OGM, Greenpeace: adesso è possibile rilevarli tramite un test
Grazie a una ricerca finanziata da Greenpeace sugli OGM, adesso è possibile sapere se un prodotto è stato sviluppato tramite editing genetico prima che arrivi sul mercato europeo
Da adesso è possibile sapere se un prodotto è stato sviluppato tramite editing genetico prima che arrivi sul mercato europeo. È quanto emerge da una ricerca condotta da John Fagan sugli OGM e finanziata da Greenpeace insieme a un gruppo di ONG e associazioni impegnate sul tema degli OGM di Europa, Nuova Zelanda e Stati Uniti, e ad un’azienda europea della grande distribuzione organizzata (GDO).
“Grazie a un nuovo metodo open source appena sviluppato, siamo oggi in grado di scovare se delle colture immesse (o da immettere) sul mercato siano state geneticamente modificate tramite le nuove tecniche di editing genetico – spiega Greenpeace – cioè quelle tecniche di ingegneria genetica che consentono di ottenere nuove sequenze senza aggiungere materiale genetico estraneo”.
“Non si può escludere – prosegue – che oltre all’effetto voluto, queste tecniche provochino alterazioni genetiche non intenzionali tali da influire sulla sicurezza dei prodotti per le persone e l’ambiente”.

OGM, Greenpeace: sviluppare metodi di screening
Il Ministero della Salute ha dedicato un focus agli OGM, in cui spiega che quelli attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante, (mais, soia, colza e cotone), modificati geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.
“In Italia questi non sono coltivati a fini commerciali, anche se è consentita la commercializzazione dei loro prodotti nel rispetto delle regole di etichettatura. Un OGM o un suo prodotto derivato, infatti, può essere immesso sul mercato europeo solo dopo che sia stato autorizzato sulla base di una procedura complessa, che comprende una valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente“.
Come spiegato da Greenpeace, adesso è possibile rilevare in laboratorio una colza OGM resistente agli erbicidi che è stata sviluppata tramite editing genetico. Una scoperta che consente ai Paesi Ue di effettuare controlli ed evitare che questa coltura OGM non entri illegalmente nelle filiere alimentari e mangimistiche.
“Ora però toccherà alla Commissione europea e ai governi nazionali valorizzare questo lavoro e sviluppare metodi di screening in grado di identificare sia prodotti geneticamente modificati noti che sconosciuti – conclude Greenpeace –
Ci aspettiamo che la ministra Bellanova, che ha più volte guardato con attenzione alle tecniche di gene editing, mostri lo stesso interesse per questo test”.

