oneri di riscossione

Una vittoria che è riuscita ad andare oltre le aspettative, dalla  sezione Emilia-Romagna dell’Associazione Konsumer. La Corte d’appello di Roma ha finalmente messo il punto finale alla vicenda dell’uomo di 79 anni di Viterbo che, nel 2000, era stato indotto in banca ad investire € 62.155,77 in obbligazioni argentine, rivelatesi presto un pessimo investimento.

La causa è stata portata avanti dagli eredi dell’uomo, ormai deceduto, che hanno deciso di affidarsi all’Associazione Consumeristica Konsumer.

I fatti

La vicenda ebbe inizio nell’aprile del 2000, quando l’Istituto bancario consiglio a quest’uomo sulla soglia degli 80 anni di investire buona parte del suo capitale in obbligazioni emesse dallo Stato argentino, che, come è ampiamente noto, di lì a poco sarebbe finito in default.

Nel dicembre 2008, dopo che l’Argentina aveva sospeso il pagamento dei propri debiti, l’uomo ha denunciato quanto accaduto, portando la vicenda all’attenzione del Tribunale di Viterbo, la città dove al tempo risiedeva, ma non riuscì a vedere la fine della causa, poiché morì poco dopo.

Essendo risultato soccombente con pesanti spese di lite da pagare, i suoi figli ed eredi si sono rivolti all’avvocato Giovanni Franchi di Konsumer, il quale ha proposto appello contro quella decisione, che riteneva profondamente ingiusta e lesiva dei diritti dei consumatori.

 

Risparmio tradito, sentenza storica per Konsumer
Risparmio tradito, sentenza storica per Konsumer

La sentenza della Corte di Roma

La Corte d’appello di Roma, con sentenza pubblicata il 19 settembre 2019, ha finalmente accolto il gravame e condannato l’istituto di credito al risarcimento dei danni, quantificati in complessivi € 91.275,31, importo che consente alla famiglia dell’uomo di riavere indietro non solo il denaro investito, ma anche il mancato guadagno.

La quantificazione di tale somma, infatti, deriva dall’importo investito di € 62.155,77, detratti € 7.556,25 di cedole percepite nel corso del rapporto, oltre rivalutazione monetaria, calcolata dal default di quello Stato in datata 3 dicembre 2001, così da arrivare ad € 71.0987,5 ed interessi compensativi per € 20.187,31.

 

La soddisfazione dell’associazione

“Si tratta di una sentenza clamorosa – Commenta l’Avvocato Franchi – non tanto per il suo esito relativamente alla pericolosità di quei titoli, ma soprattutto per la somma liquidata, di gran lunga superiore al capitale versato, così da rendere la causa un vero e proprio investimento. È, infatti, la prima volta che siano stati riconosciuti gli interessi compensativi, ossia quegli interessi, la percentuale dei quali deve essere determinata equitativamente, corrispondenti al danno che si presume essere derivato dall’impossibilità di disporre tempestivamente della somma dovuta e di impiegarla in maniera remunerativa. Non era mai accaduto che al risparmiatore sia stato liquidato il danno derivante dal non aver potuto utilizzare quei mezzi in altri investimenti.”

Soddisfatto anche il presidente di Konsumer nazionale Fabrizio Premuti, che afferma “Le banche devono sapere che se non rimborsano i clienti per l’acquisto di titoli di imprese finite in fallimento o analoghe procedure concorsuali, verranno condannate a versare somme ben più cospicue dell’investimento. Finalmente cambiano i rapporti di forza: il cliente danneggiato dovrà essere finalmente temuto dalle banche”.


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