Costi delle università italiane, Federconsumatori: nel Nord gli atenei più cari

Costi delle università italiane, Federconsumatori: nel Nord gli atenei più cari

Costi delle Università italiane, Federconsumatori: nel Nord gli atenei più cari

Secondo un’indagine di Federconsumatori i costi delle università italiane sono aumentati del 6,82%. L’Università di Pavia è la più cara, seguita da quella di Milano e da La Sapienza di Roma. Federconsumatori: “garantire a tutti gli studenti l’accesso agli studi e ai servizi”

Anche nel 2021 l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi delle università italiane, presentata a fine ‘anno, che ha rilevato un aumento del +6,82%.

Costi delle Università, a Pavia l’ateneo più caro

Come di consueto, il report è stato realizzato suddividendo l’Italia in tre macroaeree geografiche e anche quest’anno, sempre relativamente alla tassazione massima, gli atenei settentrionali si confermano i più cari: i costi superano del +27,4% quelli delle Università del Sud e del +18,2% quelli degli atenei del Centro.

Si conferma, inoltre, il primato di ateneo più caro dell’Università di Pavia, che prevede imposte massime medie di 3.902,00 euro annui (3.663,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.141,00 euro per i corsi di laurea dell’area scientifica). Seguono nell’ordine l’Università di Milano (3.206,00 euro per le facoltà umanistiche e 4.060,00 euro per quelle scientifiche) e La Sapienza di Roma (2.977,00 euro e 3.080,00 euro rispettivamente per le facoltà umanistiche e scientifiche).

L’applicazione della no tax area e la decisione di molti atenei di prevedere ulteriori agevolazioni sono considerati da Federconsumatori elementi positivi, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui il protrarsi dell’emergenza sanitaria sta provocando gravi ripercussioni non solo sulla salute di molti cittadini, ma anche sotto il profilo emotivo, sociale ed economico.

“A fronte di costi così elevati, che diventano insostenibili per molte famiglie, specialmente al Sud, permane una situazione di forte criticità dal punto di vista dei servizi: da quelli di natura abitativa, ai trasporti urbani e per i pendolari, dal servizio mensa, all’offerta di servizi culturali e ricreativi, per non parlare del costo esorbitante di libri e dispense”, afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori.

 

Costi delle università (Fonte: Federconsumatori)
Costi delle università (Fonte: Federconsumatori)

 

Costi delle Università, le proposte di Federconsumatori

L’associazione chiede, dunque, un intervento del Governo e del Ministero dell’Università “affinché garantiscano l’accesso agli studi ed ai servizi collegati a tutti gli studenti, anche quelli con minori possibilità economiche. Per fare ciò occorre riformare il sistema di assegnazione delle borse di studio, prevedendo anche approfonditi controlli su eventuali fenomeni evasivi che danno vita a distorsioni ed abusi”.

“Dal confronto territoriale, inoltre, emerge chiaramente come le Università del Sud Italia, per rendere più attrattiva la propria offerta, spesso applichino rette meno care. – prosegue l’associazione. – Una strategia adottata per arginare la “fuga” verso gli atenei del Centro-Nord, che grazie al numero elevato di iscrizioni hanno accesso ai fondi necessari per garantire servizi e un’offerta formativa migliori”.

Per Federconsumatori è fondamentale, dunque, “riequilibrare questa situazione di forte disparità, che vedrà sempre più penalizzate le Università del Sud e i loro studenti, attraverso interventi di carattere strutturale“.

Note per una corretta lettura dei dati

Il calcolo delle tasse universitarie – spiega l’associazione – si basa principalmente sul reddito familiare dello studente e sono state considerate, a titolo esemplificativo, cinque fasce reddituali di riferimento.

A tale proposito Federconsumatori precisa che, in seguito all’emergenza COVID, già dallo scorso anno la cosiddetta “no tax area” – introdotta nel 2017 dalla Legge di Bilancio e destinata agli studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro – è stata estesa alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro e che, in autonomia, numerosi atenei ne hanno disposto un ulteriore ampliamento, come nel caso dell’Università di Salerno, a 30mila euro.

Gli studenti che siano in possesso dei requisiti previsti – che per gli iscritti agli anni successivi al primo comprendono anche il conseguimento di un numero minimo di crediti formativi – devono pagare solo la tassa regionale e l’imposta di bollo (a cui in rari casi si aggiunge anche un irrisorio contributo assicurativo) e non sono pertanto tenuti a corrispondere i contributi universitari a cui sono invece soggetti tutti gli altri iscritti.

Alla luce di tali premesse – spiega quindi Federconsumatori – molti dati della presente indagine non sono comparabili con quelli riportati nel Rapporto del 2018. Confrontando tuttavia gli importi massimi del 2021 (non interessati dalle agevolazioni) con quelli di tre anni fa, si rileva un aumento del +6,82%.


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Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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