Sviluppo sostenibile, nasce il Gruppo Inter-Istituzionale fra organizzazioni civiche ed eurodeputati

Il dilemma è presto detto: in nome della ricostruzione post-Covid 19, si è disposti a sacrificare lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente? Anche l’Italia deve decidere quale strada intraprendere. Se andare nella direzione della sostenibilità oppure «se, in nome della crescita del PIL a tutti i costi, si sarà pronti a sacrificare i passi avanti compiuti o programmati per i prossimi anni, primi fra tutti il processo di decarbonizzazione, la sicurezza dei lavoratori e l’equità». Sviluppo sostenibile e Covid-19 sono dunque sul tavolo quando si parla di ricostruzione post pandemia.

Asvis: ripensare il modello di sviluppo

L’Asvis, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, sollecita investimenti per sostenere il sistema produttivo, l’occupazione, l’istruzione e per arginare povertà e disuguaglianze, rimanendo in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e con le parole d’ordine del Green Deal.

L’associazione ha pubblicato uno studio che valuta l’impatto della pandemia sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e presenta alcune proposte per la ricostruzione e per l’attuazione dell’Agenda 2030.

Il tema di fondo è il modello di sviluppo che si vuole seguire durante la ricostruzione. La paura è che si torni semplicemente indietro, al passato, che ha fallito nella tutela dell’ambiente e del Pianeta stesso.

«Una crisi dagli effetti così violenti deve portare a un ripensamento profondo del modello di sviluppo e a un cambiamento di molte politiche rispetto al periodo pre-Covid-19 – dice Enrico Giovannini, portavoce Asvis –  Servono subito misure orientate a far “rimbalzare avanti” il Paese, scongiurando il semplice ritorno al passato, e a prepararsi ad affrontare shock futuri. Le ingenti risorse impegnate dal Governo e dall’Unione europea vanno orientate ad un cambio di paradigma produttivo, caratterizzato da maggiore sicurezza dei lavoratori, innovazione e capacità di cogliere le opportunità offerte dalla Green Economy. Nonostante la crisi, gli italiani ritengono sempre più urgente perseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e chiedono misure di contrasto ai cambiamenti climatici, considerati una minaccia al pari del Covid-19».

 

economia sostenibile
Fase 2 e clima

 

Sviluppo sostenibile e Covid-19, cittadini consapevoli della crisi climatica

L’Asvis, che ha pubblicato lo studio Politiche per fronteggiare la crisi da COVID-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, propone azioni per la ripresa e la ricostruzione che siano in linea con l’Agenda 2030 e il Green Deal, in modo da fronteggiare la crisi con un nuovo modello di sviluppo che segua gli obiettivi di sviluppo sostenibile e renda il paese meno vulnerabile a crisi future.

Non bisogna sacrificare i passi avanti fatti. I cittadini stessi sono consapevoli, evidenzia l’Asvis, «non solo dei legami tra rischi ambientali e possibile insorgenza di pandemie, ma anche della fragilità dell’attuale sistema economico e sociale».

Il 72% degli italiani pensa che la crisi climatica sia una minaccia pari a quella del Covid-19, il 63% ritiene che nella ripresa economica successiva alla crisi sanitaria sia necessario contrastare il cambiamento climatico. Il 71% ritiene che se il governo non agirà subito per combattere la crisi climatica avrà fallito il suo compito, mentre il 66% dichiara che ripenserà il proprio voto se il partito di riferimento non prenderà azioni al riguardo e il 50% è contro una ripresa economica che possa peggiorare le condizioni ambientali (dati Ipsos).

«L’Italia deve decidere che direzione prendere: se proseguire su quella indicata dalla Legge di Bilancio per il 2020, molto più orientata alla sostenibilità delle precedenti, e degli orientamenti strategici dell’Unione europea o se, in nome della crescita del PIL a tutti i costi, sacrificherà i progressi fatti o programmati per i prossimi anni, primo fra tutto il processo di decarbonizzazione, la sicurezza dei lavoratori e l’equità sociale», dice Enrico Giovannini.

Lo choc da Covid-19 su economia, società e ambiente

La pandemia ha un impatto sull’economia, sulla società, sulle persone e sull’ambiente. Lo choc da Covid-19 ha conseguenze sul capitale economico, rileva l’Asvis, perché riduce la capacità produttiva e fa crollare la ricchezza. Ha un impatto sul capitale umano in termini di disoccupazione e sottoccupazione, mentre il lockdown incide negativamente sulla formazione. Ha effetti sul capitale sociale in termini di riduzione delle interazioni e difficoltà operative per il Terzo Settore.

La pandemia impatta sull’ambiente. E se è vero che il lockdown ha portato a una riduzione delle emissioni, la gestione di quello che verrà dopo può portare a nuovi problemi di inquinamento.

«Gli effetti sul capitale naturale, positivi nella fase di blocco delle attività socioeconomiche, possono diventare negativi nella fase di ripartenza – dice l’Asvis – qualora non si adottino misure per lo smaltimento corretto di dispositivi di protezione individuali (mascherine, guanti, ecc.), per ridurre l’uso di plastica monouso nella ristorazione e nelle mense aziendali, per evitare il ricorso generalizzato ai mezzi di trasporto privati e per evitare l’abbandono dei programmi di transizione ecologica e di decarbonizzazione».

 

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La sfida del digitale

 

Sviluppo sostenibile, azioni per la ricostruzione

L’Alleanza sollecita dunque alcune azioni per aiutare il Paese a «rimbalzare avanti» verso uno sviluppo più sostenibile. Fra queste ci sono la semplificazione delle procedure amministrative per gli interventi pubblici e il ripensamento del ruolo dello Stato «per la salvaguardia dei beni comuni e la promozione di comportamenti economici orientati al benessere di tutti. Ciò comporta – scrive l’Asvis – l’accelerazione della transizione all’economia circolare, una maggiore protezione della salute e dei diritti dei lavoratori, l’estensione alle medie imprese dell’obbligo di rendicontazione dell’impatto sociale e ambientale della loro attività, l’introduzione di finanziamenti con garanzia pubblica per lo sviluppo sostenibile».

Bisogna accelerare la transizione digitale, che può essere un fattore rilevante nello sviluppo sostenibile. E questo va affiancato a misure per conciliare vita e lavoro, anche attraverso smart working, soprattutto in favore delle donne. Il capitale naturale alla base della salute va considerato centrale. Bisogna ancora salvaguardare l’infrastruttura culturale con «una relazione integrata fra mondi della cultura, dell’educazione e del turismo». E raccogliere la sfida della didattica a distanza per migliorare l’accesso alla conoscenza e ridurre le disuguaglianze.


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