Piattaforme digitali, un potere che condiziona cittadini e imprese (Immagine da Consumerism 2025)
Piattaforme digitali, uno strapotere che condiziona cittadini e imprese
“Piattaforme digitali: il ruolo di consumatori, imprese e Authority” è l’evento di Consumers’ Forum con le Autorità indipendenti, quest’anno centrato sul potere delle grandi piattaforme. “Consumatori, imprese, istituzioni e Authority insieme possono arginarlo, nell’interesse dei cittadini e del mercato”, afferma l’associazione
Le piattaforme digitali hanno modificato la realtà in cui viviamo. Nell’informazione, nei servizi, nell’economia, nella cultura e nella società, di fatto nella vita quotidiana, i cittadini sono alle prese con il potere delle piattaforme digitali, che spesso si configura come uno “strapotere” esercitato da imprese private con business e capacità di influenza in grado di competere con quelli degli Stati. Intorno al potere delle piattaforme digitali Consumers’ Forum, ente composto da associazioni, istituzioni e imprese, ha riunito intorno al tavolo le principali Autorità indipendenti nel corso della XX edizione del convegno annuale con le Authority italiane, dal titolo “Piattaforme digitali: il ruolo di consumatori, imprese e Authority”, che si è svolto ieri a Roma.
Big Tech, lo “Stato parallelo”
Afferma il presidente di Consumers’ Forum Furio Truzzi: «Quest’anno abbiamo voluto dedicare la XX edizione dell’appuntamento annuale con le Authority alla riflessione sul grande potere delle piattaforme. Parliamo di piattaforme digitali, le cosiddette Big Tech, grandi multinazionali come Google, Amazon, Apple, Netflix per esempio. Parliamo, ormai è sotto gli occhi di tutti, di un vero e proprio strapotere. Cito Marshall McLuhan che attribuisce loro un uso della tecnologia specificamente finalizzato a “narcotizzare” i consumatori e renderli dipendenti mentalmente, prima ancora che in termini puramente economici di dominanza del mercato, descrivendo a mio parere un vero e proprio “impero del male”».
Le piattaforme digitali, prosegue Truzzi, «sono di fatto uno stato parallelo. Hanno implementato e ormai consolidato negli ultimi anni un uso della tecnologia che ci deve fortemente preoccupare, riflettendone in termini consumeristi».
Per Truzzi «sia le associazioni dei consumatori per il ruolo prezioso che svolgono, sia le imprese che ne subiscono lo strapotere, sia le Authority con il loro enforcement, possono rappresentare, insieme, l’alternativa a un uso distorto della tecnologia, nell’interesse dei cittadini e consumatori.»
Piattaforme digitali, Consumerism 2025
Che le piattaforme digitali siano in grado di esercitare un grande potere è un dato di fatto e, con l’amministrazione Trump, di fatto è aumentata la pressione delle Big Tech sulla regolamentazione del settore, che l’Unione europea propone attraverso strumenti quali il Digital Markets Act e il Digital Services Act.
Durante l’evento è stata poi presentata la ricerca Consumerism 2025 dal titolo “Piattaforme digitali e consumatori. Il ruolo delle Autorità indipendenti”, realizzata in collaborazione con Università Roma Tre e illustrata dal Professor Fabio Bassan, Ordinario di Diritto dell’Unione Europea, che ha sottolineato come con l’avvento delle grandi piattaforme “siano meno tutelati i diritti dei cittadini. Infatti laddove la protezione dei consumatori è debole, lo sviluppo del mercato è particolarmente ostacolato”.
Scrive Bassan su Consumerism: “Il fenomeno delle piattaforme digitali ha modificato in modo dirompente e ormai definitivo la realtà in cui gli individui vivono, le aziende producono, gli stati si relazionano tra loro. Le piattaforme caratterizzano la nostra epoca, che possiamo classificare come un’era ibrida, poiché l’esperienza umana è integrata – a volta aumentata ma comunque influenzata – dalla macchina, che produce spesso, via intelligenza artificiale, un’esperienza autonoma, con la quale quella umana si confronta, si arricchisce o soccombe”.
I modelli di business delle piattaforme, prosegue lo studio, “si fondano tutti sulla gestione di una gran mole di dati, non sempre anonimizzati, che consentono procedure di profilazione individuale che incidono sulle scelte degli individui, siano questi elettori o consumatori”.
Il rapporto di studio evidenzia dunque quale sia il tema al centro della discussione, quello che preoccupa e allo stesso tempo richiede azione e comprensione. “L’evoluzione nel Web3 delle piattaforme digitali le trasforma, da destinatari delle regole degli stati, a soggetti in grado di negoziare le regole, ‘tra pari’. Le piattaforme, infatti, da un lato sono ordinamenti giuridici anch’esse (esercitano il potere normativo, esecutivo e para-giurisdizionale nei confronti dei propri clienti se piattaforme aperte, o dei propri iscritti, se piattaforme chiuse), e dall’altro sono ‘potenze’ in grado di confrontarsi e competere con gli Stati a parità di strumenti (la valuta, da ultimo). La novità, dirompente, è che questi soggetti non sono Stati, ma imprese private”.

