Pesticidi, WWF: votare sì al referendum in Trentino per la creazione del Biodistretto
Secondo uno studio condotto in Val di Non sull’impatto dei pesticidi sul DNA dei residenti, l’esposizione a lungo termine aumenta il rischio di tumori. WWF: “Il Biodistretto è uno strumento di prevenzione”
Nel lungo periodo l’esposizione ai pesticidi può contribuire, insieme ad altri fattori individuali, ad aumentare il rischio di tumori. Sono queste le conclusioni di un monitoraggio biologico realizzato nella Val di Non (in Trentino) dalla dottoressa Renata Alleva, con l’obiettivo di valutare l’esposizione ambientale dei residenti ai pesticidi, durante i trattamenti fitosanitari. Alla luce dei risultati emersi dall’indagine, il WWF invita tutti i residenti in Trentino a recarsi alle urne, domenica prossima 26 settembre, e votare SI alla creazione del Biodistretto.
Secondo l’indagine, infatti, i pesticidi, che durante i trattamenti delle colture si disperdono nell’ambiente arrivando all’interno delle case, dove si accumulano nella polvere, creano una condizione di esposizione cronica che può ridurre l’efficienza del sistema di riparazione del DNA.
Cos’è il Biodistretto?
Si tratta di un’area geografica naturalmente vocata al biologico dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo.
“La creazione del Biodistretto può essere la risposta a questi problemi nella Provincia autonoma di Trento – afferma il WWF. – Si tratta di uno strumento utile ad attuare una politica di prevenzione, finanziando e sostenendo i produttori biologici, riconoscendo il loro ruolo di custodia del territorio e tutela della biodiversità e per sensibilizzare la popolazione al consumo di prodotti biologici, almeno quelli più a rischio di presenza residuale di pesticidi (non solo mele, ma anche fragole, pesche albicocche, cavolfiori)”.
Il risultato del monitoraggio
Lo studio – spiega il WWF – ha coinvolto 33 residenti, nessuno dei quali agricoltore, le cui abitazioni sono in tre diverse zone tutte a ridosso dei meleti (a 100 metri di distanza circa). L’esposizione dei residenti è stata verificata sia con un monitoraggio ambientale (presenza di pesticidi nell’aria e nella polvere all’esterno e nella polvere raccolta all’interno delle abitazioni), sia attraverso l’analisi delle urine.
In particolare, il monitoraggio ambientale ha evidenziato la presenza di un cocktail di 18 diversi pesticidi, tra cui molti fungicidi, mentre due insetticidi (Boscalid e Clorpirifos) sono risultati presenti all’esterno delle case.

Inoltre lo studio del DNA dei residenti ha evidenziato che durante il periodo dei trattamenti ai meleti il danno al DNA aumenta proporzionalmente all’intensità (è quindi maggiore nel periodo di alta esposizione), mentre non si evidenzia danno nei periodi di assenza di trattamenti. Lo studio ha evidenziato, inoltre, che i residenti presentano una bassa attività degli enzimi deputati a riparare il danno al DNA.
“La presenza del Biodistretto – spiega il WWF – sarà utile a far crescere la consapevolezza che la produzione del cibo che consumiamo ogni giorno, se fatta con l’uso di pesticidi, causa un impatto ambientale le cui conseguenze sono enormi in termini di costi sanitari, considerando tutte le patologie, oggi in aumento, strettamente legate all’ambiente contaminato ed alla bassa qualità del cibo che consumiamo”.
Biodistretto leva per la transizione ecologica dell’agricoltura del Trentino
L’associazione ambientalista ricorda, inoltre, che secondo i dati dell’Ispra, la Provincia autonoma di Trento è seconda solo al Veneto per utilizzo di pesticidi, con 1.254 tonnellate, pari a 54 chili per ettaro.
Mentre la superficie agricola utilizzata (SAU) certificata in agricoltura biologica è il 5,4% del totale, rispetto alla media nazionale del 16,6%.
“Il Biodistretto – conclude – attraverso la valorizzazione delle filiere biologiche, la cooperazione delle aziende agricole con le Amministrazioni comunali e gli altri operatori economici del territorio, con l’organizzazione di servizi per l’assistenza tecnica agli agricoltori, può essere la leva per una transizione ecologica dell’agricoltura del Trentino, indispensabile per tutelare la salute”.

