Siccità e desertificazione, oltre 2 miliardi di persone in stress idrico (fonte foto pixabay)
Siccità e desertificazione, oltre 2 miliardi di persone in stress idrico
Domani è la Giornata mondiale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Non si salva nessun paese. Entro il 2050, oltre tre quarti della popolazione mondiale potrebbe essere colpita dalla siccità. Sempre più persone vivranno in aree con estrema carenza d’acqua, fra cui si stima ci sarà un bambino su quattro entro il 2040
Man mano che i cambiamenti climatici devastano i sistemi naturali, «la siccità e la desertificazione stanno rapidamente diventando la nuova normalità, ovunque, dall’Europa all’Africa». Sono le parole dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che spiega come con l’aggravarsi della crisi climatica in tutto il mondo si aggravi anche la siccità che attanaglia il pianeta.
Un recente rapporto della Convenzione della Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione rileva che il numero e la durata della siccità è aumentato di quasi un terzo negli ultimi due decenni. Desertificazione e siccità avanzano. È questa la grave crisi che viene ricordata in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla siccità e alla desertificazione che cade domani, 17 giugno.
L’umanità nella morsa della siccità
I numeri diffusi in occasione di questa giornata sono impressionanti. Ed evidenziano quanto sia grave la mancanza d’acqua e la perdita di fertilità e biodiversità del suolo, che ormai interessano tutto il mondo.
La siccità ha causato la morte di 650.000 persone dal 1970, principalmente nei paesi che hanno meno contribuito ai fattori che hanno intensificato gli effetti della siccità (i paesi meno responsabili di tutto questo, sovrasfruttamento di risorse e crisi climatica).
Oggi, ci sono oltre 2,3 miliardi di persone che affrontano situazioni di stress idrico. Ed entro il 2050, oltre tre quarti della popolazione mondiale potrebbe essere colpita dalla siccità. Sempre più persone vivranno in aree con estrema carenza d’acqua, fra cui si stima ci sarà un bambino su quattro entro il 2040 (UNICEF).
Il numero e la durata delle siccità sono aumentate del 29% dal 2000, rispetto ai due decenni precedenti. La siccità è indissolubilmente intrecciata con quella triplice crisi planetaria rappresentata dai cambiamenti climatici, dalla perdita di natura e di biodiversità e dall’inquinamento.

Che cos’è la desertificazione?
La desertificazione è il degrado dei terreni in aree aride, semi aride, secche. È causata soprattutto dalle attività umane e da cambiamenti climatici.
La desertificazione non si riferisce insomma all’espansione dei deserti esistenti ma «si verifica perché gli ecosistemi delle zone aride, che coprono oltre un terzo della superficie terrestre del mondo, sono estremamente vulnerabili allo sfruttamento eccessivo e all’uso inappropriato del suolo. Povertà, instabilità politica, deforestazione, pascolo eccessivo e cattive pratiche di irrigazione possono minare la produttività della terra» (United Nations, International Day Against Desertification and Drought).
Fino al 40% della terra del pianeta è attualmente degradato. C’è stata deforestazione, zone umide e torbiere sono state prosciugate, le montagne erose, praterie e terreni agricoli sono stati e continuano a essere sovrasfruttati. La conseguenza è che il degrado del suolo colpisce direttamente metà dell’umanità e ha il potenziale di minacciare metà del prodotto interno lordo globale.

Siccità e desertificazione, non si salva nessuno
Si salva qualcuno? No. Secondo le stime del Global Land Outlook, ricorda l’Ispra (Istituto italiano per la protezione e la ricerca ambientale), il 70% delle aree libere da ghiacci è stato alterato dall’uomo, con conseguenze dirette e indirette su circa 3.2 miliardi di persone e si prevede che entro il 2050 questa quota possa raggiungere il 90%.
Attualmente circa 500 milioni di persone vivono in aree dove il degrado ha raggiunto il suo massimo livello, ovvero la perdita totale di produttività, la desertificazione. Non c’è solo l’emergenza dell’Africa e l’alto rischio di degrado del suolo in Asia, Medio Oriente e Sudamerica. Aree ad alto rischio di desertificazione ci sono negli Stati Uniti e in Australia. E in Europa.
Il rischio in Italia: degrado nel 28% del territorio
«Nell’Unione Europea – spiega l’Ispra – i Paesi più coinvolti e che si sono dichiarati affetti da fenomeni di desertificazione e da effetti della siccità sono senza dubbio quelli del bacino Mediterraneo: oltre l’Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, Cipro e Malta, ma non sono immuni da analoghi fenomeni l’Ungheria, la Slovenia e la Romania».
Il Mediterraneo è a rischio. E l’Italia è un fronte particolarmente critico. Lo dimostra proprio in questi giorni la siccità che ha investito il fiume Po, con un livello idrometrico che si trova sui livelli più bassi da almeno 70 anni.
«Anche l’Italia – prosegue l’Ispra – presenta evidenti segni di degrado, che si manifesta con caratteristiche diverse in circa il 28% del territorio, principalmente nelle regioni meridionali, dove le condizioni meteoclimatiche contribuiscono fortemente all’aumento del degrado e quindi alla vulnerabilità alla desertificazione a causa della perdita di qualità degli habitat, l’erosione del suolo, la frammentazione del territorio, la densità delle coperture artificiali, con significativi peggioramenti anche in aree del nord, come in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna».

