Gli Stati Generali del Bio a SANA Food: in Italia aumentano i consumi del biologico (Foto SANA Food 2026)
Gli Stati Generali del Bio a SANA Food: in Italia aumentano i consumi del biologico
I dati dell’Osservatorio SANA, presentati in occasione di RIVOLUZIONE BIO – Gli Stati Generali del Bio, confermano un settore in espansione. I consumi interni segnano un incremento del 6,2%
L’Italia è sempre più bio, con 2,5 milioni di ettari coltivati e una quota di SAU (superficie agricola utilizzata) biologica che supera il 20%, circa il doppio della media europea: sono i dati dell’Osservatorio SANA, elaborati da Nomisma e presentati in occasione di RIVOLUZIONE BIO – Gli Stati Generali del Bio a SANA Food.
SANA Food, i numeri del Bio in Italia
I dati confermano l’espansione del settore: nel 2025 – si legge in una nota di FederBio – le vendite in Italia di prodotti bio hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, trainate da consumi interni che si attestano a 5,5 miliardi e segnano un incremento del 6,2%, un ritmo che supera quello dell’intero comparto alimentare.
Sul fronte internazionale, l’export si avvicina alla soglia dei 3,9 miliardi. In aumento anche il consumo di biologico nel “fuori casa” che, secondo i dati dell’Osservatorio SANA, ha raggiunto quota 1,35 miliardi di euro, con un’incidenza del 20% sul mercato bio. Negli ultimi 12 mesi, 7 italiani su 10 hanno consumato pietanze, vini o bevande bio nel canale away from home e il 35% lo ha fatto almeno 1 o 2 volte al mese.

FederBio: servono politiche più incisive per sostenere piccole e medie aziende
Alla luce dei dati presentati a SANA Food, FederBio sottolinea come “una svolta importante per il biologico nazionale arriverà dall’introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che unisce la sostenibilità del biologico alla valorizzazione della biodiversità dei prodotti tradizionali del territorio”.
“Le superfici in espansione e i consumi in crescita mostrano un comparto in salute – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio –. Tuttavia c’è un dato che impone una riflessione: per la prima volta i consumi corrono più veloci della produzione. Un segnale da monitorare perché lo sviluppo del mercato possa generare valore per i nostri produttori e non tradursi in un incremento delle importazioni. La frenata sul Green Deal non deve assolutamente rallentare le politiche a sostegno del bio, considerando che imprese e i cittadini dimostrano già un significativo orientamento verso questo modello agroecologico”.
Secondo Mammuccini, “tra gli obiettivi prioritari è fondamentale la semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole che non dispongono di figure dedicate per gestire adempimenti così complessi. Inoltre- sottolinea – occorrono investimenti concreti in ricerca, innovazione e formazione per supportare la conversione al biologico. Bisogna poi fare sistema a livello territoriale attraverso i distretti bio e consolidare le filiere etiche per favorire un’equa distribuzione del valore e garantire il giusto compenso per gli agricoltori. In questa direzione, fiscalità ambientale e credito d’imposta per i costi di certificazione possono essere strumenti utili”.

