Bambini e rifiuto del cibo, per far mangiare più frutta e verdura meglio coinvolgerli in cucina (fonte immagine: Pixabay)

Bambini e rifiuto del cibo, per far mangiare più frutta e verdura meglio coinvolgerli in cucina

Studio CREA su abitudini alimentari dei bambini in pandemia: il coinvolgimento nella preparazione del cibo e l’aumento dei pasti consumati in famiglia sono strategie efficaci per far mangiare più frutta e verdura e fronteggiare la “neofobia alimentare”, il rifiuto di provare alimenti non familiari

Il coinvolgimento nella preparazione del cibo e l’aumento dei pasti consumati in famiglia si rivelano strategie efficaci per far mangiare più frutta e verdura ai bambini e fronteggiare la “neofobia alimentare”, il rifiuto di provare alimenti non familiari e nuovi sapori. Dunque coinvolgere i figli piccoli nella preparazione dei pasti in modo giocoso e collaborativo li può convincere a consumare più frutta e verdura e limita le forme estreme di rifiuto selettivo del cibo.

È la principale conclusione cui giunge uno studio del CREA Alimenti e Nutrizione sui comportamenti alimentari infantili durante e dopo la pandemia, pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition – The impact of COVID-19 pandemic on food habits and neophobia in children in the framework of the family context and parents’ behaviors: A study in an Italian central region.

L’indagine è stata fatta su un campione di 99 bambini in età scolare (tra i 6 e gli 11 anni) della regione Lazio, ma rappresentativo anche a livello nazionale, per esaminare i cambiamenti delle abitudini nutrizionali nel corso e nel post pandemia da Covid-19 e l’eventuale impatto sui fenomeni di ripudio di cibi specifici.

Pandemia e alimentazione dei bambini

Durante la pandemia, spiega una nota del CREA, «la convivenza forzata determinata dal lockdown ha prodotto l’aumento del numero dei pasti consumati in famiglia. Inoltre, nel periodo di convivenza forzata la condivisione dei pasti si è associata alla scelta di verdure e legumi: circa il 95% dei bambini che ha consumato maggiormente questi alimenti, infatti, aveva effettuato entrambi i pasti principali nel nucleo familiare e nel 35% dei casi è risultato che ne mangiavano di più rispetto a quanto accadeva nel periodo pre-pandemico».

«Una delle cause del basso consumo di frutta e verdura nei bambini potrebbe essere la neofobia alimentare – spiega Umberto Scognamiglio, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione che ha coordinato lo studio – definita come la riluttanza a mangiare cibi nuovi o sconosciuti: un comportamento molto comune tra i bambini con un ben definito esordio ed evoluzione. Il nostro studio dimostra come le strategie educative adottate dal genitore al momento del pasto possano influenzare in modo determinante le abitudini alimentari e il livello di neofobia del bambino».

Nello studio emerge che «il livello di neofobia non è stato influenzato dal periodo pandemico e, globalmente, i bambini valutati non hanno registrato un aumento del rifiuto di alimenti selezionati». Coerentemente, i genitori non hanno percepito difficoltà nel gestire il rifiuto del cibo da parte del figlio, e quindi le pratiche di alimentazione non sono state coercitive, ma basate sul dialogo o sull’espediente di preparare cibi più appetibili per i bambini.

«Per la maggior parte dei bambini valutati, – spiega lo studio – le abitudini alimentari non sono cambiate rispetto al periodo pre-pandemia, con un sottogruppo che ha migliorato le proprie abitudini alimentari sulla base dell’effetto di un maggiore coinvolgimento nella preparazione del cibo e di una maggiore frequenza dei pasti in famiglia. Questo studio, anche con la dimensione limitata del campione, conferma l’efficacia di queste strategie come strumenti per aumentare il consumo di verdure e mitigare la neofobia alimentare».

Abitudini e neofobia alimentare

Quali i dati più nel dettaglio? Per gran parte del campione (97%), il rifiuto selettivo del cibo non è cambiato durante il periodo della pandemia. Circa il 70% dei partecipanti non ha mutato le proprie abitudini alimentari, con alcune eccezioni che hanno riguardato alcuni sottogruppi che hanno riportato un aumento del consumo di frutta (22,2%), verdura (19,2%) e legumi (21,2%).

Con le restrizioni ai movimenti, è stato rilevante l’impatto della pandemia sulla sedentarietà, che è passata dal 25,3 al 70,7%.

La neofobia, dice ancora la ricerca, non è stata associata allo stato ponderale dei bambini, anche se nei bambini normopeso è stata riscontrata una più alta prevalenza di neofobia di livello intermedio.

«È stato interessante notare come durante l’isolamento sociale, il 39,4% dei bambini studiati sono stati coinvolti nella preparazione dei pasti e come sia aumentata la percentuale che ha condiviso tutti i pasti con la famiglia (32,3% vs. 78,8%)».

Il dialogo e la preparazione del cibo in modo più apprezzabile per il bambino, dunque un comportamento dei genitori non coercitivo, sono stati associati a un basso livello di neofobia.

«Al contrario, l’unica strategia associata al livello di neofobia è stata la disapprovazione mostrata dal genitore, a cui, infatti, corrisponde nel proprio figlio un livello intermedio o alto di ripudio di cibi».


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