Mense scolastiche, Save The Children: pochi i bambini che hanno accesso al servizio

Mense scolastiche, Save The Children: pochi i bambini che hanno accesso al servizio (foto Pixabay)

In Italia poco più di un bambino su due ha accesso alla mensa scolastica, ossia il 55,2% degli alunni della scuola primaria. Rilevanti le differenze territoriali: si passa infatti dai valori compresi tra il 6% e l’8% nelle province di Palermo, Ragusa e Siracusa, al 96% di Firenze. È quanto emerge dal Policy Paper “Mense scolastiche: un servizio essenziale per ridurre le disuguaglianze, uno studio condotto da Save The Children, insieme all’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani.

“Sono ancora troppo pochi le bambine e i bambini che in Italia usufruiscono di mensa e tempo pieno a scuola e con forti differenze territoriali – spiega Save The Children. – Il servizio mensa nelle scuole è essenziale per garantire agli studenti, soprattutto quelli in condizioni di maggior bisogno, il consumo di almeno un pasto sano ed equilibrato al giorno, come previsto dal Piano di azione nazionale per l’attuazione della Garanzia europea per l’Infanzia”.

Mense scolastiche e tempo pieno, la situazione in Italia

In Italia nel 2022 il 13,4% dei minori, pari a circa 1,27 milioni, con un picco del 15,9% nel Mezzogiorno, viveva in condizioni di povertà assoluta e quelli che si trovano in condizioni di povertà estrema sono l’1,7%, secondo recenti stime della Banca Mondiale e dell’Unicef. Inoltre, il 27% dei minori nel nostro Paese è in sovrappeso o obeso (con valori che superano il 20% in molte regioni del Sud) e un bambino su 20 vive in povertà alimentare, cioè senza un pasto proteico al giorno.

Da queste premesse parte l’analisi di Save The Children: “il tempo pieno – spiega l’Organizzazione – è uno strumento fondamentale per combattere la dispersione scolastica e comporta un aumento dell’offerta formativa che genera benefici sia per gli studenti, accrescendone le possibilità di risultati scolastici migliori, sia per i genitori, con effetti positivi in particolare sull’occupazione femminile”.

In Italia, il tasso di abbandono scolastico è all’11,5%, con le percentuali più alte in Sicilia (18,8%), Campania (16,1%) e Sardegna (14,7%), mentre la media europea si attesta al 9,6%. Secondo Save The Children, è quindi prioritario riconoscere la mensa come un servizio essenziale anche per contrastare la povertà assoluta e l’abbandono scolastico, che riguardano rispettivamente il 13,4% e l’11,5% dei minori del nostro Paese.

Quanto costerebbe la mensa gratuita?

Il dossier “Mense scolastiche: un servizio essenziale per ridurre le disuguaglianze” contiene una stima di quanto costerebbe rendere gratuita la mensa scolastica per gli alunni della scuola primaria, formulata partendo dall’attuale frequenza del servizio nei diversi Comuni e dai costi rilevati dall’ultimo report di Cittadinanzattiva.

Offrire il servizio gratuitamente al 10% degli alunni delle scuole primarie comporterebbe una spesa di bilancio a livello nazionale di circa 243 milioni di euro l’anno, di 486 milioni circa per il 20%, 730 milioni circa per il 30%, poco più 1,2 miliardi per la metà dei bambini, mentre fornire la mensa gratuita a tutti gli alunni delle primarie avrebbe un costo di circa 2,4 miliardi.

Mense scolastiche, le proposte di Save The Children

Save The Children lancia, quindi, alcune proposte in materia di mense scolastiche: in primo luogo rendere l’offerta di un pasto sano al giorno un servizio pubblico essenziale, per il quale stabilire uno specifico LEP (livello essenziale delle prestazioni), in accordo con quanto previsto dal Piano di azione nazionale per l’attuazione della Garanzia Infanzia.

Propone poi di istituire un “Fondo di contrasto alla povertà alimentare a scuola”, con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2024, 2,5 milioni per il 2025 e 3 milioni a partire dal 2026, da destinare ai Comuni che utilizzano una quota di bilancio per consentire l’accesso alla mensa agli studenti e alle studentesse della scuola primaria appartenenti a famiglie che, a causa di condizioni oggettive di impoverimento, non riescono a provvedere al pagamento delle rette.

Il terzo passo sarebbe quello di aumentare le risorse destinate al Fondo di solidarietà comunale di 45 milioni di euro per il 2024, per garantire, tenuto conto dell’inflazione stimata, l’accesso gratuito all’1,7% della popolazione scolastica delle scuole primarie; di 107 milioni nel 2025 per l’accesso gratuito per il 4% della popolazione scolastica delle scuole primarie, di 219 milioni nel 2026 per accesso gratuito per l’8% della popolazione scolastica delle scuole primarie e progressivamente, ogni anno, fino a raggiungere la cifra di 1,48 miliardi nel 2030 per garantire l’accesso gratuito al 50% degli alunni delle scuole primarie.

Infine, Save The Children ritiene necessario garantire soglie di esenzione, tariffe minime e massime uniformi su tutto il territorio nazionale da applicare a tutte le famiglie, residenti e non, secondo il principio di contribuzione progressiva sulla base dell’ISEE.


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