Etichettatura, proposte Adoc: bandiera del paese d’origine e stop al semaforo
Dalle rinnovate polemiche sull’etichetta a semaforo a quelle che hanno investito la decisione del Parlamento europeo di permettere l’importazione di olio d’oliva extra vergine tunisino “duty-free”, si rinnovano le richieste di chiarezza e trasparenza sull’etichettatura degli alimenti. Come garantire un’adeguata informazione ai consumatori? Dall’Adoc arrivano una serie di proposte che comprendono l’indicazione in etichetta della bandiera dello stato di origine dei principali ingredienti (con gli standard di sicurezza in uso nelle banconote), l’abolizione dell’etichettatura a semaforo adottata nel Regno Unito – “penalizza i prodotti italiani e di altri paesi europei con perdite nelle quote di mercato, soprattutto per le produzioni più piccole, locali e tradizionali, e in particolare per i prodotti d’eccellenza Made in Italy come l’olio extra vergine e il Parmigiano Reggiano DOP” – e l’indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento per i prodotti alimentari. Questa indicazione è stata abolita dal regolamento europeo 1169/2011 in materia di etichettatura degli alimenti ed è in procinto di essere reintrodotta nel nostro Paese per gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano.
Nel dettaglio, l’Adoc evidenzia quattro punti chiave per migliorare e rendere ancora più trasparenti le informazioni sui prodotti alimentari per i consumatori, in modo da garantire la loro salute e tutelare i prodotti locali. “Non siamo contrari all’ingresso dell’olio tunisino, ma siamo preoccupati dalla poca trasparenza sull’utilizzo e sulla distribuzione dello stesso – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – dato che ha un costo pari alla metà di un’extra vergine Dop italiano, temiamo che venga utilizzato e proposto in modo ingannevole ai consumatori. Per ovviare a questa carenza di trasparenza, come Adoc proponiamo l’utilizzo obbligatorio in etichetta, per tutti gli alimenti, di un’icona rappresentante la bandiera dello Stato d’origine dei principali ingredienti utilizzati nella composizione dell’alimento destinato alla vendita, un pittogramma, dotato degli stessi standard anti-frode utilizzati sulle banconote, che sarebbe in grado di aumentare la consapevolezza dei consumatori sull’origine del prodotto che intendono acquistare, tutelando al contempo il Made in Italy e le produzioni locali”.
Dall’associazione arrivano poi altre tre indicazioni. “Proponiamo anche l’introduzione di un Codice QR che rimandi a pagine informative, vigilate dal Ministero della Salute, dal Mipaaf e dall’Iss, esplicanti l’origine di tutti gli ingredienti utilizzati nella produzione – prosegue il presidente Adoc – Inoltre sosteniamo il Ministro Martina nella battaglia al fine di abolire la “etichettatura a semaforo” adottata in Gran Bretagna, basata su un sistema nutrizionale fuorviante per i consumatori e penalizzante le eccellenze nostrane. Infine chiediamo il ritorno in etichetta dell’indicazione dello stabilimento di produzione per tutti gli alimenti presenti nel mercato europeo. Indicazione abolita dal regolamento europeo 1169/2011 e in procinto di essere reintrodotta in Italia ma solo per gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano. Riteniamo sia un’indicazione essenziale per la tracciabilità e la sicurezza degli alimenti, che non può mancare in etichettatura”.

