Indice Globale della Fame (Qushtapa Refugee camp_CESVI)

Indice Globale della Fame 2021 (Qushtapa Refugee camp_CESVI)

Sono 155 milioni le persone in stato di insicurezza alimentare acuta, 20 milioni in più rispetto al 2019. Secondo l’Indice Globale della Fame 2021, in 47 Paesi in particolare la fame resta eccezionalmente elevata, con scarse possibilità di ridurla a livelli bassi entro la fine del decennio. Dati allarmanti presentati ieri da Cesvi, due giorni prima della Giornata mondiale dell’alimentazione, che ricorre domani.

La lotta alla fame nel mondo registra, dunque, una pesante battuta d’arresto, con cupe previsioni sul futuro – ha osservato l’indagine, richiamando l’attenzione sull’effetto combinato di conflitti armati, pandemia e cambiamento climatico, che rischia di polverizzare i lenti progressi compiuti negli ultimi anni verso l’obiettivo “Fame Zero”, fissato dalle Nazioni Unite al 2030.

Il Global Hunger Index (GHI), curato da Cesvi per l’edizione italiana e realizzato da Welthungerhife e Concern Wordlwide, ha preso in considerazione 116 Paesi, in cui è stato possibile calcolare il punteggio GHI sulla base dell’analisi di quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni.

L’indice della fame nel mondo

Secondo l’analisi, i progressi sul fronte della lotta alla fame faticano ad avanzare. Se tra il 2006 e il 2012 il punteggio mondiale è sceso di 4,7 punti, negli ultimi nove anni è diminuito di soli 2,5 punti. Africa subsahariana e Asia meridionale sono le regioni con i livelli di fame più alti al mondo, con punteggi rispettivamente di 27,1 e 26,1 (fame “grave”).

La prima, in particolare, registra i tassi di denutrizione, arresto della crescita infantile e mortalità infantile più alti al mondo.

Preoccupa l’incremento del tasso di denutrizione, che è passato dal 19,6% del periodo 2014-2016 al 21,8% del periodo 2018-2020. Un terzo dei bambini soffre ancora di arresto della crescita, anche se i dati disponibili suggeriscono che la percentuale ha continuato a diminuire leggermente, passando dal 34,8% del 2015 al 32,4% del 2020.

 

Indice Globale della Fame 2021 (Siria © Photo credits: Anadolu Agency via AFP/Muhammad Said 2021)
Indice Globale della Fame 2021 (Siria © Photo credits: Anadolu Agency via AFP/Muhammad Said 2021)

 

Ancora più preoccupante – ha osservato Cesvi – è che l’Africa è l’unica regione del mondo per la quale si prevede un aumento delle persone denutrite da qui al 2030.

Tra gli altri Paesi, la Somalia registra un livello di fame “estremamente allarmante” (50,8 punti), seguita da nove Paesi con un livello “allarmante” (Ciad, Madagascar, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo e Yemen, Burundi, Comore, Siria e Sud Sudan). Infine per altri 37 Paesi la fame risulta “grave”. È il caso di Afghanistan, Haiti, India, Pakistan, Sudan, Etiopia, Nigeria e Venezuela. Rispetto al 2012, la fame è aumentata in dieci Paesi, inclusi Repubblica del Congo, Sudafrica, Venezuela e Yemen.

Conflitti armati la causa principale

Secondo quanto emerso dall’indagine, i conflitti armati restano la principale causa della fame nel mondo. Nel 2020 erano 169 quelli attivi. Infatti otto dei dieci Paesi con livelli di fame “allarmanti” o ”estremamente allarmanti” coincidono con teatri di guerra: dalla Repubblica Democratica del Congo alla Nigeria, dal Sud Sudan alla Siria fino a Yemen e Somalia.

“I conflitti violenti – ha spiegato Cesvi – hanno un impatto devastante sui sistemi alimentari, poiché ne pregiudicano ogni aspetto, dalla produzione al consumo. E l’insicurezza alimentare duratura è tra le principali eredità di una guerra. Allo stesso tempo, l’aumento dell’insicurezza alimentare può condurre a conflitti violenti”.

L’impatto della pandemia

Dall’analisi è apparso evidente, inoltre, come lo shock economico derivato dalla pandemia abbia pregiudicato la sicurezza alimentare. Si stima che il numero di persone in situazione di insicurezza alimentare acuta sia aumentato di quasi 20 milioni nel 2020 rispetto all’anno precedente.

Secondo la FAO, per effetto della pandemia, nel 2030 le persone denutrite saranno 657 milioni, circa 30 milioni in più.

“La lotta alla fame è pericolosamente fuori strada. È urgente spezzare il circolo vizioso con cui fame e conflitto si alimentano l’un l’altro – ha commentato la presidente di Fondazione Cesvi Gloria Zavatta. – Allo stesso modo è necessario intervenire sulle conseguenze drammatiche della pandemia e sugli effetti devastanti del cambiamento climatico. Senza perdere l’obiettivo sulle cause profonde, a cominciare da povertà, disuguaglianze e sistemi alimentari insostenibili”.

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