Autovelox illegali, Codacons: magistratura contabile accerti eventuale danno erariale (Foto Pixabay)

Accertare se nel caso degli autovelox illegalipossano configurarsi sprechi di denaro pubblico a danno della collettività” o condotte che abbiano causato “un danno all’erario”. È quanto chiede il Codacons che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti di 10 regioni (Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia) sul caso degli autovelox sequestrati dalla Procura di Cosenza, esposto finalizzato ad accertare i danni erariali derivanti dalle illegittimità riscontrate dalla magistratura calabrese.

Il caso degli autovelox “illegali”

Il caso è quello degli autovelox “illegali”, attivi ma non a norma perché non sono omologati ma solo autorizzati dal Ministero dei Trasporti. Le associazioni paventano una raffica di ricorsi da parte degli automobilisti sanzionati da questi dispositivi, oggetti di sequestro in diverse città d’Italia.

La questione ruota intorno alle due attività autorizzazione vs omologazione. In base a una recente sentenza della Cassazione, che si è espressa sul ricorso di un automobilista multato, le due procedure sarebbero entrambe necessarie: per questo la Corte ha annullato la multa di un automobilista fatta con un autovelox che era stato autorizzato ma non omologato. Per la Cassazione, dunque, costituiscono fonte di prova per il riscontro del superamento dei limiti di velocità di cui all’art. 142 del Codice della Strada solo le risultanze provenienti da un autovelox sottoposto a procedura di omologazione. La sentenza della Cassazione di quest’anno ha dunque riacceso il fronte dell’omologazione, da tempo oggetto di controversie, perché appunto ha ritenuto che il Ministero debba omologare gli autovelox e non solo approvarli.

Codacons chiede verifica alla Corte dei Conti

“La Corte di Cassazione ha precisato che è nulla una sanzione elevata con un autovelox approvato ma non omologato – scrive il Codacons nell’esposto – ‘In tema di violazioni del codice della strada per superamento del limite di velocità, è illegittimo l’accertamento eseguito con apparecchio autovelox approvato ma non debitamente omologato, atteso che la preventiva approvazione dello strumento di rilevazione elettronica della velocità non può ritenersi equipollente, sul piano giuridico, all’omologazione ministeriale prescritta dall’ art. 142, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992’ (Cassazione civile , sez. II , 18/04/2024 , n. 10505). La Cassazione ha precisato altresì che ‘Tutte le apparecchiature di misurazione della velocità dei veicoli devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e taratura, ed in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate’ (Cassazione civile , sez. VI , 17/01/2022 , n. 1283)”.

I Comuni competenti per territorio, prosegue allora il Codacons, “avrebbero dovuto sottoporre a verifiche periodiche gli autovelox che ad oggi risultano illegali. Il fatto descritto dunque potrebbe comportare una raffica di ricorsi giurisdizionali dei cittadini cui sono state notificate le multe comminate in virtù di tali autovelox non a norma con la conseguenza che tutti i Comuni destinatari dei ricorsi dovranno impiegare tempo e risorse economiche per la difesa in giudizio, per il pagamento delle spese legali e dei rimborsi. È chiaro che tutto ciò comporta un ingente danno all’Erario”.

L’associazione ribadisce che bisogna sanzionare con severità chi supera i limiti di velocità. Allo stesso tempo, chiede alle Corti dei Conti regionali di verificare se da tutto questo ci siano danni per le casse dello Stato.

L’associazione ha chiesto di “verificare ed accertare se nei fatti esposti possano configurarsi sprechi di denaro pubblico a danno della collettività o condotte, anche omissive, – responsabilità di cui si chiede l’accertamento – che abbiano prodotto un danno all’Erario. Ciò al fine di fare chiarezza e trasparenza e, quindi, colpire eventuali abusi che dovessero risultare perpetrati e conseguentemente sanzionando i responsabili, anche per gli omessi controlli”.

La reazione dell’azienda prodottrice

Nel frattempo c’è da segnalare la replica della società produttrice degli autovelox. “La nostra azienda produce e commercializza da oltre venti anni i sistemi di rilevamento della velocità, che hanno sempre goduto dei necessari provvedimenti ministeriali normativamente previsti“. Così in una nota del CdA di Kria Srl, la società produttrice del modello di autovelox disattivati e posti sotto sequestro.

Nella nota, riportata dall’Ansa, si legge inoltre: “Premesso che il disposto della Corte di Cassazione non è certo ‘elemento di novità’ (sotto il profilo prettamente giuridico) rispetto alla pronuncia (positiva) della quale lo scorso anno hanno goduto i nostri dispositivi con il provvedimento del Tribunale di Cosenza, certo è che il merito della vicenda appare da un lato fuorviante (non vi è dubbio che, in ragione della normativa vigente e dei provvedimenti e delle circolari e ministeriali, sia legittima la ‘approvazione’ dei dispostivi in luogo della ‘omologazione’) ma, dall’altro anche grottesca, in ragione del fatto che, per come noto a tutti, non vi è alcun dispositivo (che accerta la velocità) su tutto il territorio italiano (inclusi quelli utilizzati dalle forze dell’ordine e dalla polizia stradale) che goda di omologazione”.

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