salute mentale

Web conference sulle conseguenze psichiche del Coronavirus

In Italia, il 41% della popolazione è attualmente a rischio salute mentale”a causa di vari fattori di vulnerabilità indotti dal Coronavirus. L’improvviso e drastico cambio di abitudini quotidiane a cui ci ha costretto il lockdown ha inevitabilmente prodotto forti ripercussioni sulla stabilità psicologica di molti.

Uno studio pubblicato da “The Lancet” ha evidenziato come, superati i dieci giorni di isolamento, la mente inizi a cedere, e, a partire dall’undicesimo giorno, emergano stress, nervosismo ed ansia, i cui effetti diventano più gravi al traguardo del 15esimo giorno di clausura forzata.

I costi di questa epidemia saranno, dunque, alti anche dal punto di vista psicologico ed è stato stimato che saranno 300mila o più, le persone che svilupperanno disturbi psichici, soprattutto tra coloro che hanno meno risorse e meno capacità di adattamento.

Lockdown e salute mentale, confronto tra medici e pazienti

Per discutere delle ripercussioni psicologiche del Covid-19, Associazioni pazienti, clinici, istituzioni e industria hanno preso parte alla Web Conference “Lockdown vs salute mentale: la tutela del paziente nell’era Covid-19”, organizzata da MA Provider, con il contributo di Lundbeck e Otsuka. L’iniziativa si è posta l’obiettivo di stimolare il dibattito al fine di individuare soluzioni innovative condivise, alla luce di una attenta analisi delle ripercussioni, sia di ambito clinico che gestionale, che la pandemia ed il conseguente lockdown, avranno su “nuovi e vecchi” pazienti. 

“Nei giorni scorsi il Ministero della Salute ha illustrato i risultati di un’indagine condotta dal Gaslini di Genova sull’impatto psicologico della pandemia sui minori. Dallo studio è emerso che, a causa del lockdown, dovuto all’emergenza coronavirus, il 65% dei bambini sotto i 6 anni e il 71% di quelli sopra ha avuto problematiche comportamentali di varia natura e sintomi di regressione. La ricerca ci conferma timori e indizi che avevamo. In questi mesi si è spesso discusso sulla questione del lockdown e della condizione dei bambini. L’indagine dimostra che essere stati tenuti così forzatamente in casa, senza amici, scuola, senza nonni e zii e senza quella serie di abitudini che sono un elemento di sicurezza, su molti di loro ha prodotto conseguenze” – ha spiegato la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa.

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Il bilancio della società italiana di psichiatria

La Società Italiana di Psichiatria SIP si è attivata con molteplici iniziative per non far sentire soli i propri pazienti. Durante il lockdown, solo il 14% degli ambulatori è rimasto chiuso e il 25% ha avuto un orario ridotto, mentre il 75% delle visite è stato fatto da remoto.

“Questa sostanziale non chiusura e la tecnologia hanno permesso ai pazienti di continuare i trattamenti sia di tipo farmacologico che di supporto psicoterapeutico – ha spiegato Enrico Zanalda, Presidente SIP – Società Italiana di Psichiatria – Molti di questi strumenti hanno rivelato tutta la loro efficacia. L’auspicio è che la telemedicina sia implementata nella routine clinica anche in carenza di epidemia covid. I pazienti, da parte loro, hanno risposto abbastanza bene: coloro che hanno difficoltà nelle relazioni sociali si sono adeguati meglio; quelli con difficoltà a rimanere in casa faticavano a rispettare la non uscita, tanto che dal 4 maggio non siamo più riusciti a contenerli”.

Tuttavia, specifica Zanda, durante il lockdown c’è stato un aumento di richieste per ansia, per paura del contagio, timore di uscire o di rimanere isolati. Con la Fase 2 e la Fase 3, depressione e ansia si legano invece alla crisi economica che molte persone hanno sofferto ed alla paura che nei prossimi mesi possa esserci un peggioramento della situazione economica.

I timori principali, sottolinea il presidente della SIP, manifesteranno proprio con l’estate e sul finire della stessa, quando alcune persone capiranno che le loro attività non potrà ripartire.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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