L’anno scorso Equitalia ha concesso quasi 400 mila rateizzazioni per un importo che sfiora i 3 miliardi di euro. Oggi le rate rappresentano più della metà delle riscossioni. In cinque anni sono stati concessi 2,2 milioni di pagamenti dilazionati, pari a un ammontare di 24,7 miliardi di euro.
Nel dettaglio, sono 398 mila le rateizzazioni concesse da Equitalia nel 2013 per un valore che supera i 2,9 miliardi di euro. Più dei due terzi delle rateizzazioni (77,2%) riguarda persone fisiche e il restante 22,8% società. Considerando gli importi, il 65,9% è stato concesso a imprese e il 34,1% a persone fisiche. Il 71% delle rateizzazioni riguarda debiti fino a 5 mila euro, il 25,8% debiti tra 5 mila e 50 mila euro e il 3,2% oltre 50 mila euro.
“Oggi la gestione delle richieste di rateizzazione rappresenta una delle principali attività di Equitalia – dice l’amministratore delegato di Equitalia Benedetto Mineo – Nel 2013 più del 50% delle riscossioni è avvenuto tramite il pagamento dilazionato delle cartelle. Cittadini e imprese stanno ricevendo la massima assistenza ai nostri sportelli dove possono trovare consulenza mirata anche nelle situazioni più complesse”.
Equitalia ricorda che le modalità per pagare a rate le cartelle sono state ampliate dalle nuove norme introdotte nella seconda metà del 2013 con la possibilità di ottenere un piano straordinario di rateizzazione fino a 120 rate (10 anni), mentre in precedenza il limite era quello del piano ordinario a 72 rate. L’importo minimo di ogni rata è, salvo eccezioni, pari a 100 euro. I piani di rateizzazione sono alternativi per cui in caso di mancata concessione di una dilazione straordinaria, si può chiedere una rateazione ordinaria. Una volta ottenuta la rateizzazione, e finché i pagamenti sono regolari, il contribuente non è più considerato inadempiente con gli enti creditori ed Equitalia non iscrive fermi o ipoteche, né attiva qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva. Inoltre con una rateizzazione in corso è possibile richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) e il certificato di regolarità fiscale per poter lavorare con le pubbliche amministrazioni.


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