienti dal punto di vista energetico e cercano di trovare una simbiosi con l’ambiente, contro i danni causati da pesticidi e fertilizzanti chimici.

«L’agroecologia è già praticata con successo da milioni di piccoli agricoltori ed è capace di garantire una partecipazione più equa delle popolazioni in termini di accesso alla terra, alle risorse produttive, a diete sane e sostenibili. Dobbiamo estenderla – continua Garroni – e promuovere l’equità rimuovendo le barriere di accesso alla terra, ai finanziamenti e alla formazione agricola per coloro che sono le protagoniste dei sistemi alimentari. Basti pensare alle donne, maggiormente soffrono la fame, la malnutrizione e gli effetti dei cambiamenti climatici».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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