Tutela dell'ambiente, il ruolo dell'agricoltura biologica

Tutela dell'ambiente, il ruolo dell'agricoltura biologica (Fonte immagine: PIxabay)

Solo una Terra” è il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2022. Con l’occasione FederBio sottolinea il ruolo fondamentale dell’agricoltura biologica nella protezione degli ecosistemi e dell’ambiente.

Tutela dell’ambiente, il ruolo dell’agricoltura biologica

Basata sui principi del benessere, dell’ecologia, dell’equità e della precauzione, l’agricoltura biologica assicura la protezione e l’incremento della fertilità dei suoli – spiega Federbio – e rappresenta un modello di economia circolare che limita gli sprechi e valorizza i sottoprodotti per produrre nuovo valore.

“I dati dell’overshoot day, il giorno in cui si sono esaurite le risorse naturali disponibili per il resto del 2022, che quest’anno è stato collocato in maniera preoccupante a metà maggio, evidenziano come siamo in forte debito verso le risorse naturali del Pianeta. Questo indicatore, che misura l’impatto delle attività umane sulla natura, sta lanciando evidenti segnali d’allarme. Le risorse naturali sono limitate è quindi fondamentale vivere in mondo più sostenibile”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio.

L’agricoltura biologica è un sistema di produzione che difende la fertilità del suolo – ha sottolineato – tutela la biodiversità e la salute degli habitat e delle persone. Contribuisce inoltre a contrastare il cambiamento climatico, favorendo contemporaneamente l’economia circolare, per garantire il futuro delle giovani generazioni”.

 

Agricoltura biologica e tutela dell'ambiente

 

Il primo seme di grano duro da una ricerca sull’agricoltura bio

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, anche Natura Sì affronta il tema dell’agricoltura biologica e presenta la prima varietà di grano duro per il bio, nata dall’incrocio di varietà di frumento delle aree del Mediterraneo. La ricerca è partita nel 2016, ripresa poi dalla Fondazione Seminare il Futuro e dal Centro di ricerca agro-ambientale dell’Università di Pisa, dove sono stati realizzati incroci impiegando varietà moderne e antiche.

Negli ultimi 100 anni, secondo la FAO, sono scomparse dai campi tre specie coltivate su quattro, una conseguenza della crisi ambientale ed anche un rischio per l’agricoltura. Inoltre, i semi delle piante alimentari provengono per il 60% da sole quattro grandi aziende, e questi semi sono selezionati per l’agricoltura intensiva, alimentata dalla chimica di sintesi.

“Abbiamo chiamato ‘Inizio’ questa prima varietà di grano duro adatta all’agricoltura biologica proprio perché solo di un inizio si tratta. Il processo di selezione sta andando avanti per arrivare ad ottenere anche altre varietà con le caratteristiche ottimali per chi svolge agricoltura biologica – spiega Federica Bigongiali, direttrice della Fondazione Seminare il Futuro. – Il biologico ha bisogno di piante con radici ramificate e profonde, in grado di andare a cercare il nutrimento che non viene fornito in forma immediata dai fertilizzanti chimici di sintesi. E abbiamo bisogno di varietà che crescano in altezza, per contrastare lo sviluppo di erbe infestanti, dato che il bio non utilizza diserbanti chimici”.

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