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Il 22 aprile è la Giornata mondiale della Terra

Invest in our Planet è lo slogan della Giornata mondiale della Terra del 22 aprile.

«Questo è il momento di cambiare tutto: il clima del business, il clima politico e il modo in cui agiamo sul clima. Ora è il momento del coraggio inarrestabile di preservare e proteggere la nostra salute, le nostre famiglie e i nostri mezzi di sussistenza», si legge sul sito ufficiale dell’Earth Day 2022.

«Per la Giornata della Terra 2022, dobbiamo agire (coraggiosamente), innovare (ampiamente) e attuare (equamente)». Ed è un impegno che coinvolgerà tutti, imprese governi e cittadini, tutti responsabili.

La Giornata della Terra 2022

La Giornata richiama l’attenzione sulle diverse azioni che anche i cittadini possono mettere in pratica, dalla lotta ai rifiuti alla scelta di una moda per la terra, ovvero di una moda sostenibile, alla necessità di avere cittadini consapevoli della crisi climatica.

L’Earth Day di quest’anno è occasione per partecipare alla Global Cleanup campaign, una campagna mondiale per rimuovere miliardi di rifiuti da quartieri, spiagge, fiumi, laghi, sentieri e parchi, riducendo i rifiuti e l’inquinamento da plastica, migliorando gli habitat e prevenendo danni alla fauna selvatica e agli esseri umani.

La giornata della Terra chiama poi all’alfabetizzazione climatica, alla creazione di una generazione di cittadini pronti al cambiamento climatico, informati e consapevoli, e con essi la creazione di una  “comprensione pubblica” su come fermare la crisi climatica.

 

 

Giornata della Terra e moda sostenibile

La Giornata della Terra è anche occasione per scegliere una moda per la terra: abbandonare i modelli di fast fashion, la moda veloce, e scegliere la moda sostenibile.

«L’industria della moda è responsabile di oltre l’8% delle emissioni totali di gas serra. La moda sostenibile si riferisce a una filiera di abbigliamento ecologicamente e socialmente responsabile», si legge sulla pagina ufficiale dell’Earth Day 2022.

L’industria della fast fashion ha completamente rivoluzionato il settore della moda ma non in meglio, ricorda la pagina dedicata a questo particolare campo (che rientra fra l’altro nel pacchetto dell’economia circolare della stessa Commissione europea.)

«Dietro ogni capo di abbigliamento nel negozio, c’è un’industria distruttiva che spoglia la Terra delle sue risorse limitate e pone un tributo devastante sulla forza lavoro che lavora nelle fabbriche di abbigliamento – si legge sulla pagina dell’Earth Day – Enormi quantità di rifiuti caratterizzano questo settore, poiché ogni anno inviamo circa 40 milioni di tonnellate di tessuti alle discariche o all’incenerimento».

 

I numeri e i problemi della fast fashion

I numeri di questo settore sono impressionanti. L’industria della moda produce 100 miliardi di capi all’anno, per 7 miliardi di persone sulla Terra. L’impronta idrica dei vestiti è grande: servono quasi 3 mila litri di acqua per fare una t-shirt di cotone e 3.781 litri di acqua per realizzare un paio di jeans.

L’industria delle moda è fonte di inquinamento dell’acqua e delle comunità locali per le sostanze chimiche, tossiche e i coloranti usati. «La coltivazione del cotone consuma più pesticidi di qualsiasi altra coltura e la pesante irrigazione necessaria porta questi pesticidi nei fiumi e nelle falde acquifere circostanti», contaminando terra acqua e cibo.

Il 60% di tutti gli indumenti è costituito da fibre sintetiche come il poliestere, un derivato del petrolio che contiene alti livelli di microplastiche. Il lavaggio degli indumenti sintetici rilascia microplastica e contribuisce al 35% di tutto l’inquinamento da microplastica oceanica.

La moda contribuisce alle forme moderne di sfruttamento lavorativo e di “moderna schiavitù”. E a pagare il prezzo dell’abbigliamento a buon mercato della fast fashion sono i lavoratori dell’industria tessile.

 

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Moda e sostenibilità, l’Europa propone prodotti tessili sostenibili e circolari

 

Moda, cosa possono fare i consumatori

Cosa possono fare i consumatori sul versante della moda? Di sicuro cambiare i comportamenti di acquisto e consumo. E dunque la lista dei suggerimenti prevede quello di informarsi sull’abbigliamento sostenibile. Di acquistare di meno e comprare qualità invece di quantità.

Meglio scegliere materiali naturali, come cotone biologico, lino o canapa, e tessuti interamente riciclati (poliestere riciclato al 100%). I consumatori possono scegliere marchi etici e brand locali e attuare una serie di comportamenti che puntano all’economia circolare, come quello di acquistare abiti di seconda mano, scambiare i vestiti attraverso gruppi di scambio e riparare gli abiti.


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Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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