Censimento degli autovelox, si parte (Foto Pixabay)

Parte la piattaforma per il censimento degli autovelox. Il Ministero dei trasporti ha infatti informato che è online e operativa la piattaforma telematica per la trasmissione dei dati relativi agli autovelox.

Per poter fare le multe, amministrazioni e polizia stradale dovranno registrare sulla piattaforma gli autovelox di propria competenza, inserendo nel portale i dati relativi ai dispositivi e ai sistemi per l’accertamento della velocità: marca, modello, tipo, eventuale versione, matricola e gli estremi del decreto MIT di approvazione o di estensione del dispositivo. Ogni variazione o modifica rispetto ai dati inseriti deve essere immediatamente comunicata.

Omologazione e legittimo uso degli autovelox

Il censimento dovrà indicare anche gli estremi dell’omologazione, un fattore cruciale: nei mesi scorsi infatti alcune sentenze della Cassazione hanno stabilito che le multe fatte agli automobilisti sono valide solo gli autovelox sono omologati. La questione autovelox scaturisce dal fatto che omologazione e approvazione sono procedimenti diversi per cui, se l’autovelox è approvato ma non omologato, le multe – secondo la Cassazione – sono da cancellare. I dati inseriti nel portale, e relativi al censimento degli autovelox, saranno di libera consultazione.

“L’inserimento dei dati relativi a ciascun dispositivo o sistema – spiega il Ministero dei Trasporti – è la condizione necessaria per il legittimo utilizzo dei dispositivi o sistemi da parte di amministrazioni ed enti”.

60 giorni di tempo per le amministrazioni locali

“Con grande ritardo parte finalmente l’operazione trasparenza sugli autovelox”, commenta il Codacons.

Sulla piattaforma telematica enti locali e forze dell’ordine dovranno comunicare tutti i dati sugli apparecchi di rilevazione della velocità. Si tratta, prosegue l’associazione, di un obbligo per le amministrazioni locali, che avranno ora 60 giorni di tempo per comunicare al Mit le informazioni richieste. Allo scadere di questo termine, ricorda il Codacons, “chi non fornisce i dati richiesti non potrà più utilizzare autovelox sul proprio territorio, con il conseguente spegnimento degli apparecchi a partire dal prossimo 30 novembre”.

In questo modo sarà possibile conoscere il numero di autovelox installati in Italia, la loro ubicazione e le specifiche tecniche. Per il Codacons il problema dell’omologazione rimane però in piedi. “Il caos autovelox dura oramai da 18 mesi, da quando cioè la Cassazione ad aprile 2024 ha stabilito la nullità delle multe elevate dagli apparecchi approvati ma non omologati: oggi quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% di quelli mobili, oltre a non essere omologato, è stato approvato prima del 2017, data che fa da spartiacque in tema di omologazione e possibile utilizzo degli apparecchi, con conseguente valanga di ricorsi da parte degli automobilisti multati”.

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