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Quanto è smart la casa degli italiani ? Indagine Altroconsumo sui dispositivi intelligenti (foto pixabay)

Le case italiane sono sempre più “smart” e connesse alla rete attraverso l’Internet delle cose. È un mercato in ascesa, che rende le abitazioni “intelligenti” attraverso elettrodomestici e oggetti connessi e che a oggi vale, ricorda Altroconsumo, 650 milioni di euro. Quali sono gli oggetti smart più diffuse nelle case degli italiani? Al primo posto ci sono smart tv e assistenti vocali. Non sempre l’Internet delle cose è facile da usare, o comunque non è lineare l’uso, tanto è vero che un terzo degli italiani dice di aver avuto almeno un problema con uno degli apparecchi intelligenti. Quella che più desta preoccupazione è però la privacy, tanto è vero che quasi sette utenti su dieci temono che i propri dati personali finiscano nelle mani delle aziende.

Smart home e Internet delle cose

Per capire quanti consumatori usino oggetti smart, Altroconsumo ha condotto un’indagine che coinvolge 1.817 cittadini a cui è stato chiesto se avessero in casa almeno un oggetto con funzionalità intelligente (esclusi smartphone e tablet).

Dai dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano emerge che il 46% degli italiani possiede almeno un dispositivo “smart”, ovvero connesso alla rete, ricorda Altroconsumo.

La smart TV è l’oggetto più presente nelle case del nostro Paese (72%), seguita dagli assistenti vocali (Alexa, Google Home, Siri) in grado di comandare gli oggetti domestici tramite la rete wi-fi con il 29%, stampanti e lampadine smart (rispettivamente 23% e 20%). A seguire, gli elettrodomestici connessi tra cui, lavatrice (17%), frigorifero (13%) e lavastoviglie (10%).

 

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Smart home, mercato in crescita

 

I problemi con i dispositivi smart

Un terzo dei consumatori ha però avuto problemi funzionali con i diversi dispositivi intelligenti e dichiara di aver avuto almeno un problema con i dispositivi smart, in particolare con oggetti quali TV, stampanti e asciugatrici.

Le maggiori difficoltà riscontrate sono quelle legate al controllo del dispositivo tramite l’app (43%di chi ha avuto problemi), la connessione wi-fi (36%), seguono quelli con l’app o il software (32%) e il malfunzionamento dell’applicazione dopo un aggiornamento (30%).

«È possibile – spiega Altroconsumo – che i disservizi siano causati dal fatto che sia necessario scaricare diverse applicazioni per controllare più oggetti, questo perché ciascun brand dispone di sistemi operativi chiusi e protocolli propri. Ciò rende impossibile l’interazione tra i vari device, in particolar modo se si tratta di elettrodomestici. Una possibile soluzione adottata dai grandi player del settore quali Samsung, Amazion, Google e Apple prevede di realizzare in futuro un unico consorzio, Matter, al fine di produrre dispositivi smart certificati compatibili tra di loro».

Oggetti connessi e sicurezza dei dati personali

C’è però una grande preoccupazione e riguarda la sicurezza dei dati personali.

Il 69% degli intervistati, spiega Altroconsumo, dichiara di aver timore che i propri dati sensibili possano cadere nelle mani delle aziende private (per quelle statali la percentuale scende al 53%) senza la loro autorizzazione.

«Questo è un rischio legato all’immensa circolazione di dati che avviene a causa dell’attivazione di ciascun device tramite le rispettive app. Al fine di prevenire eventuali danni, i produttori devono garantire sicurezza informatica e tutelare la privacy dei loro consumatori; questi ultimi dovrebbero adottare alcuni accorgimenti per difendersi in maniera consapevole da eventuali intrusioni. Si consiglia ad esempio di utilizzare password più articolate, un riconoscimento a due fattori tramite un codice autogenerato e di spegnere i device quando non vengono utilizzati in modo tale da interrompere il flusso dei dati».


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