eCommerce, nel 2022 gli acquisti online in Italia valgono 48,1 miliardi di euro
Cambia il carrello della spesa “Non Food”: boom dell’edutainment e dell’online
L’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy rivela le dieci tendenze di consumo nei settori dei prodotti “non alimentari”. Tra i casi di successo spiccano libri non scolastici, e-book, audiolibri e videogiochi. Crollano i prodotti di lusso
Sono tanti i cambiamenti avvenuti nel carrello della spesa dei consumatori per effetto dell’emergenza Covid-19. Cambiamenti che hanno condizionato anche il settore del “Non Food”. Come si sono modificati, dunque, gli acquisti di prodotti non alimentari, dall’abbigliamento agli elettrodomestici, dai videogiochi alla telefonia, dal bricolage all’arredo casa?
A questa domanda risponde l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy, che ha redatto il decalogo delle tendenze e dei fenomeni di consumo che hanno caratterizzato il periodo della pandemia.
Le dieci tendenze del Non Food in Italia
Con la pandemia si delinea, anche per il Non Food, un nuovo carrello della spesa. Cambiano le esigenze e diminuiscono, dunque, le spese per tanti prodotti: dai rossetti alle sneaker, dai palloni alle macchine fotografiche. Allo stesso tempo, una vita domestica più intensa ha spinto i consumatori ad acquistare altri prodotti, come tagliacapelli, macchine per il caffè, scrivanie, barbecue, cyclette, ciabatte e stampanti. E l’home working ha imposto nuove esigenze, che hanno attutito il calo storico di alcuni comparti, come la cancelleria e il tessile casa. Da segnalare anche la riscoperta del vinile, che, dopo 19 anni, è tornato a superare i cd per valore delle vendite.
Trend in crescita per l’edutainment, che in cinque anni è passato dal 3,2% al 4,9% di incidenza sul totale dei consumi Non Food in Italia, e oltre la metà delle vendite (55,8%) è ormai realizzata online. Tra i casi di successo spiccano i libri non scolastici (+16,7% nel quinquennio), e-book (+37% nell’anno) e audiolibri (+94%). Ma le superstar dell’edutainment restano i videogiochi, che in cinque anni hanno aumentato le vendite di +180,1%. A esplodere sono stati soprattutto gli acquisti realizzati sul web, con un aumento di +417,5% nell’arco di cinque anni.
Si torna, inoltre, a fare shopping nei centri storici. Il commercio urbano centrale resta ancora oggi il più rilevante tra le sei tipologie di agglomerazioni commerciali classificate dall’Osservatorio Non Food e, con la pandemia, ha vissuto una riscoperta da parte dei consumatori.
Calano i prodotti di lusso
Il ritorno all’essenzialità ha penalizzato i beni di lusso. Le ricerche sottolineano, infatti, che comodità e convenienza, insieme alla ricerca di una qualità accessibile, rimarranno driver importanti nel Non Food. E questo potrebbe, quindi, favorire i factory outlet e i parchi commerciali. Ma anche sostenere il boom della second hand economy (in particolare nell’e-commerce fashion), che continua a crescere e coinvolge ormai oltre metà degli italiani.
Penalizzati anche i centri commerciali. Già prima della pandemia avevano visto aumentare gli spazi e i servizi legati al tempo libero e all’intrattenimento, diventando sempre più spazi di aggregazione culturale e sociale. Nel post Covid-19 sarà ancora più importante innovarsi, evolvere e andare incontro alle nuove esigenze del consumatore, riposizionandosi come luoghi di ristoro ed entertainment e non solo di shopping.
Non Food, l’e-commerce
Cresce, invece, l’e-commerce, che vola e conquista nuovi consumatori. Le vendite online hanno guadagnato quota e valore in tutti i comparti del Non Food, con performance di spicco nell’elettronica di consumo (e in particolare nella telefonia, dove sono aumentate di oltre il 74% in un anno), nel tessile (+44,4%) e nella profumeria (+40,4%). E nei piccoli elettrodomestici il web è diventato il primo canale di vendita con il 40,4% di quota a valore.
Accelera, inoltre, la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come le vendite a domicilio o per corrispondenza, e quelle realizzate nei distributori automatici e nelle cosiddette “tabelle speciali” (come tabaccherie, stazioni di carburanti e farmacie). E cambiano anche i prodotti acquistati: con la pandemia sono aumentati i prodotti legati all’igiene personale, seguiti dagli accessori per la telefonia, comprati nella distribuzione automatica, mentre le edicole hanno trovato nuova linfa nei giocattoli.
Importante il ruolo dei “personal shopper” nei negozi specializzati, come quelli di ottica e computer shop, mobilifici e ferramenta, garden center e autofficine. A loro favore giocano la presenza capillare sul territorio, l’elevato livello di servizio, la riconosciuta professionalità e la flessibilità dei costi. Inoltre, svolgono un ruolo di rassicurazione sia in fase di scelta d’acquisto sia come assistenza nel post-vendita.
Effetto home working
Uffici chiusi, lavoro da casa o, comunque, da remoto: una novità che ha penalizzato le attività commerciali nei business district (urbani e non) e che ha ripopolato i quartieri residenziali, le periferie e, in genere, tutta la provincia italiana. Il permanere dello smart working potrebbe portare, secondo lo studio, alla rivitalizzazione stabile dei centri di minori dimensioni.
Cresce, infine, il tempo passato su internet. 88 italiani over 14 su 100 navigano online e amano soprattutto i social, in particolare nella fascia dei cosiddetti “digital rooted” (11% della popolazione), che sono i più tecnologici, i più dediti all’e-commerce e anche i più sensibili ai suggerimenti di influencer.
L’Osservatorio Non Food ha rilevato un particolare utilizzo dei principali social network da parte delle insegne della distribuzione moderna non alimentare. Emblematici sono i casi dell’ottica e dei libri non scolastici, dove l’aumento delle vendite online è stato sostenuto da influencer e blogger, grazie alla loro attività e al loro seguito sui social.


