Spreco di cibo, a rischio la sicurezza alimentare mondiale (foto pixabay)

Lo spreco di cibo mette in pericolo la sicurezza alimentare mondiale. Oggi è la Giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari (International Day of Awareness of Food Loss and Waste), nella quale le Nazioni Unite chiedono con urgenza di velocizzare l’approvazione di misure volte a ridurre la perdita e lo spreco di cibo – che è l’obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell’Onu al 2030.

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile prevede infatti, entro il 2030, di “dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto” (target 12.3).

 

Rapporto delle Nazioni Unite, cresce il numero di quanti hanno fame nel mondo: 828 milioni nel 2021 (foto pixabay)

 

Spreco di cibo vs milioni di affamati

È un tema che incrocia più istanze, quello dello spreco di cibo. Sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, gestione delle risorse, equilibrio del pianeta, crisi climatica e squilibrio fra la sovrabbondanza di cibo e la sua carenza.

«La riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari – scrive il Centro di informazione delle Nazioni Unite – svolge un ruolo cruciale nel garantire una migliore nutrizione per le generazioni attuali e future del mondo. Presenta una tripla opportunità di vittoria, per il clima, per la disponibilità di cibo nutriente e per migliorare la sostenibilità complessiva dei nostri sistemi alimentari. Il momento di agire per sostenere la sicurezza alimentare nel mezzo dell’attuale crisi dei prezzi alimentari è ora».

I numeri sullo spreco di cibo si rincorrono da anni ed evidenziano le dimensioni di un fenomeno che, nell’intera filiera che va dalla produzione, allo stoccaggio, alla distribuzione fino al consumo finale, è ancora troppo grande.

«Circa il 14% del cibo mondiale va perso quando viene raccolto e prima che raggiunga i negozi, mentre un ulteriore 17% del nostro cibo finisce per essere sprecato da rivenditori e consumatori. Eppure ci sono circa 3,1 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso a una dieta sana e circa 828 milioni di persone continuano a soffrire la fame» (Unric.org).

La perdita e lo spreco di cibo rappresentano anche una percentuale compresa fra l’8 e il 10% del totale dei gas serra globali, e contribuiscono così all’instabilità del clima e a eventi climatici estremi come siccità e inondazioni, che a loro volta hanno un impatto negativo sui raccolti e sulla qualità nutrizionale del cibo e quindi mettono in pericolo la sicurezza alimentare.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, dopo il raccolto e prima che i prodotti raggiungano il mercato – cioè durante lo stoccaggio, il trasporto e la lavorazione – viene sprecato circa il 14% del cibo prodotto nel mondo. Un 17% della produzione mondiale di cibo, pari a 931 milioni di tonnellate, viene sprecato. Di questo il 61% risulta spreco famiglie, il 26% viene sprecato dai servizi di ristorazione fuori casa (incluso il catering) e il 13% nella vendita al dettaglio (fonte: UNEP Food Waste Index Report 2021, dati 2019).

Il 38% del consumo energetico totale del sistema alimentare globale viene speso per alimenti che non finiscono mai nel piatto ma vengono bruciati, messi in discarica, compostati o smaltiti in altro modo. Sono alimenti che, consumando risorse per la produzione e lo smaltimento, contribuiscono alla crisi climatica senza sfamare nessuno. Un circolo che va dunque spezzato e che richiede anche azione e consapevolezza del consumatore, dal basso.

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