L'Antitrust multa Sky Italia per 4,2 mln di euro (Foto Abet Llacer per Pexels)
Sky Italia, multa Antitrust da 4 milioni e 200 mila euro
L’Antitrust ha multato Sky Italia per 4,2 milioni di euro per pratiche scorrette relative alla comunicazione dell’aumento dei costi degli abbonamenti, all’applicazione degli aumenti sulle offerte Tv Now e alla prospettazione di offerte vantaggiose poi disattese
L’Antitrust multa Sky Italia per pratica commerciale scorretta per un totale di 4 milioni e 200 mila euro. La sanzione è il risultato di tre pratiche considerate scorrette per il Codice del Consumo. Una multa da 2 milioni di euro per “ingannevolezza delle comunicazioni di aumento dei costi degli abbonamenti ai servizi Tv”; una sanzione di 800 mila euro per “l’applicazione di tali aumenti a offerte Tv di Now il cui claim (“finché non disdici”) induceva a pensare che ne fossero esclusi” e 1 milione e 400 mila euro ulteriori di sanzione per la prospettazione di offerte vantaggiose ai clienti ma con condizioni disattese in fattura.
Le pratiche di Sky Italia
La misura è contenuta nel Bollettino Antitrust del 9 dicembre. Le pratiche contestate a Sky Italia dall’Autorità riguardano:
- l’ingannevolezza delle comunicazioni di aumento dei costi degli abbonamenti ai servizi TV Sky;
- l’applicazione di questi aumenti a offerte Tv di Now il cui claim (“finché non disdici”) induceva a pensare che ne fossero escluse;
- “la prospettazione alla clientela di offerte vantaggiose, con finalità di customer retention, confezionate in particolare mediante l’attivazione di pacchetti Tv aggiuntivi o servizi accessori (Sky Wi-Fi), le cui condizioni promesse vengono sistematicamente disattese in fattura”.
Per questo ultimo aspetto, ad esempio, diversi consumatori hanno lamentato che, dopo l’intenzione di recedere dal contratto o vicino alla scadenza, Sky prospettava una nuova offerta particolarmente vantaggiosa che però non veniva poi applicata in concreto. Mentre in fattura l’aumento del costo degli abbonamenti era scarsamente visibile e relegato nelle ultime pagine.
Ingannevolezza delle comunicazioni
L’Antitrust ha dunque concluso che le modalità di invio e il contenuto delle comunicazioni con cui Sky ha veicolato all’utenza, nei mesi di aprile e maggio 2024, gli aumenti di prezzo degli abbonamenti tv, sono ingannevoli secondo il Codice del Consumo.
Un’ulteriore violazione viene “dall’utilizzo del claim “finché non disdici” in relazione alla categoria di offerte Now commercializzate da aprile 2021 a giugno 2023, cui Sky ha applicato, per sua esplicita ammissione, aumenti di prezzo a luglio 2024”.
Infine, anche la pratica di prospettare “offerte vantaggiose (a scopo, quindi, di retention) che non vengono poi in concreto applicate, parimenti è idonea a integrare una pratica ingannevole”.
In una nota, Sky Italia si è dichiarata stupita dalla sanzione comunicata dall’Antitrust “perché arriva nonostante le azioni messe in campo da Sky con l’obiettivo condiviso di rafforzare ulteriormente la trasparenza dei processi aziendali e di porre sempre il cliente al centro. Restiamo convinti della correttezza del nostro operato e ci riserviamo di valutare tutte le azioni necessarie nelle sedi più opportune”, si legge nella replica di Sky Italia (Fonte: Il Fatto Quotidiano).
UNC: stop al silenzio assenso
L’Unione Nazionale Consumatori chiede regole nuove e la previsione che, per ogni variazione unilaterale del contratto che comporta un aumento di prezzi, ci sia il previo consenso espresso del cliente.
Spiega il presidente dell’associazione Massimiliano Dona: «Da anni denunciamo la pratica oramai consolidata di tante, troppe, società, di comunicare le modifiche contrattuali scomode e gli aumenti di prezzo in modo poco visibile e poco evidente, mascherando la comunicazione insieme ad altre pagine inutili, dopo informazioni pubblicitarie e frasi promozionali, mirate a scoraggiare la lettura e a nascondere il rincaro, invogliando il cliente più a interrompere la lettura che a proseguirla. Spesso le modifiche vengono inviate nei mesi estivi, durante i tipici periodi di ferie».
L’UNC ha chiesto regole più stringenti alle Autorità e al legislatore, anche nell’ambito della legge annuale sulla concorrenza.
«Abbiamo chiesto ad esempio che per ogni variazione unilaterale delle condizioni contrattuali e ogni rinnovo delle condizioni economiche che implica un aumento dei prezzi, sia richiesto un previo e consenso espresso da parte del cliente – spiega Dona – Stop, insomma, al principio del silenzio assenso. In subordine al consenso espresso, serve che vi sia una comunicazione ad hoc e che vi sia la conferma del cliente dell’avvenuta lettura»

