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Trasporto pubblico e fase 2, come organizzarsi?

Il trasporto pubblico è uno dei settori più difficili da organizzare per la cosiddetta fase 2. Il lockdown finirà ma quali misure verranno prese per evitare l’affollamento sui mezzi pubblici, su tram, bus e metropolitane? Fare entrare pochi viaggiatori alla volta? Organizzare entrate scaglionate e fasce orarie? Fare percorsi unici in ingresso e in uscita? Sono tutte opzioni presenti sui diversi tavoli. Cui si aggiunge qualche previsione: molti viaggeranno su auto private, forse si punterà anche su bici e monopattini (almeno per chi si sposta dentro i confini della propria città).

 

ragazzo in attesa alla fermata
Trasporto pubblico e fase 2, quali soluzioni?

 

 

UDiCon: la salute dei cittadini deve essere in primo piano

Fra le associazioni dei consumatori, UDiCon si sofferma sul tema e chiede un tavolo di confronto con le istituzioni.

«Su tutti i media circolano probabili soluzioni per la circolazione dei mezzi di trasporto pubblico, a livello nazionale e locale, durante la Fase 2 dell’emergenza Covid 19 che dovrebbe partire il prossimo 4 maggio – dice in una nota il presidente nazionale dell’UDiCon Denis Nesci – dovrebbe essere stabilito un allentamento delle misure di lockdown che hanno caratterizzato quest’ultimo periodo e, contestualmente, dovrebbero essere indicate dalle Istituzioni competenti le prescrizioni che imprese e lavoratori dovranno seguire per poter gradualmente riprendere le attività produttive. A livello nazionale ancora non è giunta alcuna notizia ufficiale ma si ipotizza una ripresa a scaglioni. Riteniamo che la salute dei cittadini deve essere in primo piano e qualsiasi scelta deve essere assunta considerando tutti i pro ma soprattutto i contro della ripresa».

«Fino ad ora tra le ipotesi emerse di una possibile ripresa, le soluzioni proposte sembrerebbero non risolutive anzi presagiscono degli scenari catastrofici. Non dimentichiamoci – prosegue Nesci – che una ripresa anche con delle limitazioni delle fasce orarie potrebbe rendere vani gli sforzi fatti da tutti i cittadini fino ad oggi e ci sarebbe il rischio che l’emanazione di misure eccessivamente permissive possano non essere idonee a garantire il diritto alla salute dei passeggeri – continua Nesci – oltre ad arrecare diversi disagi e disservizi ai cittadini lavoratori».

L’associazione annuncia di aver chiesto un tavolo di confronto con le Istituzioni, quali Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Autorità di Regolazione dei Trasporti, «per far sì che vengano trovate delle soluzioni efficienti e sicure differenti, coinvolgendo anche Anci, a seconda delle esigenze di ogni territorio».

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Redazione
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