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I consumatori premiano l'italianità in etichetta. Fonte immagine: Osservatorio Immagino 2021-1 GS1 Italy

Il carrello della spesa è sempre più italiano. L’italianità in etichetta è un deciso valore aggiunto nella spesa dei consumatori, che nel 2020 hanno premiato i prodotti alimentari con la bandiera tricolore, i prodotti con le indicazioni geografiche italiane, il made in Italy alimentare. Di quali numeri stiamo parlando?

L’italianità in etichetta riguarda oltre 22 mila prodotti, pari a oltre un quarto (26,3%) dei prodotti alimentari rilevati in ipermercati e supermercati. È un paniere che muove un giro d’affari da oltre 8,4 miliardi di euro, con un aumento di vendite che nel 2020 è stato del più 7,6%, decisamente migliore rispetto al più 2,1% del 2019. Su le vendite di tutti i claim che esprimono l’italianità in etichetta.

 

italianità in etichetta
Italianità in etichetta. Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy, ed. 1, 2021

 

I consumatori premiano il tricolore

«L’avanzata nel carrello della spesa dei prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità, in tutte le sue declinazioni, si è confermata anche nel 2020 uno dei fenomeni più rilevanti nel mondo dei prodotti alimentari di largo consumo», dice l’Osservatorio Immagino GS1 Italy nell’ultima edizione.

L’italianità nel carrello della spesa si esprime in una serie di prodotti che riportano i claim “made in Italy”, “prodotto in Italia”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” o le indicazioni geografiche europee (come Igp, Dop, Docg e Doc), la “bandiera italiana” o il nome della regione di riferimento.

Il logo più importante è anche il più intuitivo: la bandiera italiana. Questa è presente sul 15% dei prodotti alimentari confezionati venduti in supermercati e ipermercati, che hanno contribuito per il 14,7% alle vendite totali dell’italianità in etichetta.

«Se nel 2019 questo paniere aveva registrato un aumento del +1,0% del giro d’affari, nei 12 mesi seguenti la crescita è stata ben maggiore: +6,6% – dice il report dell’Osservatorio – Determinante è stato l’incremento del +8,3% della domanda dei consumatori così come l’aumento delle vendite di uova, olio extravergine di oliva, latte Uht, surgelati vegetali, quarte lavorazioni avicunicole e patate con il tricolore in etichetta».

L’italianità in etichetta si conferma dunque una delle tendenze più dinamiche durante la pandemia. E segna dati positivi in tutti i claim relativi all’origine, alla produzione e alle indicazioni geografiche.

«Tutti questi otto indicatori hanno segnato un andamento positivo nel corso del 2020, migliorando decisamente i trend ottenuti nell’anno precedente e riuscendo anche, in alcuni casi, a recuperare le battute d’arresto subite nel 2019 – commenta Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy – L’avanzata nel carrello della spesa dei prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità, in tutte le sue declinazioni, si conferma quindi uno dei fenomeni più rilevanti nel mondo dei prodotti alimentari di largo consumo».

 

supermercato
L’Italia nel carrello della spesa: piace l’italianità del cibo

 

Le indicazioni geografiche

Se il primo claim è la bandiera italiana, la prestazione più brillante del 2020 riguarda invece l’etichetta Dop (Denominazione di origine protetta): presente su oltre 1.100 prodotti, ha aumentato le vendite dell’11,2% (più 7,1% nel 2019), soprattutto grazie alla crescita della domanda dei consumatori e al contributo decisivo dei formaggi (grana e da tavola) e degli affettati.

La crescita è a due cifre anche per i circa mille prodotti Igp (Indicazione geografica protetta): il più 11,1% messo a segno nel 2020 è decisamente più brillante rispetto al +0,3% con cui avevano chiuso il 2019. Il risultato dipende soprattutto dall’aumento della domanda e dall’andamento positivo di alcuni prodotti, come affettati, pasta di semola e arance.

Il 2020, continua l’Osservatorio, vede aumentare il valore delle vendite anche di tutte le indicazioni geografiche europee, che complessivamente rappresentano il 6,4% dell’offerta di prodotti alimentari confezionati venduti in supermercati e ipermercati. Tra gennaio e dicembre il giro d’affari dei vini Doc (Denominazione di origine controllata) è salito dell’8,8%, beneficiando di una domanda in espansione e del traino di vini e prosecco. Questi stessi prodotti hanno rilanciato le vendite dei vini Docg (Denominazione di origine protetta e garantita), che è aumentato del 5,9% nell’arco dei 12 mesi.

Numeri positivi ci sono anche per l’etichetta “100% italiano” che segnala più 9,5% di vendite ed è il secondo claim per giro d’affari nell’italianità monitorata. La crescita dipende dalle vendite di mozzarelle, affettati, latte Uht, pasta di semola, uova, passate di pomodoro, olio extravergine di oliva e farine.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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