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Il Covid ha messo in evidenzia quanto sia importante la tecnologia digitale. Fondamentale per organizzare servizi, dalla telemedicina al rapporto con la pubblica amministrazione, dal lavoro alla scuola a distanza. Molte attività si sono spostate online durante la pandemia. Ma quanto sono digitali la società e l’economia in Europa e in Italia? Lo misura il DESI, l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società, che misura i progressi compiuti dagli stati verso società ed economia digitale.

Il rapporto è stato appena pubblicato dalla Commissione europea e si basa sui dati del 2019. La pandemia è venuta dopo e ha accentuato diverse tendenze, ha portato a una grande domanda di infrastrutture e servizi digitali e ha fatto aumentare la fruizione di servizi internet da parte dei cittadini.

Soprattutto, la crisi del Covid ha messo in evidenza l’importanza del digitale. L’Italia non se la passa bene, perché a parte una buona posizione per quanto riguarda la preparazione al 5G, sconta un complessivo ritardo nelle competenze digitali dei cittadini e nello stesso uso di Internet. È quart’ultima, al 25mo posto su 28 stati.

 

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Indice Desi 2020. Fonte: Commissione europea

 

 

Società digitale, i progressi e la pandemia

Il DESI 2020, dice la Commissione europea, evidenzia progressi in tutti gli Stati.

«Ciò assume un’importanza ancora maggiore nel contesto della pandemia di Covid-19, che ha dimostrato quanto le tecnologie digitali siano diventate essenziali, rendendo possibile la prosecuzione del lavoro, monitorando la diffusione del virus o accelerando la ricerca di cure e vaccini – dice Bruxelles – Gli indicatori DESI pertinenti per la ripresa dimostrano inoltre che gli Stati membri dell’UE dovrebbero intensificare gli sforzi volti a migliorare la copertura delle reti ad altissima capacità, assegnare lo spettro 5G per consentire il lancio commerciale dei servizi 5G, migliorare le competenze digitali dei cittadini e digitalizzare ulteriormente le imprese e il settore pubblico».

Nell’ambito del piano per la ripresa dell’Europa, adottato dalla Commissione, questo indice guiderà l’analisi per paese a sostegno delle raccomandazioni sul digitale.

«La crisi Covid-19 – commenta la  Vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager – ha dimostrato quanto sia fondamentale che i cittadini e le imprese siano collegati e in grado di interagire tra loro online. Continueremo a collaborare con gli Stati membri per individuare gli ambiti che necessitano di maggiori investimenti affinché tutti gli europei possano beneficiare dei servizi e delle innovazioni digitali».

 

Italia indietro sulle competenze digitali

Per l’edizione 2020 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) l’Italia si colloca al 25º posto fra i 28 Stati membri dell’UE. È in buona posizione per la preparazione alle reti 5G ma sconta grandi carenze in termini di competenze digitali. Il 26% degli italiani non usa Internet.

«Rispetto alla media UE, l’Italia registra livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi – si legge nella scheda dedicata – Anche il numero di specialisti e laureati nel settore TIC è molto al di sotto della media UE. Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali. Solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet. Sebbene il paese si collochi in una posizione relativamente alta nell’offerta di servizi pubblici digitali (e-government), il loro utilizzo rimane scarso».

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DESI 2020, lo sguardo sull’Europa

La Finlandia, la Svezia, la Danimarca e i Paesi Bassi si collocano in cima alla classifica per quanto riguarda le prestazioni digitali globali all’interno dell’UE, seguite a ruota da Malta, Irlanda ed Estonia. Nell’indice internazionale i paesi europei che hanno le migliori prestazioni sono anche leader a livello mondiale.

«Il fatto che le più grandi economie dell’UE non siano all’avanguardia nel settore digitale implica che, se l’UE vuole realizzare con successo la duplice trasformazione digitale e verde, è necessario accelerare la trasformazione digitale – commenta la Commissione europea – Negli ultimi cinque anni i progressi più significativi sono stati realizzati dall’Irlanda, seguita da Paesi Bassi, Malta e Spagna».

La pandemia ha avuto forte impatto su ogni aspetto dell’economia e della società digitale per cui, spiega Bruxelles, i risultati del 2020 dovranno essere letti alla luce delle misure adottate dagli Stati e dalla Commissione davanti alla crisi e alla ripresa.

Società digitale e connettività

L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società misura i progressi compiuti negli Stati membri in cinque settori strategici, ossia la connettività, le competenze digitali, l’uso di Internet da parte dei singoli, l’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese e i servizi pubblici digitali.

La connettività migliora, dice la Commissione, ma bisogna fare di più per rispondere alle esigenze in aumento.

«Nel 2019 il 78 % delle famiglie aveva un abbonamento per servizi a banda larga fissa, percentuale in aumento rispetto al 70 % di cinque anni fa, e quasi tutta la popolazione europea è servita dalle reti 4G. Solo 17 Stati membri hanno però già assegnato lo spettro all’interno delle bande pioniere 5G (cinque in più rispetto all’anno scorso). Finlandia, Germania, Ungheria e Italia sono i paesi più avanzati in termini di preparazione al 5G. Il 44 % delle famiglie dell’UE dispone di reti fisse a banda larga ad altissima capacità».

Le imprese sono sempre più digitalizzate ma questo riguarda soprattutto quelle di grandi dimensioni. C’è una crescente tendenza all’uso dei servizi pubblici digitali nei settori dell’amministrazione online e della sanità elettronica.

Competenze digitali e uso di internet

Le competenze digitali richiedono nuovi progressi soprattutto perché «la crisi Covid-19 ha dimostrato che, per accedere a informazioni e servizi, è fondamentale che i cittadini possiedano competenze digitali adeguate. Gran parte della popolazione dell’UE (il 42%) non è tuttora in possesso di competenze digitali di base».

L’uso di internet è molto aumentato durante la pandemia ma questa tendenza c’era già prima e l’85% degli europei usava internet almeno una volta a settimana (era il 75% nel 2014). L’uso delle videochiamate era già aumentato, per esempio, passando dal 49 % degli utenti di Internet nel 2018 al 60 % nel 2019. Anche le operazioni bancarie e gli acquisti via Internet sono più diffusi che in passato e sono utilizzati rispettivamente dal 66 % e dal 71 % degli utenti di Internet.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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