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Nuove abitudini digitali, cosa lascia la pandemia agli italiani (foto pixabay)

La pandemia ha lasciato agli italiani nuovi abitudini digitali. Fare la spesa online, interagire da remoto con la pubblica amministrazione e accedere ai servizi pubblici. Lavorare online. Le nuove abitudini digitali sono frutto spesso di un’esigenza impostata (il lavoro da remoto, la didattica a distanza) ma alcuni comportamenti che gli italiani hanno attuato per la prima volta continueranno anche in futuro. Il food delivery, per esempio, o l’accesso ai servizi pubblici via app.

Gli italiani promuovono smart working, spesa online e accesso da remoto alla pubblica amministrazione, mentre sono preoccupati delle ripercussioni che il tanto tempo passato online può avere sulla qualità delle relazioni interpersonali e sulla salute.

Il focus sulle nuove abitudini digitali post-Covid viene da un’indagine di Altroconsumo, presentata al Festival dell’economia di Trento. L’indagine è stata fatta a marzo 2022 attraverso un questionario online. Hanno partecipato 1.032 persone tra i 18 e i 74 anni, distri­buite su tutto il territorio nazionale.

Nuova era digitale post pandemia

La pandemia ci ha condotto velocemente dentro una nuova era digitale. Da qui parte l’indagine, fra nuovi servizi a portata di mouse e più tempo passato online – il che finisce per incidere non solo sull’organizzazione giornaliera del lavoro e delle attività quotidiane ma anche sulla dinamica delle relazioni interpersonali.

La pandemia è stata anche, in tema di abitudini digitali, una serie di prime volte e di nuove abitudini online che non saranno abbandonate e che, molto più semplicemente, tenderanno a essere un’opzione in più – per fare la spesa o comunicare con la pubblica amministrazione, per esempio.

 

 

Altroconsumo. nuove abitudini online post pandemia, giugno 2022

 

Le nuove abitudini digitali, non solo spesa online

Il 21% ha comprato nuovi dispositivi connessi a Internet (soprattutto un portatile o un tablet) per motivi legati alla pandemia, smart working o dad, e il 37% ha usato per la prima volta un’app o una piattaforma online, soprattutto per la consegna di cibo o di altri prodotti (food delivery e simili, 21%) seguita da app per l’attività fisica (11%) e video in streaming (9%).

«In molti casi si è trattato di necessità legate al lavoro da remoto, ma la motivazione sta soprattutto nella didattica a distanza – spiega Altroconsumo – Infatti, la percentuale di chi ha acquistato nuovi dispositivi a causa del Covid raggiunge il 34% per chi vive con figli e il 40% tra gli studenti».

Negli ultimi due anni, più di un terzo degli italiani ha iniziato a utilizzare per la prima volta almeno un’app o una piatta­forma online. La ragione è stata soprattutto farsi consegnare cibo o altri prodotti a casa (21%), fare attività fisica (11%) o guardare video in streaming (9%).

Molti consumatori hanno usufruito per la prima volta di servizi online. Il 18% ha fatto online per la prima volta la spesa (il 47% continuerà a farlo); il 17% servizi del comune (continuerà il 74%); il 10% rinnovo documenti online (continuerà il 58%).

IL 9% ha pagato le utenze, il 9% ha fatto investimenti e il 7% ha acquistato abbigliamento, il tutto per la prima volta via Internet.

La maggior parte dichiara che è stato facile utilizzare questi servizi via web (con l’eccezione del rinnovo di documenti, che ha creato problemi al 43% dei rispondenti).

«È probabilmente grazie a queste prime esperienze senza intoppi – spiega Altroconsumo – che in tanti pensano di continuare a utilizzare servizi fiscali o assicurativi online e ad acquistare elettrodomestici o prodotti hi-tech da internet».

Il tempo digitale degli italiani

Il tempo digitale degli italiani si è dilatato. Il 46% degli intervistati afferma di passare più tempo online per motivi di svago e di vita privata rispetto a prima della pandemia, e questa percentuale è significativamente più alta nella fascia 18-34 anni (62%). In media si passano 3 ore al giorni connessi ad Internet per svago o vita privata. Quasi 1 su 4 passa almeno 5 ore online durante i giorni infrasettimanali.

Cosa cambia? Il ricorso al web nella sfera privata si accompagna a timori sulle ripercussioni negative che il tempo passato online può avere a livello personale e familiare.

«Il 31% degli inter­vistati ritiene di fare spesso un uso ecces­sivo dei dispositivi connessi. Pensando ai propri figli adolescenti (13-17 anni) la preoccupazione è ancora più diffusa: il 59% dei genitori crede che trascorrano troppe ore online. C’è preoccupazione anche per i figli più piccoli. Il 27% di chi ha figli tra i 6 e i 12 anni pensa che passino troppe ore collegati alla rete e l’11% ha lo stesso timore riguardo ai propri figli sotto i 6 anni di età. Nel complesso, il 39% degli italiani ritiene che le proprie abitudini di utilizzo di internet abbiano un impatto negativo sulla propria salute; lo pensano soprat­tutto i più giovani tra 18 e i 34 anni» (Altroconsumo).

Promosso lo smart working

I lavoratori dichiarano invece effetti positivi dallo smart working o lavoro da casa. Fra chi ha un lavoro che può essere svol­to almeno in parte da remoto, 3 inter­vistati su 4 lavorano attualmente da casa e il 51% prevede di avere questa possibilità anche al termine della pan­demia. Prima del Covid solo al 29% era concesso di farlo.

Secondo l’esperienza degli intervistati, dice Altroconsumo, «lavorare tra le mura domestiche ha avuto nel complesso un impatto positivo, il 65% ritiene che abbia migliorato la propria vita professionale, solo l’8% che l’abbia peggiorata. Gli aspetti che hanno beneficiato maggiormente sono la conciliazione con i tempi della vita privata (per il 66%), il proprio rendimento (64%) e la riduzione dello stress (62%). Non mancano, però, i problemi: sono cambiate soprattutto le relazioni con i colleghi, che per il 22% degli intervistati sono peggiorate».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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