Oggi la seconda giornata dell'EcoForum

Oggi la seconda giornata dell'EcoForum

È partita oggi l’VIII edizione dell’EcoForum organizzata da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club, che hanno lanciato una proposta per una nuova strategia nazionale per l’economia circolare.

L’EcoForum è  realizzato in collaborazione con CONAI e CONOU e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio.

Una due giorni, in diretta streaming su eco-forum.it e su lanuovaecologia.it, per confrontarsi con esperti del settore, rappresentanti istituzionali, realtà aziendali e associazioni sul presente e sul futuro dell’economia in circolare, che in Italia ha trovato un terreno fertile, come dimostrano le tante esperienze virtuose di green economy che arrivano dai territori, da diversi comuni ricicloni, consorzi pubblici e aziende.

EcoForum, la proposta di Legambiente

La realizzazione di mille nuovi impianti industriali per il riciclo dei rifiuti di origine domestica e produttiva, a partire dal centro sud Italia; più semplificazioni nei processi autorizzativi e la costituzione di una task force al Ministero della Transizione ecologica per velocizzare l’approvazione dei 19 decreti End of waste.

E, ancora, un efficace rafforzamento dei controlli ambientali con uno stanziamento di 240 milioni di euro per assumere 2mila tecnici e per acquistare strumenti e laboratori per il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con l’approvazione dei 2 decreti sugli ispettori e sui Lepta per attuare la legge 132/2016 che ha istituito l’SNPA; l’obbligatorietà del dibattito pubblico da promuovere sui territori, lo sviluppo di un vero mercato dei prodotti riciclati.

È questa la ricetta proposta da Legambiente per un piano nazionale per l’economia circolare.

“L’Italia non perda più tempo – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – e con l’arrivo dei primi fondi europei acceleri in questa direzione attraverso una strategia e un road map nazionale sull’economia circolare. Sono questi i giusti passi per completare al più presto la rivoluzione circolare della Penisola in grado di creare investimenti, occupazione ed economia sul territorio, oltre a evidenti benefici all’ambiente”.

“L’economia circolare – dichiara Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club – è la chiave per risparmiare risorse naturali e per rispondere alla crisi puntando sull’innovazione. Non possiamo quindi che dirci delusi del poco spazio che l’uso efficiente delle risorse ha trovato nel PNRR. Infatti non si tratterebbe solo di gestire in maniera più intelligente e integrata il ciclo dei rifiuti, ma piuttosto di semplificare il recupero con i decreti End of waste e promuovere ad esempio la chimica verde, che si basa su materia prima vegetale e rinnovabile e non più sui fossili”.

 

EcoForum VIII edizione
EcoForum VIII edizione

 

I 5 punti cardine del Piano Nazionale per l’economia circolare

Questi, in sintesi, i cinque punti cardine della nuova strategia nazionale sull’economia circolare, rilanciata da Legambiente:

1. Velocizzare l’approvazione dei decreti End of waste
Al Mite – spiega Legambiente – serve una task force per rendere più veloci gli iter di approvazione dei decreti End of waste (Eow). Dal 2013 al 2021 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo 5 decreti Eow (Css nel 2013, conglomerato bituminoso nel 2018, prodotti assorbenti per la persona nel 2019, pneumatici fuori uso nel 2020, carta e cartone nel 2021).

2. Rafforzare il sistema dei controlli ambientali
Sarebbe necessario, in particolare, un investimento aggiuntivo di circa 240 milioni di euro all’anno per assumere 2mila tecnici in più (rispetto all’attuale organico fatto di 10mila persone) e acquistare strumenti e attrezzature per i laboratori di analisi.

3. Completare la rete impiantistica in tutta Italia per una gestione dei rifiuti urbani tale da rendere autosufficiente ogni provincia
Gli investimenti del PNRR devono contribuire a perseguire tale obiettivo, partendo dal centro sud, in via prioritaria per la digestione anaerobica e il compostaggio, per produrre biometano e  compost  di qualità da frazione organica dei rifiuti urbani; per la selezione dei rifiuti da imballaggio da raccolta differenziata; per il riciclo dei prodotti assorbenti per  la  persona, delle  terre  da  spazzamento, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita; per il riuso dei prodotti dismessi in Centri di preparazione per il riutilizzo.

Anche per i rifiuti di origine produttiva è fondamentale costruire nuova impiantistica per il riciclo. Occorre, inoltre, garantire l’infrastrutturazione dei pescherecci e dei porti, per i rifiuti prelevati accidentalmente dalle reti attraverso la pratica del fishing for litter. Tale sistema, senza l’approvazione del ddl Salvamare, fermo in Senato, è una pratica non prevista dalla legge, fatte salve le sperimentazioni avviate con successo in Toscana, Lazio, Puglia ed Emilia-Romagna.
 
4. Realizzare gli impianti coinvolgendo i cittadini col dibattito pubblico
Le proteste nei confronti dei progetti e le sindromi nimby – afferma l’associazione – si possono superare solo con la partecipazione dei cittadini e la condivisione con i territori. Solo rendendo trasparente il processo di coinvolgimento dei cittadini diventa possibile informare un numero ampio di persone sui reali impatti di un impianto.

5. Costruire un mercato florido per i prodotti da riciclo con gli acquisti verdi
Per chiudere il cerchio dell’economia italiana è importante fare in modo che i prodotti realizzati dal riciclo dei rifiuti abbiano una corsia preferenziale sul mercato.

Parliamone ;-)