Prezzi dei beni essenziali, Federconsumatori: rincarano il doppio dell’inflazione (Foto Pixabay)

I prezzi dei beni essenziali aumentano il doppio dell’inflazione: in media più 14% a giugno 2023. Ci sono alcuni prodotti che aumentano ancora di più. Il pane passa da 4,20 euro/kg di giugno 2022 a 5,56 euro/kg a giugno 2023 con un rincaro del 32%. Aumenta del 39% la pasta, che passa da 2,30 euro/kg di giugno 2022 a 3,20 euro/kg di oggi. Del 33% rincara il riso che ora costa in media 5,29 euro/kg contro i 3,99 euro/kg di un anno fa.

Fra i rincari superiori al 20% ci sono zucchero, pomodori pachino, cono gelato. La passata di pomodori in bottiglia segna un aumento del 18%; più 15% il burro; più 16% le banane e più 11% le zucchine; più 10% il parmigiano reggiano e il minestrone surgelato.

Monitoraggio sui prezzi di 30 prodotti essenziali

I prezzi vengono dal monitoraggio di Federconsumatori sui prezzi di un paniere di 30 prodotti fondamentali. Emerge che, a fronte di un tasso di inflazione del 7,6% a maggio, i prezzi dei prodotti essenziali sono aumentati mediamente del doppio, cioè del 14% (prendendo a riferimento i prezzi applicati a giugno 2022 e quelli di giugno 2023).

Il Ministero ha annunciato il prossimo avvio del monitoraggio del prezzi da parte del Garante. Per Federconsumatori si tratta di “un’operazione fondamentale e urgente, che, come abbiamo chiesto nell’ambito della Commissione di allerta rapida, deve essere il più possibile capillare (con rilevazioni almeno a livello provinciale) e tempestiva”.

Dal monitoraggio fatto da Federconsumatori sui prodotti essenziali emerge che a crescere di più sono i prezzi di pane e pane in cassetta (rispettivamente 32% e 33%), pasta (39%), riso (33%), zucchero (23%), pomodori pachino (25%), cono gelato surgelato (22%) e fettine di formaggio fuso (25%).

Aumenti allarmanti e non del tutto giustificati, dal momento che i prezzi sono confrontati con quelli di giugno 2022, quando già si erano verificati pesanti aumenti soprattutto in relazione ai costi di pane e pasta (+16% il primo e +34% la seconda rispetto a ottobre 2021) – spiega l’associazione – Non dimentichiamo che questi rincari non pesano per tutti in maniera uguale: infatti, incidono in maniera più pesante sui redditi bassi, decurtandone il potere di acquisto già fortemente eroso dalla crisi”.

Federconsumatori chiede di aumentare il potere di acquisto delle famiglie, specialmente quelle a reddito fisso, con una detassazione dei salari e rendendo strutturale il taglio del cuneo fiscale. E di aumentare la tassazione sugli extraprofitti delle aziende (di energia e non solo), che “hanno ricavato margini enormi negli ultimi anni e che in molti casi continuano a mantenere prezzi eccessivamente alti per pura avidità, indirizzando tali fondi a sostegno delle famiglie”.

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