Pandemia e globalizzazione sembrano non avere alcun nesso, eppure sono fortemente interconnesse tra loro. L’emergenza sanitaria che ha interessato il nostro Paese diffondendosi a macchia d’olio nel mondo intero, è il frutto del lungo processo di globalizzazione in essere da più di trent’anni e che, con lo sviluppo della digitalizzazione ha avuto una netta accelerata ad ampio spettro. Con la globalizzazione insomma, tutto viaggia più velocemente, virus compresi.

Covid-19, a che punto siamo

Un nemico invisibile, che non conosce barriere geografiche, nè stato sociale di alcun tipo, sta mettendo a rischio milioni di vite, sia in termini di salute, che di futuro. Il COVID-19 oltre a essere invisibile e altamente pericoloso, è un virus che sembra avere diverse mutazioni geniche che ne rendono più difficile l’approccio da parte dei medici e della scienza in generale.

Seppur si registrano a oggi dei flebili e graduali segnali di miglioramento dell’andamento della curva dei contagi – come evidenziato durante le conferenze stampa della Protezione civile e del Ministero della Salute – l’epidemia nel nostro Paese è ancora in essere e al contempo fa capolino la fine della fase 1- il lockdown totale- e la ripartenza dell’economia e della vita della intera cittadinanza, in quarantena da circa due mesi.

Facciamo un po’ di ordine ripercorrendo l’iter di questa improvvisa emergenza sanitaria mondiale che sta segnando tutti i popoli. Senza voler esprimere alcun tipo di valutazione ci sono diversi interrogativi che sono in attesa di trovare risposte certe, come è desumibile dalla discussione in essere che vede coinvolti diversi stakeholders del mondo scientifico, delle Istituzioni e della società civile.

 

covid 19
La pandemia da Covid-19

Sanità ai tempi del Covid-19: travolta e sconvolta dall’epidemia

L’assenza ripetuta e costante in questi ultimi anni di un investimento del nostro Servizio Sanitario Nazionale e di una sua implementazione è senza dubbio da ascrivere a una delle cause che ha generato gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Ma anche la mancanza di un piano di indirizzo strategico per l’epidemia incentrato su un programma di prevenzione e di salute pubblica ha contribuito a farci trovare impreparati davanti a una emergenza di questa portata non riuscendo a garantire una gestione pienamente efficace rispetto alle effettive esigenze di salute dei cittadini.

Ogni Regione travolta da una “onda anomala” ha risposto in modo differente alla gestione e al contenimento della situazione emergenziale, in relazione alla gravità e alla propria realtà organizzativa territoriale. Le strutture sanitarie regionali sono state infatti interessate a rimodulare le risorse disponibili creando nuovi reparti dedicati al COVID, per neutralizzare il fenomeno. Le Regioni insomma, sono state tutte unite da un obiettivo generale di governare al meglio la drammatica situazione in cui si stavano addentrando, seppur con le difficoltà, le disomogeneità e le evidenze riscontrate.

Medici in prima linea ma senza protezione

Accanto al tema della imprevedibilità ed alla scarsa conoscenza del virus, un altro fattore ha rilevato in modo particolare sulla diffusione del contagio in danno della popolazione, la carenza dei dispositivi di protezione individuale forniti a medici, infermieri e operatori socio sanitari.

Davanti a tali evidenze Cittadinanzattiva si è da subito attivata con una campagna social “Insieme senza paura, keep calm” realizzata al fianco della la Federazione Italiana dei Medici di medicina generale. Il medico di famiglia che in condizioni ordinarie ricopre un ruolo essenziale con il compito di orientare i cittadini nella diagnosi e nella cura, lo è ancora di più in situazioni straordinarie. In tempi di COVID-19 è infatti il primo punto di riferimento per i cittadini con sospetti sintomi da Coronavirus.

” In un momento come questo”, spiega Antonio Gaudioso Segretario Generale di CIttadinanzattiva, “è fondamentale che ognuno faccia la propria parte, per evitare approcci allarmistici e aiutare i cittadini a distinguere tra false notizie e azioni da intraprendere, perché pensiamo che in questo contesto l’asse tra cittadini e medici di famiglia sia essenziale”.

Cosa non ha funzionato nella sanità ai tempi del Covid-19

Da quanto precede, emerge anche una riflessione sulla attuale organizzazione del nostro Servizio Sanitario Nazionale. A conclusione dello sviluppo della epidemia sarà necessario ripensare il modello cogente a oggi fondato sul federalismo sanitario che già oggi prevede il riferimento ai poteri statuali per la disciplina delle emergenza sanitaria che sicuramente verrà adeguato. L’emergenza coronavirus sta evidenziando le crititicità di un sistema sanitario che Cittadinanzattiva in questi lunghi anni ha più volte ripreso a gran voce, dando al contempo ai decisori l’opportunità di reimpostare l’organizzazione del SSN tenendo conto dei presumibili errori pregressi.

Scrive per noi

Claudia Ciriello
Claudia Ciriello
Claudia Ciriello, cittadina attiva, da sempre dalla parte dei più deboli. Da anni impegnata in Cittadinanzattiva a tutela dei cittadini in particolare per l'area consumatori.E' stata responsabile del settore delle politiche della Conciliazione e del settore delle telecomunicazioni.Oggi si occupa anche dell'area salute.

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